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“Chi perde vince”: di Marco Travaglio

renzi-malago-montezemolo(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)Le Olimpiadi, conti alla mano, le vince sempre chi non se le aggiudica. Dunque si può dire senza tema di smentita che ieri Roma, rinunciandovi, ha vinto le Olimpiadi del 2024. Bene ha fatto Virginia Raggi a tener fede alla parola data agli elettori e ad annullare la candidatura che quel buontempone di Marino, pressato da quell’irresponsabile di Renzi e dal quel megalomane di Malagò, aveva presentato due anni fa. Stiamo parlando – è bene che si sappia – soltanto di una candidatura, non della certezza di organizzare i Giochi del 2024: ma già la candidatura comporta soldi pubblici già stanziati e già in parte spesi, senza sapere se alla fine il Cio avrebbe scelto Roma o la temibile concorrente Parigi – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 22 settembre 2016, dal titolo “Chi perde vince” –. Solo che Parigi non è alla canna del gas, mentre Roma non ha più neanche gli occhi per piangere: devastata da Mafia Capitale, da ruberie stratificate e da un debito di 13 miliardi (almeno, perché è ancora tutto da verificare). E soltanto una città che scoppia di salute può permettersi il lusso di un grande evento come quello olimpico che – studio di Oxford alla mano – comporta regolarmente uno sforamento medio del 176% fra budget iniziale e costo finale per le edizioni estive, senza contare le invernali (+720% Montreal, 266 per Barcellona, 324 Lake Placid, 76 Londra, 277 Lillehammer, 181 Grenoble, 118 Sarajevo, 151 Atlanta, 137 Albertville, 90 Sydney, 80 Torino, 51 Rio de Janeiro).

Gli extra-costi non ricadono mai sul Cio, unico soggetto a guadagnarci sempre e comunque, ma sugli Stati e le metropoli ospitanti, i cui cittadini sono costretti ogni volta a sobbarcarsi per venti o trent’anni imposte e balzelli aggiuntivi per assecondare le fregole faraoniche dei governanti. Gli studiosi la chiamano “maledizione del vincitore”: chi vince la candidatura, perde miliardi e va in rovina. Perciò nel 2012 Mario Monti revocò la candidatura di Roma ai Giochi del 2020, avanzata dal geniale Alemanno: “Non sarebbe responsabile – spiegò – prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile sull’Italia per i prossimi anni”. Il debito pubblico era a 1.928 miliardi (127% del Pil) e la disoccupazione al 9,3. Infatti Monti fu subissato di applausi dal Pd (Rosato, Bonaccini, Melandri, Bersani, Gentiloni, Sassoli, Letta e Montino cinguettavano giulivi) e di complimenti dai giornaloni (Corriere, Repubblica, La Stampa, Avvenire, persino il Sole 24 Ore). Ora è peggio di allora: debito pubblico a 2.250 miliardi (132,7% del Pil) e disoccupazione all’11,5%. Ma Pd e giornaloni si sono tutti convertiti ai cinque cerchi. (…)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi

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