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Altro che ponte di Messina. L’Italia è un inno all’incompiuto

un Paese di ecomostri con 838 opere a metà. Che ci costano 5 miliardi

deviazioni e lavori sulla A3, autostrada Salerno - Reggio Calabria(di Carmine Gazzanni – lanotiziagiornale.it) – Sono 838. Un numero, questo, che Matteo Renzi dovrebbe fissarsi nella mente. Perché prima di parlare del ponte sullo Stretto di Messina, sono appunto 838 le opere incompiute disseminate lungo tutto lo Stivale. Un inno allo spreco incredibile. Specie se consideriamo che non ci sono soltanto opere mastodontiche (dalla Vela di Calatrava alla Salerno-Reggio Calabria), ma anche una serie di opere infrastrutturali di primaria importanza, come acquedotti, strade, scuole, strutture residenziali.

DA NORD A SUD – Qualche esempio? Andiamo al Nord e precisamente in Veneto. L’idea di creare un collegamento navigabile tra Padova e Venezia – la cosiddetta idrovia – nasce addirittura nel lontano 1963, quando viene approvata una legge tramite la quale si stanziavano i primi fondi (7,6 miliardi delle vecchie lire). Fino al 1990 vengono spesi oltre 47 miliardi. Poi, però, tutto si blocca: l’asse idroviario resta ultimato solo a tratti. E allora si decide – siamo negli anni 2000 – di riprendere in mano il progetto: per completarlo (circa 28 km) sono necessari 461 milioni di euro. Esattamente quanti ne servono oggi, dato che, dopo 16 anni, i lavori sono ancora fermi al palo. Realtà surreali, dunque. Al Nord come al Sud. Andiamo nel piccolo comune di Galatro, nella Piana di Gioia Tauro. Pochi probabilmente sanno che qui c’è la diga più alta d’Europa (104 metri), con una capacità di portata di 26,5 milioni di metri cubi d’acqua. Un invaso faraonico. Peccato però sia una diga fantasma, il cui costo è lievitato attraverso 7 perizie di varianti e 112 stati di avanzamento lavori. Dall’approvazione del progetto nel lontano 1978, sono stati spesi alla fine circa 420 miliardi di vecchie lire. E solo nel 2013 l’opera è stata collaudata. Ma c’è un piccolo problema: non sono mai stati completati gli acquedotti che dalla diga portano l’acqua alla fascia costiera jonica e tirrenica della provincia reggina. La ragione? Le casse sono vuote.

Ma ci sono esempi di tutti i tipi. Come il nuovo palazzo della provincia di Siena, mai completato nonostante gli 11 milioni di finanziamento. O come il laboratorio di sanità pubblica di Biella, mai ultimato, nonostante sia costato 6 milioni. Anche il piccolo Molise si coccola da anni le sue incompiute. Paradossale il caso del liceo classico di Isernia: oltre 10 anni fa, si pensò di aggiungere alla struttura centrale, un’ala nuova di zecca. Peccato che mai nessuno avesse pensato di verificare prima l’agibilità del plesso originario. E così la scuola è stata chiusa proprio per inagibilità.

IL CONTO – Insomma, una valanga di opere cominciate e mai ultimate, di cui restano oggi solo scheletri di cemento e dietro cui si nascondono spesso storie di cattiva programmazione, spreco di denaro pubblico e illegalità. Una vera e propria epidemia che coinvolge tutte le regioni italiane. Dalla Valle D’Aosta fino alla Sicilia. L’ultimo aggiornamento dell’anagrafe del ministero delle Infrastrutture guidato da Graziano Delrio parla chiaro: sono 838, appunto, le incompiute d’Italia, il cui valore complessivo è da capogiro: oltre 3,5 miliardi di euro. Senza dimenticare, peraltro, che occorrerebbero ancora 1,8 miliardi per ultimare tutti i lavori. Insomma, parliamo di un “cimitero” con un valore potenziale di oltre 5 miliardi di euro. Ecomostri che pesano sulla coscienza di burocrazia e amministrazioni avventate.

LA CLASSIFICA – Ma entriamo ancora più nel dettaglio. L’anagrafe delle opere incompiute, infatti, parla chiaro: la Sicilia è la Regione “principe” dell’incompiuto,  con le sue 113 opere mai ultimate. Certo, sono drasticamente calate rispetto alle 215 dell’anno scorso. Ma l’isola continua a staccare tutti, considerando che la seconda regione in questa speciale classifica è la Puglia a quota 91, mentre la Campania si piazza terza con 90 incompiute. Non è un caso che proprio in Sicilia ci sia Giarre. Il piccolo centro (27mila abitanti) in provincia di Catania è ormai noto per gli scheletri di piscina, palazzetto dello sport e, addirittura, la follia del campo da polo, riciclato a pista di atletica. Ma, ovviamente, salendo al Nord il discorso non cambia. In Lombardia si contano 30 incompiute, in Piemonte 37, in Veneto 34. E poi ci sono quelle “ministeriali”: altre 54. Qui abbondano caserme e varianti. Ma trovano spazio anche opere di primo peso, come la Vela di Calatrava, l’Istituto di Astrofisica di Catania, il porto di Ancona o la nuova ala dell’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila.

Tw: @CarmineGazzanni

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