Cronaca/Interno/Politica

L’Italia, un paese in ostaggio dell’ossessione di Renzi di perdere il referendum

renzi-smorfie-832382_tn(Ugo Magri per La Stampa) – La Camera si è impegnata a rimettere mano alla legge elettorale, lasciando tuttavia nel vago il «come» e il «quando». Non se ne fa il minimo cenno nella mozione approvata nel pomeriggio con 293 sì e 157 no.

Al momento in Commissione affari costituzionali giacciono una manciata di proposte, e il presidente Mazziotti attende che dai piani altissimi gli diano l’ ok per iniziare perlomeno l’ esame. Ma difficilmente Renzi darà un via libera prima del referendum, ed è facile capire il perché: un conto sarebbe cambiare l’ Italicum da vincitore, altra cosa doverlo fare in ginocchio.

Dunque, in attesa che gli elettori esprimano il loro verdetto, la Camera ha fatto il massimo limitandosi al minimo. Quel minimo, secondo le opposizioni, è già sufficiente a sbugiardare il premier. Che aveva voluto l’ Italicum a tutti i costi, dicono, mettendoci sopra per tre volte il voto di fiducia, e adesso come se nulla fosse si dice pronto a cambiarlo. «Dovrebbe dimettersi», grida il berlusconiano Brunetta. Renzi teme di perdere e cambia le carte in tavola, accusa il grillino Di Battista che riassume il suo discorso con un sintetico «vaffa».

Curiosamente, la minoranza Pd sostiene il rovescio. Invece di contestare a Renzi la giravolta sull’ Italicum, Bersani e Cuperlo gli rimproverano di non volerlo cambiare abbastanza. La mozione, secondo loro, è «acqua fresca». Peggio, una presa in giro.

L’ avrebbero voluta chiara e circostanziata, in linea con la proposta depositata dalla sinistra Pd proprio ieri mattina al Senato: il cosiddetto «Mattarellum 2.0», che come suggerisce il nome si ispira al sistema in vigore dal 1993 al 2005. Per questa ragione 24 deputati della minoranza (ma loro sostengono di essere almeno 10 di più) si sono astenuti dal voto.

Li ha disturbati una voce, messa in circolo dal giro renziano, secondo cui il premier non sarebbe più tanto contrario al «premio di coalizione» che consentirebbe ai partiti di allearsi tra loro (nell’ Italicum è vietato, ciascuno deve correre per proprio conto). La minoranza Pd sospetta che in questo modo Renzi voglia sbarazzarsi di loro e rimpiazzarli con i centristi: quelli di Alfano e gli altri di Verdini. Anche per questo sono in agitazione.

A proposito di Verdini. Notoriamente è grande intenditore di leggi elettorali e l’ Italicum è un po’ figlio suo. Pare si sia rimesso al lavoro per riscriverlo completamente, e abbia in mente una svolta imprevedibile: via il premio di maggioranza e si torni al proporzionale, un po’ come chiedono i Cinquestelle. Sennonché Verdini non lo propone per fare piacere a Grillo. Anzi, esattamente il contrario.

Nella sua testa, il proporzionale dovrebbe gettare le basi di un grande abbraccio tra il Pd renziano e l’ area moderata, da Alfano a Parisi a Berlusconi stesso. Proprio come ai tempi della Prima Repubblica, quando si mettevano tutti all’ ombra della Dc per escludere i comunisti a sinistra e i missini a destra, adesso l’ obiettivo che Verdini suggerisce a Renzi consiste in una «conventio ad excludendum» che tenga lontani i grillini e i leghisti dalle stanze del governo. Sta facendo alcune simulazioni che presenterà a Renzi, col quale si sentono di continuo.

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