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L’ennesima beffa: su 130mila sbancati, Etruria ne rifonde 30

Brutta sorpresa per i quasi 13 mila obbligazionisti coinvolti nei crac bancari: non hanno diritto all’80% del capitale se l’istituto non era la controparte diretta dell’acquisto. Mancano ancora le regole per l’arbitrato

boschi-etruria-795451(F.Bechis – Libero Quotidiano) – A dieci mesi dal decreto di risoluzione per Banca Etruria e altri tre istituti di credito nessuno dei 12.450 obbligazionisti subordinati che con un tratto di penna hanno visto cancellare dal governo tutti i loro risparmi ha ancora visto un centesimo di rimborso. Secondo il ruolino di marcia entro fine settembre avrebbero dovuto essere rimborsati tutti i risparmiatori del primo gruppo (i 7.500) e avrebbero dovuto essere avviati anche gli arbitrati. Confortati dalle informazioni ufficiali sulle procedure almeno un migliaio di risparmiatori del primo gruppo hanno iniziato a presentare fiduciosi le loro domande di rimborso. Ma mentre loro speravano, il Fondo interbancario di tutela dei depositi che dovrebbe pagare per legge quei rimborsi, ha fornito una interpretazione restrittiva delle norme del governo e su questa base ha respinto più del 99% delle domande di rimborso avanzate per incompletezza della documentazione presentata. Una doccia fredda per i risparmiatori che ora hanno 40 giorni di tempo per rifare la domanda allegando il documento richiesto, altrimenti decadranno dal diritto al rimborso diretto. La nuova tagliola nasce dalla decisione del Fondo di escludere dal rimborso non solo chi non ha comprato le obbligazioni in quelle quattro banche, ma anche chi le ha acquistate a uno dei loro sportelli firmando un contratto che non aveva gli istituti in contropartita diretta, perché i titoli erano già trattati sul mercato secondario.

AMARA SORPRESA

Questa nuova e imprevista tagliola – che non era scritta nel decreto del governo – chiude le speranze a quasi 3 mila risparmiatori, che non saranno ammessi al rimborso forfettario dell’80%, riservato alla fine a una platea teorica di 4 mila risparmiatori sui 12.450 iniziali. Solo un terzo dunque che può sperare di passare questa corsa ad ostacoli, salvo contestazioni su errori o incompletezza delle loro domande in grado di assottigliare ancora di più questa platea. Diventa quindi inutile e perfino grottesca la mossa fatta dal governo ad aprile di abolire il tetto massimo di 100 milioni di euro da destinare ai risparmiatori che ne hanno diritto, perché con queste regole non si arriverà nemmeno a quella cifra. Dopo 10 mesi dunque nemmeno un risparmiatore risarcito dopo essere stato truffato dalla banca e dopo avere perso tutto non per colpa sua, ma per decisione del governo di Matteo Renzi che ha applicato parzialmente solo a questa categoria di risparmiatori un mese e mezzo prima della sua entrata in vigore la direttiva europea sul bail in. Dopo 10 mesi in questo momento grazie al grande caos di leggi, decreti, regolamenti e interpretazioni finali, solo 30 domande di rimborso sono state ritenute ammissibili e inizieranno dalla prossima settimana la procedura per riavere parzialmente quello che hanno perso. Ma non basta. C’è ancora un altro buco lasciato dall’esecutivo che dopo avere spiegato in conferenze stampa di avere riparato al torto, ha completamente abbandonato a se stessi questi risparmiatori.

REGOLE DIMENTICATE

Gli esclusi dalle procedure di rimborso diretto infatti avrebbero ancora una speranza di fare valere le proprie ragioni e riavere indietro una parte del maltolto attraverso il ricorso all’arbitrato. Però nessuno ha stabilito le regole e le modalità di quell’arbitrato, che inizialmente avrebbe dovuto essere affidato all’Anac di Raffaele Cantone. Il decreto Renzi-Padoan infatti rimandava ogni particolare come si è detto a un regolamento sugli arbitrati (che a questo punto interessano i due terzi di quei risparmiatori dal salvadanaio azzerato) che sarebbe stato pubblicato entro il 30 giugno scorso. Quel regolamento non esiste, colpevolmente il ministero dell’Economia si è dimenticato di presentarlo, e 8.500 risparmiatori che lo attendevano oggi non hanno nemmeno la più vaga idea di cosa accadrà a loro e ai loro risparmi di una vita. Non è la sola incertezza in questo momento, e l’associazione vittime del salva-banche ha chiesto ora all’esecutivo da una parte una proroga temporale delle domande di rimborso (vista la confusione interpretativa) almeno pari a quella che il governo si è concessa senza dirlo sulle regole dell’arbitrato. E anche un impegno scritto nero su bianco sulla non tassabilità dei rimborsi corrisposti (finora zero euro, ma si spera ancora), come l’esecutivo aveva promesso. Fidarsi è infatti meraviglioso, ma non fidarsi è più saggio perché al momento nessuna promessa dell’esecutivo è stata mantenuta nei tempi dichiarati. Insieme al nulla ottenuto fin qui, i risparmiatori truffati dalle loro banche continuano a sentirsi insultare anche da membri dell’esecutivo che li dipingono nei salotti tv come speculatori che cercavano di lucrare super-interessi, quindi andando a cercarsi la fine poi trovata. «Volevano guadagnare tanto? Si sono presi rischi alti, anche quello di perdere tutto», ha detto perfino in tv il capo del governo. Non è solo un’offesa a gente che non aveva una vita da raider: pensionati, agricoltori, piccoli commercianti, lavoratori dipendenti. È semplicemente falso, come dimostra la tabella pubblicata qui nella pagina. Tutte le obbligazioni subordinate azzerate dal governo avevano un rendimento inferiore ai Btp di eguale durata emessi dallo Stato negli stessi giorni. Solo due di questi facevano guadagnare di più, ed erano riservate a investitori istituzionali: in un caso banche, nell’altro assicurazioni. Queste sì hanno speculato. La povera gente no: è stata convinta allo sportello che quelle obbligazioni erano sicure, tanto sicure da avere quasi gli stessi rendimenti dei titoli di Stato.

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