Cronaca/Interno/Politica

La chiamata che fece dimettere Silvio Berlusconi

silvio-berlusconi40(affaritaliani.it) – Silvio Berlusconi sta per compiere 80 anni ed è tempo di bilanci. C’è un momento nella vita politica dell’ex premier che ha cambiato la storia del suo rapporto con il potere, ed è il momento in cui ha lasciato la guida del Paese. L’8 novembre del 2011 è il giorno in cui lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi varcano la soglia dei 500 punti. L’Europa intera guarda a Roma col fiato sospeso. Al telefono Ennio Doris, amico e compagno d’affari, mette in guardia Berlusconi dal rischio del collasso nazionale. L’ex Cav Cavaliere preme il tasto viva voce perché ascolti tutto il gotha di Forza Italia, riunito in seduta permanente a Palazzo Grazioli. Ma quel giorno gli arriva anche un’altra telefonata, meno nota ma più privata, dal figlio Luigi, che sta nella City di Londra a farsi le ossa nel banking: “Papà, l’Italia sta per crollare, e con l’Italia le nostre aziende”.

È un sentimento condiviso da tutta la famiglia, in primis Marina e Piersilvio. Il conflitto di interessi, peccato originale che insegue fin dagli inizi Berlusconi impedendogli di trasformarsi in statista, si capovolge nel suo contrario. Se è vero che l’ex Cav del 1994 ha voluto il potere per salvare le sue aziende, come dicono i detrattori, è anche vero che in quel drammatico novembre del 2011 l’interesse delle sue aziende s’identifica con l’interesse nazionale, e lo obbliga a sacrificare il potere. “Il Paese che amo”, evocato nel ‘discorso della calza’, viene a reclamare il suo tributo.

Forza Italia non si è ancora ripresa dalle dimissioni di Berlusconi e dal sostegno al governo Monti, che ha massacrato gli italiani. Fu una libera scelta? La pressione internazionale, dei mercati finanziari e delle cancellerie, fu fortissima. L’8 novembre 2011, a fine giornata, il presidente Usa Barack Obama dichiarò apertamente: “I cambiamenti nei governi greco e italiano sono positivi, i nuovi governi attueranno le riforme necessarie”.

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