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La strategia del debito di Matteo Renzi

renzi-i(di Arturo Diaconale – opinione.it) – Il mistero è fitto ma non troppo. In quale recondito forziere Matteo Renzi conta di prendere gli euro che dovrebbero servire a garantire la quattordicesima ai pensionati, la realizzazione del Ponte sullo Stretto, gli sgravi fiscali sul lavoro e tutte le altre infinite promesse che va elargendo a piene mani in questo avvio di campagna referendaria?

Nessuno sa dove si trovi questo forziere. Ma tutti hanno la chiarissima consapevolezza che per reperire tutti i soldi necessari a rendere concrete le promesse renziane non ci sia altra strada oltre quella dell’allargamento del debito pubblico.

Il Premier, in sostanza, finanzia le sue promesse allargando un debito che sfiora i 2300 miliardi di euro e che, di questo passo, rischia di arrivare tranquillamente ai 2500 miliardi e mezzo nei prossimi due anni. La previsione non è affatto pessimistica ma solo ed esclusivamente realistica. Perché Renzi non ha alcuna intenzione di ricorrere al debito solo per realizzare le promesse della campagna referendaria, ma appare fermamente determinato a compiere la stessa operazione durante tutta la fase che seguirà la celebrazione del referendum e precederà le elezioni politiche di fine legislatura del 2018. L’unica strategia di politica economica portata avanti dal Governo Renzi fin dal momento della sua nascita, infatti, è quella dell’indebitamento. Lo ha fatto con la mancia elettorale degli ottanta euro, con gli incentivi fiscali per l’occupazione e con tutte le altre misure passate sotto la voce “crescita” ma destinate ad aumentare il capitolo “debito”.

Si dirà che nei tempi brevi non ci sia altro modo per combattere la crisi. Anche perché nei tempi lunghi saremo tutti morti e non andremo più a votare. Ma la giustificazione regge se viene tirata in ballo in circostanze eccezionali e non può diventare la sola, unica ed ossessiva linea di azione economica di un Governo preoccupato solo di continuare a campare.

Il debito, infatti, è solo una tragica illusione. Che azzera il valore delle mance elettorali, delle quattordicesime delle pensioni, degli sgravi fiscali e di qualsiasi altra graziosa concessione fatta per ingraziarsi il corpo elettorale e che viene pagata con gli interessi proprio da quelli a cui è stata ammannita prima del voto. Troppo comodo raccattare voti facendo indebitare gli elettori!

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