Cronaca/Interno/Politica

Cemento, editori e fronda interna: Raggi assediata

Poteri forti (e non solo) contro la sindaca di Roma

raggi grillo(di Rocco Vazzana – ildubbio.news) – Che Virginia Raggi ci metta del suo nell’attirarsi le antipatie di avversari politici e informazione è certo. Ma è altrettanto pacifico sostenere che contro la Giunta capitolina si sia formato un variegato fronte di “oppositori” che rende ancor più complicato il governo della città eterna. Persino all’interno del Movimento 5 stelle c’è un gruppo di “dirigenti” che fa il tifo per il fallimento della sindaca, diventata una zavorra imbarazzante per un partito che ambisce a guidare un territorio molto più esteso di Roma: l’intero Paese.

Dal Coni ai palazzinari, passando per i grandi gruppi editoriali, hanno tutti un buon motivo per lamentarsi con l’amministrazione comunale. Giovanni Malagò aveva puntato tutto sull’organizzazione dei Giochi olimpici di Roma. Il gran rifiuto di Raggi ha mandato su tutte le furie il presidente del Coni che da quel momento non ha perso occasione per attaccare la sindaca, facendo leva sul rischio default in cui versa la Capitale. «Raggi chiede lo stesso i fondi delle Olimpiadi? Il nostro dossier e la nostra proposta era esattamente in questa direzione», ripete da giorni il numero uno dello sport italiano. Ospitare le Olimpiadi nel 2024 «era proprio il modo, penso l’unico ma sono felice se ne hanno degli altri, per avere delle risorse che vengono messe a disposizione della città e del territorio». E venuta meno la candidatura – è il ragionamento – la Capitale non può chiedere ulteriori investimenti.

Del resto, la prima cittadina non sta simpatica neanche ai costruttori. La frecciate contro le «Olimpiadi del mattone» erano indirizzate a un bersaglio preciso: Gaetano Caltagirone, il re del cemento capitolino. «È sufficiente guardare i volti di Montezemolo e Caltagirone per capire di chi è il problema», spiega Alessandro Di Battista per spazzare via ogni dubbio. Il costruttore romano non deve averla presa bene. E il giornale di cui è anche editore, il Messaggero, si è trasformato nel peggior incubo dell’inquilina del Campidoglio. Il quotidiano, del resto, nella sua crociata è in ottima compagnia. Dal Corriere della Sera, a Repubblica, passando per la Stampa, è tutto un fuoco di fila da cui è difficile uscire illesi. Per sopravvivere Raggi potrebbe chiedere qualche consiglio a chi c’è già passato: quell’Ignazio Marino che l’attuale sindaca ha contribuito a delegittimare dai banchi dell’opposizione.

Virginia Raggi deve guardarsi le spalle soprattutto dagli avversari politici: esterni ed interni. Se finora, infatti, il Pd aveva ostentato un fair play sospetto nei confronti dell’amministrazione romana, adesso Matteo Renzi ha cambiato strategia. In vista della battaglia referendaria, il premier vuole “abbattere” qualsiasi ostacolo incontri sul suo percorso. E l’ostacolo più roccioso si chiama Movimento 5 stelle. «In fondo la svolta della Raggi è dare la gestione dei rifiuti a un donna collegata totalmente a Mafia Capitale, a quelli che c’erano prima», ha dichiarato solo due giorni fa il presidente del Consiglio, mettendo in soffitta l’atteggiamento garantista fin qui palesato. Renzi sa che a Roma il M5s si gioca la credibilità politica, e mette il dito nella piaga pentastellata, strizzando l’occhio al dissenso interno. Perché Raggi non è sotto scacco solo dall’opposizione e dai “poteri forti”. All’interno del Movimento c’è chi accusa la sindaca di essere a sua volta espressione di vecchie logiche romane. Roberta Lombardi non ha mai fatto mistero dei dissapori con la prima cittadina. Così come i membri del Direttorio – Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia – più volte infastiditi dalle scelte politiche di Raggi. Non solo per la pessima gestione del caso Muraro, ma anche per le “compagnie” che la sindaca ha voluto al suo fianco. A partire da Raffaele Marra, ex collaboratore di Alemanno e Polverini, per arrivare ad Andrea Mazzillo, neo assessore al Bilancio con un passato nel Pd. Il tutto condito dal sospetto nei confronti dell’avvocato Sammarco, il «dominus» di Raggi considerato dai nemici interni troppo vicino alla destra romana. Una fine anticipata sarebbe auspicabile anche per molti colleghi di partito.

Gli unici sponsor rimasti, consapevoli che in gioco c’è molto più che Roma, per Raggi sono Grillo e Casaleggio. Che non solo hanno esplicitamente silenziato il dissenso interno, hanno anche aiutato la sindaca a individuare i nuovi assessori. Nel disperato tentativo di tenere in piedi un Movimento scricchiolante.

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