Cronaca/Interno/Politica

Luca Lotti, il padre padrone del Partito democratico

Non ha incarichi direttivi. Ma fa il vice segretario. Girando l’Italia per sostenere il ”Sì” al referendum. Ascesa del renziano Lotti. Tra i mugugni dei vecchi dem.

lotti-160927192027_medium(di Alessandro Da Rold – lettera43.it) – Luca Lotti, detto ‘il Lampadina’, amico da una vita del presidente del Consiglio Matteo Renzi, non ha incarichi direttivi nel Partito democratico, ma di fatto ne è diventato il plenipotenziario.

Una sorta di commissario inviato in ogni parte d’Italia, in particolare a Sud, per dirimere controversie e soprattutto raccogliere consensi in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.
Nessuno protesta. «A che titolo Lotti va in giro a dire ai dirigenti del Pd cosa fare? Ci sono due vice segretari, un presidente, una segreteria», sottolinea dubbioso un vecchio dirigente dem.
RENZI ORDINA, LUI ESEGUE. Del resto il mantra lottiano è sempre lo stesso: «Renzi dice che bisogna fare così». E tutti obbediscono.
Contro il volere del segretario nessuno osa muovere una critica.
Su Lotti del resto si stanno concentrando molte delle speranze renziane per la vittoria del ”Sì” al referendum, anche perché a decidere è sempre lui.
Non a caso il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, sempre più alle strette con Renzi e con il Giglio magico, è stata inviata in Sud America per racimolare qualche voto all’estero, ma soprattutto per comparire di meno nel dibattito pubblico interno dopo il fallimento dell’Italicum di cui è stata madrina: a decidere l’esilio sarebbe stato proprio ‘il Lampadina’, come ha anticipato Il Fatto Quotidiano.
IL GIRO D’ITALIA DEL ‘LAMPADINA’. A raccontare dell’attivismo del Lotti non sono i soliti maligni, ma le cronache che vedono ‘il sacerdote del renzismo’ spostarsi di continuo, sostituendosi di fatto non solo ai due vice segretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, ormai relegati in un angolo, ma a tutta la segreteria del partito.
In Sardegna è ormai da mesi che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si occupa delle faide nate dopo le dimissioni del segretario regionale Renato Soru.
IN SARDEGNA PER «ASCOLTARE». È ormai a Cagliari un giorno sì e l’altro pure per «ascoltare», ma soprattutto per capire come mai i sondaggi diano così in picchiata il ”Sì” al referendum.
Non è casuale che da queste parti sia partita la campagna per il ”No”, anche perché in terra sarda c’è una forte componente indipendentista che teme di perdere poteri con l’approvazione della riforma.

La riconquista del Sud è nelle sue mani

Luca Lotti e Maria Elena Boschi del Pd.Lotti si occupa direttamente anche della Campania ormai da più di un anno.
Fu lui a portare avanti la candidatura di Vincenzo De Luca, è stato lui l’artefice della campagna elettorale di Napoli con la scelta di allearsi con Alleanza liberalpopolare-autonomie (Ala) di Denis Verdini sostenendo la candidatura di Valeria Valente.
Fu una scelta sbagliata che spianò la strada alla riconferma di Luigi De Magistris a primo cittadino.
Del resto ‘il Lampadina’ è quello che continua a tenere le fila del dialogo con l’ex berlusconiano e pure con il senatore nonché editore di Libero Antonio Angelucci.
BORDATE DA LA VERITÀ. Lotti ha la delega sui fondi dell’editoria e a molti non è sfuggito che un ritratto al vetriolo di Giancarlo Perna sia stato da poco pubblicato su La Verità, il nuovo quotidiano di Maurizio Belpietro.
Lotti gira di qua e di là, soprattutto nelle regioni più delicate dove i sondaggi vanno male.
Durante l’estate 2016 è stato in Calabria.
A fine agosto i giornali locali lo hanno accolto con titoli entusiastici.
”Lotti a Lamezia per tracciare le linee politiche del Pd”.
IN TOUR PER LA SICILIA. Stessa musica in Sicilia, primi di settembre.
Una visita lampo con lo scopo di serrare i ranghi dei comitati per il ”Sì” al referendum, da Ragusa e Catania, tra strette di mano calorose di segretari provinciali e parlamentari del Pd siculo.
Che dire della Toscana? Alla festa dell’Unità di Rignano sull’Arno – dove segretario è Tiziano, il padre di Renzi – c’era sempre lui a spiegare le ragioni del ”Sì”.
La Boschi da queste parti non è ben vista, in particolare dalla famiglia Renzi.
Lotti smista, ordina, si muove.
VICE SEGRETARIO IN PECTORE. A metà luglio a Prato si parlò di una sua possibile ascesa alla vice segreteria del Pd durante una festa dell’Unità.
Lo spiegò lui stesso durante un’intervista, come si legge nelle cronache de la Repubblica.
In quell’occasione disse che «il Pd così non funziona» e poi aggiunse: «Io vice segretario unico? Non ci penso nemmeno, non sta a me deciderlo».
Ma di fatto lo è già diventato. Renzi è la mente, lui il braccio. E la segreteria del Pd pare ormai un semplice ufficio di collocamento.

Twitter @ARoldering

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