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Olio d’oliva Made in Italy addio: straniere due bottiglie su tre

olio-extravergine-798360(Attilio Barbieri per Libero Quotidiano) – Due bottiglie di olio d’ oliva su tre fra quelle confezionate nel nostro Paese contengono prodotto straniero. A fare la parte del leone è la Spagna, da cui arriva il 60% dell’ extravergine che importiamo, seguono la Grecia (25%) e la Tunisia. Dal Paese nordafricano proviene il 10% dell’ oro verde (si fa per dire) d’ importazione, dopo che l’ Unione europea, ha azzerato quest’ anno i dazi su 35.000 tonnellate l’ anno, che si aggiungono alle 56.700 tonnellate già importate a tariffa zero nell’ ambito dell’ accordo Euromed.

Complessivamente l’ olio d’ oliva tunisino giunto quest’ anno nei nostri porti rappresenta il 27,78% di quello prodotto da noi. E la quota, purtroppo, è destinata ad aumentare, vista la scarsità del nuovo raccolto.

A lanciare l’ allarme è stata la Coldiretti che ha organizzato a Firenze una mobilitazione cui hanno preso parte migliaia di olivicoltori provenienti da tutta Italia. La scelta non è casuale. La Toscana è la regione che importa più olio di oliva dall’ estero da spacciare per italiano sfruttando l’ immagine del paesaggio più famoso al mondo.

Sugli scaffali dei supermercati l’ extravergine importato si confonde con quello tricolore e viene venduto sotto marchi italianissimi: Bertolli, Carapelli, Sasso, Farchioni, Isnardi, Coricelli, Monini, De Cecco e Dante. Nulla di illegale, per carità. A ingannare i consumatori è stata fino a pochi mesi or sono la dichiarazione d’ origine per la materia prima, scritta in caratteri piccolissimi e nell’ etichetta posteriore.

Ma c’ è il timore che aumentino le frodi vere e proprie: extravergine straniero venduto come olio 100 per cento italiano. Il raccolto che inizierà fra qualche settimana sarà scarsissimo, in calo del 38% rispetto a quello del 2016: dai frantoi della Penisola non usciranno più di 298mila tonnellate di prodotto nazionale, col rischio che aumentino le frodi, già enormemente diffuse.

Nel corso di una sola operazione, lo scorso autunno, il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato a Fasano, Grumo Appula e Monopoli ben 7mila tonnellate di extravergine tarocco. Grazie al test del Dna è stato possibile accertarne la vera provenienza: Siria, Turchia, Marocco e Tunisia. La partita era in procinto di essere commercializzata come olio made in Italy con tanto di coccarda tricolore sull’ etichetta. Già oggi siamo il maggior importatore di olio d’ oliva.

Nella campagna 2015-2016 a fronte di una produzione nazionale di circa 300mila tonnellate ne abbiamo importate ben 500mila. E la prospettiva è di un aumento ulteriore, con l’ allargamento delle maglie per l’ import a dazio zero dai paesi del nord Africa. A Bruxelles c’ è un vasto fronte politico che spinge in questa direzione. A beneficiare di nuove esenzioni tariffarie, oltre alla Tunisia, potrebbero essere presto anche Marocco e Algeria.

Per l’ apertura a Tunisi dobbiamo ringraziare in particolare il capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, che si è spesa per convincere l’ Europarlamento a dire sì alla cancellazione dei dazi. E il capitolo potrebbe riaprirsi già prima della fine dell’ anno.

Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ha chiesto «l’ immediato superamento del segreto sulle aziende di destinazione degli oli di oliva importati dall’ estero e l’ intensificazione dei controlli con l’ ausilio delle valutazioni organolettiche per smascherare meglio le frodi». I test svolti dagli assaggiatori ufficiali si sono rivelati determinanti in quasi sette casi su dieci per scoprire l’ olio taroccato. Non a caso i panel test sono stati a lungo avversati dalle grandi multinazionali del settore, come la spagnola Deoleo, proprietaria fra l’ altro dei marchi Bertolli, Carapelli e Sasso.

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