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“Balle: che fare?”: di Marco Travaglio

renzi-smorfie-9-832379(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Sopraffatti da un regimetto basato sulla menzogna e sulla truffa. Soverchiati da una propaganda falsa e bugiarda. Impotenti di fronte a un’“informazione” che ha smarrito dolosamente i fondamentali della sua funzione. Così si sentono molti dei nostri lettori, a giudicare dalle lettere, dalle mail e dai commenti sul web (depurati da quelli dei troll, dei tifosi di partito e dei social pirla) – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 25 settembre 2016, dal titolo “Balle: che fare?” .

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi

Sopraffatti da un regimetto basato sulla menzogna e sulla truffa. Soverchiati da una propaganda falsa e bugiarda. Impotenti di fronte a un ’“informazione” che ha smarrito dolosamente i fondamentali della sua funzione. Così si sentono molti dei nostri lettori, a giudicare dalle lettere, dalle mail e dai commenti sul web (depurati da quelli dei troll, dei tifosi di partito e dei social pirla). Che si concludono quasi sempre con questa domanda: “Che possiamo fare?”. Una domanda in apparenza retorica, che però merita una risposta non rassegnata, anzi attiva e fattiva. Possiamo fare molto, tutti insieme, utilizzando due tra i pochi canali rimasti ancora aperti per far circolare le buone idee e le notizie vere: il nostro giornale, che ha appena compiuto 7 anni in piena salute, e la rete, a cominciare dal nostro sito. E, alla fine di questo articolo, vedremo come. Prima però qualche parola sull ’ultima grande bufala, spacciata per dogma di fede a reti ed edicole unificate e rilanciata ieri da uno specialista del ramo balle: il premier Bomba. “Non si fermano le grandi opere, si fermano i ladri – ha detto il premier a proposito del ritiro della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 da parte della sindaca Virginia Raggi -. Se invece dici ‘no’ e hai paura, preferisci non metterci la faccia, hai sbagliato mestiere. Il fatto di dire che non si fanno le Olimpiadi per timore della corruzione è un’incredibile ammissione di incapacità da parte della dirigenza di quella città. Se hai davanti otto anni, se hai un minimo di credibilità e autorevolezza, tu i ladri li cacci”. A parte il fatto che Renzi non ha mai fermato un solo ladro, anzi se ne circonda volentieri in attesa della condanna in Cassazione, e che gli unici che qualche ladro lo fermano sono le forze dell’ordine e i giudici quando non vengono bloccati dall’immunità parlamentare, è falso il punto di partenza: e cioè che la Raggi oggi e Monti quattro anni fa abbiano rinunciato alla candidatura olimpica “per paura della corruzione”. Questo non l’ha mai detto né Monti né la Raggi. Ed è stupefacente che sulla prima pagina di Caltagirone News, detto anche il Messaggero, il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio sia riuscito a mentire spudoratamente scrivendo più o meno la stessa cosa: “Delle due l’una: o la Raggi ritiene, come par di capire, che sia impossibile operare a Roma senza commettere qualche odioso reato, e allora… doveva promettere di non far niente; oppure si dichiara incapace, lei, di evitare l’illegalità, e allora anche la sua onestà diventa inutile”.

Se Nordio fa il pm come fa l’editorialista e cerca la verità processuale come descrive quella fattuale, molti auguri a chi gli capita a tiro. In realtà il motivo del No alla candidatura olimpica, supportato da studi internazionali inoppugnabili come quello dell’università di Oxford, prima Monti e poi la Raggi l’hanno spiegato chiaramente, e non è il rischio della corruzione. Anche se nessuno ruba un euro, le Olimpiadi sono macchine infernali programmate per arricchire il Cio e indebitare le città e gli Stati che hanno la sfortuna di aggiudicarsele, accollando ai cittadini gli extra-costi (+156% in media nelle edizioni degli ultimi 55 anni) occultati all’inizio e noti solo alla fine, che si traducono in decenni di imposte aggiuntive per gli sventurati residenti nelle città e nei paesi ospitanti. Sulle Olimpiadi di Montreal ’76 nessuno rubò, eppure il preventivo fu sforato del 720%. E così, in varia misura, in tutte le edizioni dell’ultimo mezzo secolo (eccetto quella di Los Angeles, realizzata dai privati). Si dirà: se i 5Stelle sono onesti e oculati, insomma diversi, avrebbero potuto garantire a Roma un’Olimpiade all’insegna del risparmio e dell’onestà. Peccato che il Comune della città ospitante non abbia alcuna voce in capitolo sugli impianti finanziati dal Cio e dal governo. Il ruolo delle amministrazioni locali è quello di realizzare le infrastrutture di collegamento e supporto (sempre taciute nei bilanci preventivi per non spaventare i cittadini) e poi di sobbarcarsi i costi esorbitanti e insostenibili di gestione e manutenzione di quelle cattedrali nel deserto dopo la fine dei Giochi. Costi insostenibili anche per metropoli meno indebitate di Roma (quelle che non hanno 13 miliardi e rotti di buco: cioè tutte).

