Cronaca/Interno/Politica

Renzi chi?

matteo-renzi-830090(Giuliano Zulin per Libero quotidiano) – Non ce n’ eravamo accorti. Eppure Matteo Renzi è malato: ha preso la referendite. E tutti quelli che una volta gli giravano intorno come le mosche d’ estate, stanno lentamente prendendo le distanze. D’ altronde lo sport nazionale italiano è quello di saltare sul carro del vincitore. E adesso il premier non è più sicuro di vincere il referendum. Ha sbagliato soprattutto a legare la sua permanenza a Palazzo Chigi al successo del «Sì».

D’ altronde, quando aveva fatto questa promessa in parte rimangiata in questi giorni, era circondato da gente che lo osannava. Che lo dipingeva come il salvatore della patria. Come l’ uomo giusto al momento giusto. Invece adesso, da Bankitalia fino a Confindustria, dall’ asse Merkel-Hollande fino a Carlo De Benedetti, è ormai scattata la fuga dal leader del Pd.

Ferruccio de Bortoli, sul Corriere della Sera, se la prende con la sudditanza del governo nei confronti del ruolo abnorme di Jp Morgan come salvatore prezzolato di Mps, ma questa non è una novità, dato che l’ ex direttore del quotidiano di via Solferino aveva sentito l’odore della massoneria attorno al giglio magico renziano, prima di essere sostituito da Luciano Fontana.

Semmai è una novità l’intervista di Carlo De Benedetti, concessa sempre al Corriere una settimana fa, che invocava un passo indietro di Renzi in caso di successo del «No». Parole forti quelle dell’ Ingegnere, lo stesso che a inizio anno aveva però raggranellato qualche centinaio di milioni di euro dall’ ingresso del fondo para-pubblico F2i nella sua Kos (cliniche). Lo stesso De Benedetti che un anno e mezzo fa aveva speso parole più che lusinghiere sul premier: «Come persona è fuori dal comune. È uno che vuole e pratica l’innovazione, uno che ha scalato un Sacro Graal come il Pd e l’ex Pci con facilità, con le scarpe da ginnastica.

Non si è messo gli scarponi chiodati perché ha un’ energia formidabile, è molto intelligente, è una spugna… Il Jobs Act? È stata una innovazione fondamentale che ha cambiato il Paese su una delle cose sacrali». Cos’ è successo adesso? È finito l’ amore del patron dell’ Espresso per l’ ex sindaco di Firenze?

Anche in Confindustria, alle prese con l’ oscuramento del Sole, non sono più ultrà renziani. Sì, mesi fa hanno addirittura esagerato per la campagna del «Sì», dicendo che se non passa il referendum nessuno viene più a investire in Italia, peccato che un paio di settimane fa se ne siano usciti – attraverso le consuete analisi del Centro Studi – con previsioni catastrofiche per il Pil italiano. In sostanza a viale dell’ Astronomia hanno detto che il Pil quest’ anno salirà dello 0,7% e solo dello 0,5% nel 2017.

Uno scenario pessimistico, dopo aver evidenziato – fra l’ altro – un’ Italia ferma dal 2000 e la prospettiva di tornare ai livelli di ricchezza del 2007 solo nel 2028. Capiamo che con il dimezzamento degli incentivi gli industriali non possano più assumere a gratis la gente, ma smentire se stessi è tanta roba. Già perché solo a inizio 2015 stimavano, sulla base di ipotesi prudenti, un Pil in crescita del 2,5% per quest’ anno. O qualcuno sbaglia i conti in Confindustria o è solo un attacco politico, quello partito a metà settembre nei confronti del governo.

Un’ altra bordata simile, che sa tanto di presa di distanza politica, è quella lanciata da Banca d’ Italia. L’ altro ieri il vice direttore di Via Nazionale ha bocciato senza appello l’ esecutivo. Le finanziarie? «Approssimative». Le previsioni del Pil 2017? «Sovrastimate». Gli obiettivi?

«Senza spending review sono ambiziosi». Ora, non è che la manovra dell’anno scorso fosse qualcosa di miracoloso. Idem quella del 2014. Eppure all’ epoca il governatore Ignazio Visco aveva un giudizio diverso su Renzi: «Nell’ insieme le misure sinora adottate vanno nella giusta direzione», anche se «l’ Italia è tra i Paesi che più faticano ad avviarsi sul sentiero della ripresa». Certo, però – spiegava il numero uno di Bankitalia nel febbraio 2015 – la riforma della Pubblica amministrazione «accrescerà la competitività del nostro sistema produttivo».

Come no… Nessuno ha visto gli effetti sul sistema produttivo. Non ci voleva comunque un genio per capire che le politiche renziane non avrebbero fatto ripartire l’Italia come volevano farci credere. Si sa che se gli italiani hanno potuto respirare è per merito del calo dei prezzi internazionali del petrolio e per le mosse della Bce che ha abbassato di brutto il costo dei prestiti e dei mutui. Così come si sapeva che, finiti gli incentivi per i contratti a tempo indeterminato, le assunzioni avrebbero subito un contraccolpo.

Solo ora i poteri forti scoprono le difficoltà di Renzi? O più semplicemente temono che il loro idolo potrebbe non mangiare il panettone e così cercano di riposizionarsi? Si nota anche in Europa, dove il Financial Times ha cambiato idea e tifa “No”, mentre la Merkel e Hollande lasciano a casa il presidente del Consiglio dai vertici. D’ altronde l’ hanno già visto questo film con l’ Italia, ai tempi di Berlusconi. 2011. Poi sappiamo com’ è finita. A Bankitalia o a De Benedetti però importa poco: tanto loro continueranno a fare affari col prossimo premier.

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