Cronaca/Interno/Politica

Comunque vada, dopo il referendum il Pd crollerà

La sinistra si è persa in inutili battaglie interne che nulla c’entrano col Paese.

Renzi says not satisfied, admits PD has problems(di Peppino Caldarola – lettera43.it) – Quando l’America saprà chi è il suo nuovo presidente/presidenta, in Italia mancherà ancora quasi un mese per sapere chi avrà vinto il referendum.

Basta solo questo per togliere il carattere di serietà alla contesa e per spingere tanti a non votare.
È chiaro che la strategia di Renzi assume un carattere ormai ben definito. Sta creando un recinto in cui si stanno rifugiando i suoi nemici tutti uniti nel dire ‘No’. La stessa proposta sul Ponte serve a definire il campo fra quelli che voglio fare, anche azzardando, proposte, urticanti per un pezzo della sinistra, e quelli che hanno il ‘No’ incorporato.
LA STRATEGIA AZZARDATA DI D’ALEMA. D’Alema sembra entusiasta di partecipare a questa avventura neo-concentrazionaria. Il cavallo di razza sta entrando a testa alta e criniera al vento nel suo recinto. È lui il capo del ‘No’. Grillo, Parisi, Salvini e Meloni gli vanno dietro. Con un “ma”. Se il suo schieramento dovesse vincere, però, non sarebbe lui a guidare la successione a Renzi.
Dovrà fare i conti con una sinistra che lo accuserà di aver fatto cadere un altro premier del suo stesso campo, dovrà fare i conti con Grillo e Salvini che chiederanno a gran voce il voto. Sarà evidente che le promesse dalemiane (in pochi mesi una nuova leggere elettorale e Assemblea costituente per riscrivere la Carta) si riveleranno impraticabili.
L’unica strategia che reggerà è questa degenerazione del compromesso storico (siate maledetti!), per cui la sinistra può governare solo con larghe intese, si vada da Cossiga a Berlusconi, fino ad Alfano-Verdini.
In compenso, dirà D’Alema, avremo mandato a casa un leader “nemico” e avremo bocciato la legge istituzionale che, paradossalmente, più assomiglia ai progetti del centrosinistra.
Anche un scarna vittoria del ‘Sì’ provocherà traumi politici. Il Pd si spaccherà, un pezzo della destra continuerà a votare con Renzi, poco per volta il Paese, per sottrarsi a un partito che riversa sulla società le proprie contraddizioni, si farà piacere gli uomini e le donne di Grillo ovvero, se ce la farà, darà una spinta alla squadretta di Parisi.
DOPO IL VOTO LA SINISTRA ANDRÀ FUORI GIOCO. Personalmente credo che dopo il referendum, comunque vada, la sinistra, tutta, andrà fuori gioco e si rivelerà un peso per l’Italia. Per fortuna ci sono, dentro e fuori del Pd, forze in grado di cogliere la drammaticità di questo scontro e l’inconsistenza dello schieramento che alla fine vincerà, l’uno o l’altro.
Toccherà fare appello a loro e avviare una rottamazione non più generazionale, non più “post-ideologica”, ma che metta in condizione di non nuocere tutti i Tafazzi che stanno prendendo il centro della scena.
La critica non è rivolta solo alla classe politica. Chi segue i talk vede che pochi sono quelli che vogliono ragionare e che si interrogano, spesso le new entry giornalistiche nel dibattito televisivo hanno scelto un campo, generalmente opposto a quello che sostenevano qualche mese prima, e da lì menano come fabbri. Personaggetti!
È una caduta complessiva di serietà della politica e della informazione a dare la misura della crisi morale del Paese. Tutti hanno dimenticato, o mai letto, testi di cultura politica, italiani, tedeschi o nordamericani , ma tutti, invece, sono figli di Biscardi e di Funari, buonanima.

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