Ieri il sito lavoce.info ha pubblicato un articolo pieno di dati dei ricercatori Massiani e Ramella, che sbugiarda l’altra obiezione del partito olimpico: quella delle Olimpiadi come volàno per l’economia, il Pil, il turismo e l’occupazione del territorio interessato. Prendiamo i Giochi invernali di Torino 2006, dove nessuno risulta avere rubato. Tra il 2001 e il 2007 il Pil del Piemonte era cresciuto del 6,4%, contro il 9,1 dell’Italia intera. Passata la festa, dal 2008 al 2013, il divario anziché ridursi si allargò vieppiù: l’economia italiana calò dell’8,5% e quella piemontese dell’11,6. Intanto Torino divenne la seconda città più indebitata d’Europa (5 miliardi di buco) e fu costretta a tagliare i servizi e alzare le tasse. Ora naturalmente ci raccontano che, coi Giochi del 2024, Roma sarebbe rinata più bella e più superba che pria. Ma chi ripete questo refrain si basa su una sola analisi: quella non proprio super partes realizzata per conto del Comitato promotore di Malagò e Montezemolo, piena di buchi e incongruenze. Tipo il calcolo 1,7 miliardi del Cio pronti per la Capitale e irrimediabilmente perduti: “questa risorsa non è separabile da un insieme indissociabile di diritti e di obblighi”, che nessuno ha mai calcolato, ma “è difficile accettare l’ipotesi che l’evento possa realizzarsi a costo zero per le finanze della capitale; o, ancora, che spese infrastrutturali, finora non imputate come costo delle Olimpiadi, non verranno successivamente attivate in caso di assegnazione dei Giochi”. Inoltre, proseguono i ricercatori, “eventuali benefici per il turismo sono da relativizzare: Roma è già una destinazione turistica di primissima notorietà”. Visti i precedenti, si può dire che “le analisi dopo l’evento mostrano ricadute occupazionali ed economiche spesso meno favorevoli di quelle prospettate inizialmente, i costi aumentano in modo notevole” e “sarebbero sopportati dalla collettività, non dai promotori”. Sono analisi scientifiche, fondate sui numeri, ma non “bucano” nel Paese della stampa asservita ai palazzinari e della Rai monorenziana. Sta a noi far circolare queste informazioni con tutti i mezzi che abbiamo. Così come sulle balle del Sì al referendum, consacrate addirittura nella truffaldina scheda elettorale.

Come fare? Da lunedì, quando Renzi ci farà la grazia di comunicare finalmente la data del voto, il Fatto Quotidiano dedicherà almeno una pagina alla battaglia per la difesa della Costituzione con interviste, notizie e le infografiche che riassumono i motivi per opporsi alla schiforma Boschi-Verdini. Chi vuole potrà farle conoscere ad amici, colleghi e famigliari ritagliandole, fotocopiandole, scaricandole dal sito e dal pdf per diffonderle ovunque potrà. Anche lasciandole sul tram, sull ’autobus, sulla metro, in treno, in ufficio, al bar, al ristorante, sulle panchine, sui social. Non solo. Trattandosi di una sfida di comunicazione, abbiamo bisogno del vostro talento e della vostra creatività. Sul nostro sito c’è la sezione “Fatto da voi”. Con una procedura molto semplice da lì potrete inviarci i vostri No personalizzati: foto, video, testi, loghi, aforismi, racconti brevi, poesie, vignette, disegni, canzoni, rap e tutto ciò che vi riesce meglio. I lavori più riusciti e originali verranno segnalati nella sezione del sito dedicata al referendum e pubblicati ogni giorno sul giornale nella pagina del No, per rendere “virali” anche quelli.

Alla vigilia del referendum organizzeremo un grande evento per presentare i risultati della vostra creatività e premiare i migliori, con una giuria specializzata. Diamoci da fare. Tutti. Comunque andrà il referendum, potremo dire con orgoglio di avere fatto tutto il possibile per strappare la nostra Costituzione dalle grinfie di questi magliari.

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One thought on ““Balle: che fare?”: di Marco Travaglio

  1. Roma non farà le Olimpiadi perché non può permettersele, le farà dunque un’altra Città di un altro Paese quindi, seppure portatrici di debiti e di varie sventure economiche il futuro continuerà a prevederle. A me personalmente dispiace che Roma ma io intendo l’Italia, abbia rinunciato e se è vero, come molti dicono, che più del debito ha influito la corruzione, la conclusione a cui si va incontro è piuttosto amara: le olimpiadi non si faranno e la corruzione resterà perché verrà meno uno stimolo in più per debellarla. Se va avanti di questo passo la malavita sarà costretta ad organizzarsi i grandi eventi per conto proprio con la garanzia di un sicuro ritorno economico.

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