Cronaca/Inchieste/Interno/Politica

I terremotati? Qui li hanno già dimenticati

Le tende montate per gli sfollati non tengono la pioggia. Così la protezione civile ha dovuto coprirle con teloni di nylon che però non lasciano passare l’aria. Per consolarli li porteranno dal Papa, a patto che si paghino il pasto

terremoto(Franco Bechis – Libero Quotidiano) – Non ci sono più i carabinieri che nelle prime settimane dopo la scossa fermavano sulla Salaria, lasciando salire ad Arquata del Tronto solo chi era autorizzato a farlo. Al paese marchigiano distrutto dal terremoto del 24 agosto scorso si arriva facile ora, fino ai bordi della tendopoli che accoglie ancora i poco meno di 200 senza tetto che non mollano, e lì vogliono restare a tutti i costi. Ecco le tende blu che si vedono già dalla strada. C’è qualcosa di diverso da quelle che ho visto i primi giorni. Ecco sì, sembrano imprigionate in larghi teli di nylon trasparente. Mi avevano detto che qui aveva fatto visita Vittorio Sgarbi, fra i pochi riusciti a salire in mezzo alle macerie del paese vecchio sul cucuzzolo della montagna. A vedere la tendopoli sembra invece sia venuto Christo, l’artista americano di origine bulgara specializzato nell’impacchettare monumenti e luoghi naturali. Ma quel nylon non è opera sua, e ci vuole poco a capirne la funzione, perché gli abitanti della tendopoli che ho conosciuto nelle prime tragiche ore dopo il terremoto corrono subito a spiegarmi e a lamentarsi: per loro è uno dei problemi principali. Il nylon è stato messo sulle tende quando sono cadute le prime piogge abbondanti. Solo lì è apparso evidente che il telo di quelle abitazioni di fortuna arrivate dai depositi della protezione civile non era impermeabile. A cosa servano tende che non resistono a un temporale, forse solo il gran capo della protezione civile Fabrizio Curcio lo sa. Fatto sta che sono arrivate ad Arquata, e siccome pioveva dentro e i rifugi si allagavano, non c’è stata altra possibilità che ingabbiarle in quei grandi sacchi di plastica trasparente. Ora resistono ai temporali, che comunque rendono assai difficile muoversi nel fango della tendopoli. Però diventano una trappola infernale appena appare un raggio di sole: la temperatura sale, il nylon non fa passare aria e traspirare le tende, e al loro interno in una bella giornata già all’alba si soffoca. Bisogna fuggirne fuori. Oppure trovare soluzioni alternative alla tendopoli, come sta avvenendo con rapidità ad Amatrice. Ma qui non si fa un passo.

GLI APPELLI

Sembrano due mondi diversi, Amatrice e i paesi delle Marche distrutti dal terremoto. Lì nel reatino risolve tutto Sergio Pirozzi, il sindaco che gli italiani hanno imparato a conoscere nelle prime ore del disastro. Ogni giorno il Pirozzi inizia la sua battaglia, chiama lì prelati e uomini politici, non molla la presa sul presidente della Regione, Nicola Zingaretti, né sui vertici della protezione civile o sul commissario alla ricostruzione Vasco Errani. Se ha bisogna di qualcosa, parte in quarta e stressa tutti fino a quando non la ottiene. Nicchiano? Lui chiama radio, tv e stampa, e lancia il caso.  Ad Arquata e snapshot782Pescara del Tronto la musica è assai diversa. Qui hanno pochi santi in Paradiso, e i terremotati sono ormai abbandonati a se stessi. Un sindaco c’è, e sembra una brava persona, giovialone. Ma ha la sua età e non ha né il carattere né l’energia del Pirozzi. Si chiama Aleandro Petrucci, ha un lungo passato da socialista, assai legato a Bettino Craxi che andò a trovare ad Hammamet negli ultimi suoigiorni. Mi saluta festoso: «È venuto a trovarci di nuovo?». Sta seguendo a modo suo i passi del Pirozzi, perché indossa una felpa che chiama solidarietà ad Arquata. A Petrucci luccicano gli occhi quando mi dà quella che per lui deve essere una gran notizia: «Lo sa chi viene qui per il 24, a un mese dal terremoto?». Scuoto la testa, anche se immagino la risposta. E ci azzecco: «Ilpresidente Boldrini!», gongola il sindaco di Arquata. Lo deludo, perché dalla mia smorfia comprende che mi attendevo ben altre notizie. Poco prima avevo parlato con i volontari del campo che mi raccontavano la determinazione della gente a restare lì, e la necessità di trovare soluzioni abitative più dignitose per l’inverno. Forse hanno trovato due alberghi poco lontano, che si prestano ad accogliere buona parte degli sfollati. Forse qualche seconda casa che ha ottenuto l’agibilità. Ma – dicono i volontari – «bisogna che qualcuno si prenda la responsabilità di parlare alla gente e convincerla, perché qui si può restare al massimo tre settimane». E chi deve parlare ai terremotati? «Il sindaco», rispondono all’unisono i volontari. E allora chiediamo al sindaco: «Ha spiegato ai suoi cittadini che devono lasciare presto le tende?». Scuote la testa e allarga le braccia:«E come si fa?…». E gli alberghi? Uno dei due è al centro di una contesa con la coop che lo gestiva, e Petrucci avverte, «non ha ancora l’abitabilità». L’altro, spiega il sindaco, è oggetto di un braccio di ferro con il proprietario che non vuole gestirlo con i terremotati.

IL VATICANO

Le istituzioni vengono in visita, ma sembrano assenti nella vita di tutti i giorni. Si danno un gran da fare i volontari. È tornato il bravo coordinatore anconetano della protezione civile dei primi giorni, e si è riusciti a fare ripartire la scuola per 70-80 ragazzi. Non è bella come quella di Amatrice. Ma almeno è un luogo dove non perdere il tempo. Tutto il resto è affidato o al caso o ai volontari. Un foglietto appeso al tendone comune informa che è stato organizzato un pellegrinaggio ascolano a Roma per l’udienza di mercoledì 28 dal Papa con partenza e ritorno in giornata. Avvisa: «Il viaggio è gratuito, ma con pranzo al sacco a carico dei partecipanti». Grottesco, perché qui ovviamente la gente non ha soldi né pane né companatico. Anche avesse qualche spiccio, non potrebbe comprare nulla perché non c’è un solo esercizio commerciale sopravvissuto alle scosse. O il pranzo al sacco verrà offerto, o dovranno digiunare. Nel tendone un clown attempatello cerca di intrattenere i bambini. È lo spettacolo del giorno che passa il campo: il tendone è affollato, bimbi in prima fila e adulti dietro. Il clown infila freddure su freddure. Una sulla vagina. Una sulla “via anale”. I bimbi per fortuna non capiscono, gli adulti sembrano imbarazzati. Arriva poi un frate e prende il microfono, inventandosi qualche gioco più adatto ai piccolini…

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...