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Guardia Sanframondi: “Il sindaco Panza e la presunzione d’innocenza”

panza_florianoOgni tanto, in questo paese, anche la politica riesce ancora a regalarci momenti di autentica commozione. Il comunicato, apparso nei giorni scorsi (con appena 7 mesi di ritardo ), sui motivi della rinuncia a costituirsi parte lesa nel processo denominato “sistema 10%” da parte del comune di Guardia, è uno di questi. Sia detto per inciso, se i politici si giudicassero dai loro comunicati stampa, il sindaco Panza sarebbe un politico perfetto. Anche se, viene sempre da domandarsi: “Ma chi glieli scrive i testi a questo?”. «Possiamo assicurare di non essere restati con le mani in mano e, trattandosi di argomenti dalle notevoli sfaccettature giuridiche ed umane, abbiamo evitato, come eviteremo, un inutile clamore che certamente non gioverebbe alla immagine della nostra Comunità». Un perfetto ragionamento lapalissiano, un’affermazione le cui conclusioni appaiono immediatamente ovvie e scontate o troppo inquietanti, e sarebbe quindi del tutto inutile dissertarne.

È inutile, non ce la fa, è più forte di lui. Non gli basta aver interpretato il voto come una cambiale in bianco che trasforma un amministratore pubblico in un boss. Non ce la fa perché odia le regole, specie se servono ad aggirare discussioni, dibattiti, approfondimenti, chiarimenti e spiegazioni. Non ce la fa, e fa orecchie da mercante a una legittima richiesta dell’opposizione e dei cittadini in merito alla mancata costituzione nel processo iniziato in queste ore, una specie di monumento alla disseminazione di denaro pubblico. I cittadini sono quel che sono, ma dovrebbe almeno fingere di rispettarli. Oltretutto sono inoffensivi. E anche se oggi “vogliono” credere in lui e gli perdonano tutto, è più per disperazione che per convinzione. E come se non bastasse dimostra disprezzo per tutto ciò che è controllo dell’operato del pubblico amministratore.

Certo, è molto più facile chiedere pareri giuridici, consultare “fonti qualificatissime e specialistiche” (pagati da noi), che dare risposte. È molto più facile dare, sia pure indirettamente, degli “incompetenti” ai propri concittadini proponendo fantasiose giustificazioni giuridiche, che assumersi le proprie responsabilità politiche e trarre le dovute conclusioni. E non è solo una questione di regole etiche e morali: è il comune sentire della stragrande maggioranza dei cittadini che lo chiede. Per un motivo banale: seppur estraneo (fino a prova contraria) alla vicenda di cui si parla, il dirigente responsabile è stato nominato da lui. Ma bastano gli standard etici e morali comunemente accettati a indurlo a sloggiare ipso facto? La risposta, purtroppo, è no. È da una vita che in Italia si approvano “codici etici” e intanto si ruba come prima più di prima. E la corruzione è ormai considerata una variabile indipendente della politica e dell’economia. E poi, dalle nostre parti non se ne va mai nessuno, nemmeno dopo che i carabinieri gli hanno messo le manette. Anzi, c’è chi, per molto peggio, è diventato onorevole, ministro…

«Va premesso che solo al momento della conclusione del processo avremo una sentenza di condanna o assoluzione, per cui, allo stato dei fatti, il Comune non può che rispettare sia il lavoro degli inquirenti sia la dignità degli inquisiti, i quali solo nel processo avranno la possibilità di potersi difendere». Sia chiaro, qui nessuno si è convertito in tarda età al giustizialismo “manettaro” che vorrebbe “incriminare chiunque” in base ai soliti “sospetti”, “sentito dire”, “odori di fritto”, ma nella vicenda denominata “sistema 10%”, che probabilmente (!!!) tocca anche il nostro Comune, non può prevalere la solita ridicola interpretazione della “presunzione d’innocenza” fino a condanna definitiva, giustificata con il consueto gargarismo del “garantismo”: un principio che vale all’interno dei processi, ma non ha nulla a che vedere con la regola etica che dovrebbe darsi a prescindere la politica. Anche se fosse tutto lecito, non si ritiene che avere avuto un proprio nominato sotto processo crei qualche piccolo “problema di opportunità politica”? Di fiducia nell’istituzione Comune? Conosciamo l’obiezione: è soltanto una quisquilia, un incidente professionale, un’afflizioncella quasi obbligatoria; ma chi poteva mai immaginare che un brillante professionista, da me nominato (e solo in seguito rimosso) a capo di un ufficio centrale per l’ente che ho l’onore di rappresentare, anziché darsi da fare contro l’illegalità, l’avrebbe praticata (come è sospettato di aver fatto)? Forse, in futuro, al posto delle splendide location scelte dalle Città del Vino, al nostro sindaco una visita guidata al Museo Lombroso di Torino, che espone i crani imbottigliati in formalina dei manigoldi più famosi, non guasterebbe. La criminologia fisiognomica sarà pure una teoria superata, ma – visto come siamo conciati   – può ancora servire a riconoscere dalla faccia certi personaggi meglio di un curriculum.

Mi sia consentito, infine, in tema di corruzione, un suggerimento per il sindaco Panza e gli attuali amministratori e per quelli che verranno. Il sindaco di New York Rudolph Giuliani stroncò la corruzione negli appalti comunali, specie nel business dei rifiuti, con un sistema molto semplice: impose agli aspiranti dirigenti comunali e ai manager delle imprese concorrenti alle gare d’appalto di firmare una dichiarazione scritta in cui accettavano di subire intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali a sorpresa. Chi non firmava aveva qualcosa da nascondere, ergo era escluso dall’appalto, dalla carica, da uffici e contratti comunali. Le mazzette scomparvero. Anche in America la presunzione di non colpevolezza è sacra, ma nella Pubblica amministrazione ci si regola diversamente. A mali estremi, si ribalta addirittura l’onere della prova e si chiede a chi maneggia denaro pubblico di dimostrare di essere onesto. Caro sindaco Panza, lei che li conosce bene, sono pazzi questi americani?

Raffaele Pengue

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