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“Cantone chi?”: di Marco Travaglio

renzi-e-cantone-727606(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)Sono due anni che, appena un uomo del Pd finisce nei guai con la giustizia o sbaglia cravatta, Renzi e i suoi replicanti buttano la palla in tribuna sempre con la stessa litania: “Noi siamo quelli che hanno nominato Cantone all’Anticorruzione, commissariato il Mose, aumentato le pene per corruzione e voto di scambio, rimesso il falso in bilancio…”. Raffaele Cantone, magistrato di valore e persona perbene, è diventato suo malgrado il refugium peccatorum dei renziani: la foglia di fico di tutte le loro magagne, gravi o veniali che siano – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 16 settembre 2016, dal titolo “Cantone chi?” –. Anziché rispondere sul merito, i Renzi Boys zittiscono tutti col nome “Cantone”. “E – come diceva Peppino De Filippo – ho detto tutto”. O, come lo spot del celebre confetto Falqui, “Cantone, basta la parola”. Non c’è carica, istituzionale e non, a cui qualcuno non proponga la sua candidatura (titolo prestampato sui giornaloni: “Spunta Cantone”). Non c’è vicenda penale, civile o amministrativa in cui non si apprenda che “indaga Cantone”. Non c’è argomento dello scibile umano su cui il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione non venga interpellato come la Pizia di Delfi: dalla formazione del Napoli alla finalissima di Miss Italia, dalla serie Gomorra alle Olimpiadi di Roma 2024. Le sue opinioni diventano subito oracoli, assiomi, ipse dixit, dogmi di fede. Quel che dice il Papa si può discutere, quel che dice Cantone no. E chi dissente, peste lo colga.

Noi ci siamo permessi talvolta di dissentire, quando ci è parso giusto: un conto sono le sue opinioni personali, di per sé discutibili, un altro sono le delibere che per legge esprime nell’esercizio delle funzioni di presidente Anac: quelle, per opinabili che siano, vanno recepite ed eseguite senza discutere. Per esempio sui contratti della Pubblica amministrazione che, diversamente dalla formazione del Napoli o da Roma 2024, sono di squisita competenza dell’Anac. Questa stipula protocolli e piani anticorruzione con le varie società e gli enti pubblici, che poi sono tenuti a rispettarli. Per prevenire la corruzione, infatti, è fondamentale verificare che chi distribuisce posti e prebende con soldi pubblici lo faccia con imparzialità: le tangenti non si pagano solo in contanti, ma anche in natura. E per molti, con questi chiari di luna, un posto pubblico ben pagato è molto più appetitoso di una mazzetta. Anche perché è come il diamante: è per sempre. Per questo a fine agosto Virginia Raggi interpella l’Anac sul contestatissimo contratto di ingaggio della capogabinetto Carla Raineri, su cui la giurisprudenza è contraddittoria. (…)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi

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