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Il governo fa note spese false per un “sì”

Nei prossimi mesi l’attività dell’esecutivo sarà paralizzata. Anziché lavorare i ministri gireranno l’Italia a spese nostre

renzi-boschi( ilgiornale.it) – Non sottovaluto l’importanza di un referendum istituzionale. È un fatto politico rilevante, al cui esito Matteo Renzi ha stupidamente legato il proprio destino.

La campagna elettorale è in corso da mesi, in un crescendo che sta diventando ossessivo, senza per altro scaldare il cuore degli italiani che in maggioranza non hanno ancora deciso se andare a votare. Non mi stupisce, siamo in linea con la tradizionale distanza della politica italiana dal sentire e dalle esigenze dei cittadini. Renzi, nelle ultime ore, ha addirittura chiamato alla mobilitazione permanente tutti i membri del governo a favore del «sì».

Il che vuole dire che per i prossimi due mesi ci sarà una sorta di paralisi dell’attività dell’esecutivo, con i ministri che anziché lavorare saranno in giro per l’Italia giorno e notte a spese nostre. Sapete come funziona? Il ministro si inventa un «appuntamento istituzionale», tipo incontrare un prefetto o una carica pubblica e poi guarda caso ci infila un bel comizio referendario, proprio in quella stessa città. L’altro giorno, per esempio, Renzi era a Firenze per parlare agli allievi carabinieri (incontro istituzionale) e poco dopo, sempre a Firenze, ha aperto la campagna elettorale dei comitati elettorali per il «sì» della Toscana (incontro politico). Risultato: trasporti, alberghi pranzi e cene suoi e del suo staff finiscono in nota spese. Cioè a carico nostro.

Sommate e moltiplicate per il numero dei ministri e per il numero dei giorni, queste spese assolutamente ingiustificate cubano una bella cifra, che sommata al costo del referendum (circa 300 milioni) vanifica anche quei pochi risparmi sul costo della casta tanto sbandierati dai sostenitori del «sì» (fonti indipendenti parlano di quaranta, massimo cinquanta milioni). Insomma, coi soldi di tutti (compresi quelli del canone Rai, i cui tg sono tutti schierati con il governo) Renzi si paga la campagna per il «sì». E per di più smette di lavorare, ammesso che prima lo facesse, paralizzando il Paese che certo avrebbe in questo momento bisogno di ben altra spinta. E ci mancavano pure premier e ministri che presentano note spese false. E chi pensano di essere: Marino, il Batman-Fiorito o il Trota-Bossi?

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