Cronaca/Interno/Politica

Referendum: la scommessa di Renzi e le opposizioni (M5S e FI) non vogliono vincere

renzi-cnbc-672x350(barbadillo.it) – L’errore commesso (e riconosciuto) da Renzi all’apertura della campagna per il “sì” al referendum costituzionale è stato comunicativo prima ancora che politico. Ha infatti smesso di trasmettere quella voglia di vincere, misto di ambizione e arrivismo, che all’urlo di “rottamazione” l’aveva condotto (anche per demeriti altrui) alla segreteria del PD prima e al Governo poi; e ha cominciato a manifestare una certa necessità di vincere, un atteggiamento che a molti ricorderà la prima repubblica: necessità di potere, di governo, attaccamento alla poltrona.

La mossa del tutto o niente, probabilmente, era stata pensata con finalità opposte: faccio vedere che sono disposto a tutto, metto sul piatto la mia carica e la mia intera carriera politica per far capire che ci tengo onestamente. Peccato però che ci credano davvero in pochi. Che Renzi in caso di sconfitta se ne vada davvero a casa l’ha smentito, più o meno, lui stesso: ma questo ormai non importa più. La sua dichiarazione è bastata al timido centrodestra e all’arrembante Movimento 5 Stelle per spostare la campagna referendaria dalla riforma costituzionale (complessa da comunicare) al semplice NO a Renzi. Che alla fine si dimetta o meno, affari suoi: i cocci se li terrà e se li pagherà comunque lui stesso.

Mediaset vota Sì

Ha però ragione Buttafuoco scrivendo che le armi berlusconiane sono in questo momento al fronte del Sì: giornali e Mediaset sono lì da vedere. Tanti moderati, insomma, scommettono sulla continuità. Ma d’altro canto anche l’ultra-impegno dei 5 Stelle ha come tacito presupposto la sicurezza che non se ne andrà: basti ricordare le parole della Taverna, quando invocava la presenza di un complotto per farli vincere a Roma; e la stessa esperienza capitolina basta a comprendere come il Movimento non abbia nessunissima fretta di governare il Paese. Lascia volentieri l’incombenza ad altri, per il momento.

Così alla fine l’autogol di Renzi può essere impugnato solo dai suoi stessi kompagni di partito: quella sinistra reducista che, più del Movimento e molto più del centrodestra, sta facendo (coerente) campagna contro il referendum costituzionale. Non si sa se sia una vendetta, se siano davvero convinti che in caso di sconfitta Renzi se ne andrà (ma hanno reali alternative a lui?) o semplicemente se stiano preparando il casus belli per un nuovo soggetto politico a sinistra del PD. Che credano o meno all’uscita di Renzi cambia poco: sono comunque stati piuttosto abituati in questi ultimi vent’anni a perdere. Gli italiani, almeno una metà degli elettori, sembrano volerci credere: l’opposizione li userà e si preparerà a gridare allo scandalo se l’assetto di governo uscirà grossomodo immutato dal referendum. Ma sembra credere che anche in caso di sconfitta ci sarà alla peggio un governo tecnico a guida Padoan, oppure un Renzi-bis per arrivare fino al 2018. Verdini, almeno, di questo sembra piuttosto convinto.

@barbadilloit

Di Andrea Tremaglia
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