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“Garantismo e gargarismo”: di Marco Travaglio

Matteo Renzi ospite di Otto e Mezzo(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Fra le tante corbellerie che è riuscito a dire il premier Bomba nel confronto col sottoscritto a Otto e mezzo, c’è la nostra presunta conversione al “garantismo”. Conversione ovviamente selettiva: riservata a Paola Muraro e ai 5Stelle e non, invece, ai politici degli altri partiti indagati o imputati o condannati. Il pover’uomo ha fatto una magra figura: forse non sapeva che avevamo chiesto (invano) le dimissioni della Muraro per aver mentito proprio al Fatto; o, se lo sapeva, mentiva sapendo di mentire (come spesso gli accade di fare) e provava a screditarci dipingendoci come un giornale fazioso che usa due pesi e due misure a seconda del partito – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 04 ottobre 2016, dal titolo “Garantismo e gargarismo” –. Ma gli è andata male. Chi ci legge per davvero sa bene che non rendiamo conto a nessuno fuorché ai nostri lettori e dichiariamo apertamente i nostri princìpi, plaudendo quei politici che di volta in volta li praticano e criticando quelli che fanno l’opposto. Se negli anni ci è capitato di essere d’accordo, ogni tanto, ora con Di Pietro, ora con Ingroia, ora coi 5Stelle, talvolta persino con Renzi e ultimamente con Bersani o con la Meloni, non è perché abbiamo sposato questo o quello: ma perché quelli venivano o vengono sulle nostre posizioni. Che sono chiare e nette, stampate nei nostri articoli e libri. Quanto al “garantismo”, è quasi sempre una parola vuota, un gargarismo insensato. Il “garantismo”, per la Treccani, è la “concezione dell’ordinamento giuridico che conferisce rilievo alle garanzie giuridiche e politiche volte a riconoscere e tutelare i diritti e le libertà fondamentali degli individui da qualsiasi abuso o arbitrio da parte di chi esercita il potere”. Chi viene sottoposto a indagini e processi ha il sacrosanto diritto di difendersi dalle accuse con tutti i mezzi consentiti dalla legge. E su questo siamo tutti d’accordo: tutti garantisti.

Ma ciò riguarda l’ambito penale, non quello civile, politico, amministrativo. Un conto è dire che nessun imputato va considerato colpevole sino a condanna definitiva, un altro è negare a un’istituzione o amministrazione o partito il diritto di tutelarsi da condotte scorrette o sospetti dannosi anche prima della Cassazione. I criteri di prudenza, opportunità, immagine, decoro, “disciplina e onore” (art. 54 della Costituzione) non sono affatto incompatibili con la presunzione di non colpevolezza (art. 27): viaggiano su piani paralleli. Se un giovane vuole entrare nei Carabinieri, deve dichiarare di non avere parenti fino al secondo grado sotto indagine o processo: se ne ha, anche se quelli magari saranno poi assolti, non può indossare la divisa. (…)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi

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