Cronaca/Interno

Il Papa attacca i giornalisti

Francesco sostiene che «le chiacchiere sono come il terrorismo» e ignora i volti dei giornalisti televisivi. Poi promette che andrà ad Amatrice «entro la fine di settembre, prima avrei dato fastidio»

papa-francesco10(Franco Bechis – Libero Quotidiano) – Prima notizia: il Papa non conosce i giornalisti, e ancora meno i grandi volti della tv. Lo si è capito ieri quando Francesco ha ricevuto nella sala Clementina il consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti accompagnato da direttori e firme di molte testate nazionali: quasi 500 persone. Alla fine il protocollo prevedeva che il Papa salutasse chi era seduto nei posti riservati delle prime due file della sala. Ma il pontefice non si fa dettare cosa fare dal protocollo. L’ha cambiato e ha deciso di stringere la mano a tutti quelli che avessero voluto farlo, gruppo di bambini accompagnatori compreso. Così il presidente dell’ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, si è messo di fianco al pontefice e gli ha presentato uno a uno in un’ora interminabile i 500 che erano stati ricevuti. Papa, ecco «Enrico Mentana, direttore e conduttore del Tg La7». Il Papa tende la mano e con lo sguardo quasi si scusa: non aveva mai visto Mentana. Figurarsi l’anonimato che ha accompagnato la povera Milena Gabanelli,che perl’occasione speciale si era infilata un paio di scarpine con il tacco di vernice rosa confetto, e probabilmente ha maledetto la scelta quando ha capito che per arrivare dal Papa era necessario salire 7-8 rampe di scaloni vaticani. Francesco non ha riconosciuto né Bianca Berlinguer, né altri volti televisivi che probabilmente immaginavano il contrario.

Con qualche giornalista a dire il vero il Papa si è intrattenuto qualche secondo di più, facendo quattro chiacchiere. È accaduto ad esempio con il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, con quello del Messaggero Virman Cusenza (Francesco si sente molto vescovo di Roma) e con quello dell’Ansa, Luigi Contu. Appena un sorriso al direttore editoriale del Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, il solo fra le firme note del giornalismo ad essersi genuflesso a baciare l’anello.

Se molti volti noti erano invece perfetti sconosciuti per il Papa, un motivo c’è: negli anni Ottanta l’allora Jorge Mario Bergoglio, non ancora vescovo e tanto meno cardinale, fece come fioretto di non vedere più la televisione, che lo distraeva dalle attività pastorali. E ha rispettato negli anni, perfino da Papa, quella promessa. La seconda notizia è arrivata proprio alla fine dell’incontro, appena prima della foto di gruppo che il protocollo ha organizzato. Chi scrive è arrivato a stringere la mano a Francesco per ultimo. Il Papa ormai era stanchissimo, allungava meccanicamente la mano e forse non ascoltava nemmeno la presentazione-lampo che gli faceva Iacopino. «Santità, sono stato ad Amatrice ed Arquata, nelle zone del terremoto», gli ho detto al volo, «guardi che la gente che è lì sta aspettando la sua visita…». Il Papa si è improvvisamente risvegliato, e ha spiegato: «Ma io volevo andare subito i primi giorni. Poi mi sono consultato e ho pensato che avrei rotto le scatole, con i soccorsi che non avevano bisogno di altra confusione. Ma prego sempre per loro, e voglio andare. Ci vado di sicuro entro la fine del mese di settembre». Ecco la notizia: il Papa andrà dai terremotati. E secondo le prime informazioni, ha rifiutato di farlo come i ministri e i politici che sono sfilati in queste settimane: atterrando in elicottero. Vuole andarci in macchina da Roma, ed è un po’ più complicato da organizzare. Ma andrà.

Non ci sono state ovviamente solo strette di mano in quell’incontro con i giornalisti. Francesco che non va tanto per il sottile, ha fatto alla categoria un bello shampoo. Offrendo loro tre regole professionali: «Amare la verità è una cosa fondamentale per tutti, ma specialmente per i giornalisti. Vivere con professionalità, qualcosa che va ben oltre le leggi e i regolamenti. Rispettare la dignità umana, che è molto più difficile di quanto si possa pensare a prima vista». Nel discorso senza troppi giri di parole ha fatto capire che quel che vede dalla stampa non è esattamente così: la verità non è così comune, e il rispetto della dignità altrui assai scarso. Secondo il Papa «nel giornalismo di oggi- un flusso ininterrotto di fatti ed eventi raccontati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana – non è sempre facile arrivare alla verità, o perlomeno avvicinarsi ad essa. Nella vita non è tutto bianco o nero. Anche nel giornalismo, bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti che si è chiamati a raccontare». E ha staffilato la categoria su una certa inclinazione alla diffamazione altrui, usando parole e paragoni pesanti: il parallelo già utilizzato in altre occasioni sulle parole che uccidono come le armi dei terroristi. «Spesso ho parlato», ha ricordato Francesco, «delle chiacchiere come terrorismo, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente». Fa effetto il paragone, ma non è così politico come potrebbe sembrare. È un altro modo di dire quel che è scritto nell’Antico testamento, libro del Siracide: «ne uccide più la lingua della spada». Il Papa ha spiegato: «il giornalismo deve sempre rispettare la dignità della persona. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre».

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