Cronaca/Interno/Politica

Ennesima cambiale di Renzi: “400 milioni alle famiglie”

Per portare consensi al Sì il premier nella manovra promette risorse a sindacati, imprese, alleati e statali

renzi( ilgiornale.it) – Prende forma il colpo di teatro che Matteo Renzi cerca attivamente da giorni. Ieri circolava con insistenza tra Palazzo Chigi e i ministeri un intervento per le famiglie con due figli in su.

Un bonus da definire, ma già misurabile nell’impegno finanziario. In tutto 400 milioni di euro per il 2017. Cifra non pesantissima, che si aggiungerebbe a quelle che saranno inserite nel pacchetto pensioni insieme all’Ape, ad esempio la quattordicesima per i pensionati. Lo strumento (una cambiale a Ncd) potrebbe essere un assegno destinato ad una fascia intermedia. Le famiglie in difficoltà, ma sopra la soglia di povertà, da definire grazie all’Isee, l’indicatore della situazione economica. Una manovra che si conferma sempre più orientata al referendum del 4 dicembre e che per il governo dovrà anche servire a «pagare» una serie di favori chiesti a istituzioni e categorie.

Ad esempio, a un giorni dal quasi via libera di Pierre Moscovici alla flessibilità chiesta dal’Italia (circa 7 miliardi di spesa in deficit giustificata da terremoto e migranti), sono in molti a scommettere che la fiducia concessa dalla Commissione europea all’Italia sia un prestito oneroso e non un regalo per fare vincere il referendum al premier italiano. Anche se dovesse passare senza troppi problemi uno 0,4% di maggiore deficit, l’Ue potrebbe chiederci di fare di più su altri fronti, come la riduzione del debito e non accettare quel 132,5% sul Pil messo nel Def. Altra contropartita con l’Europa potrebbe essere quella di non puntare i riflettori sul fallimento di Bruxelles sul fronte dei migranti, in particolare sulla redistribuzione dei richiedenti asilo o potenziali rifugiati provenienti dal Mediterraneo che, di fatto, non è mai partita. Materia delicatissima in Germania, vista la scadenza elettorale e la caduta di popolarità di Angela Merkel.

Ma non c’è solo una cambiale europea nel referendum di Renzi. Il premier sta accumulando debiti (politici) anche in paria per assicurarsi il sostegno al quesito referendario al quale lui stesso poi pentendosene amaramente ha legato i destini del governo. Sarà difficile ignorare l’endorsement di Confindustria al Sì. Il presidente Vincenzo Boccia ne ha fatto un tema chiave dell’inizio del suo mandato e l’obiettivo, più che vedere realizzato il pacchetto di riforme del governo, è quello di pesare di più sulle scelte future dell’esecutivo. Anche perché fino ad oggi non ha certo brillato per sostegni alle imprese. Un impegno c’è già, la riduzione dell’Ires che era slittata di un anno. Ma c’è una partita molto complessa che è il taglio agli incentivi per le imprese e la riduzione delle tax expenditures. Partite inevitabili sul fronte dei risparmi, ma che rischiano di colpire le aziende.

Una cambiale è già stata quasi pagata. È quella del pubblico impiego, ma manca la cifra e non è cosa da poco. Sono molti gli statali che aspettano di vedere quanto ammonterà la copertura per il rinnovo del contratto. I 300 milioni stanziati dall’ultima legge di Stabilità non bastano. Nel Def non c’è una cifra e tra i sindacati pretendono che la cambiale sia onorata.

Anche i sindacati confederali possono vantare un credito non indifferente con il governo. Per la prima volta da anni, Renzi mai amato dalle parti di Cgil, Cisl e Uil fin da quando era sindaco di Firenze- ha puntato molto sui sindacati appellandosi alla «concertazione». Sulle pensioni le tre organizzazioni dei lavoratori sono state sentite più volte e alla fine il governo ha ottenuto un sì alla riforma delle pensioni. I sindacati, Cgil compresa, sul referendum non stanno facendo campagna per il No e questo è già un grande sostegno a Renzi. Un credito per Camusso, Furlan e Barbagallo, un debito per Renzi. Da pagare probabilmente con una «fase due» del governo – nel caso vincano i Sì in cui i sindacati torneranno al centro della scena dopo anni un po’ ai margini. Tanti effetti collaterali del referendum, che non hanno niente a che vedere con i quesiti contenuti nella scheda, con le riforme costituzionali del ministro Boschi. Frutto della necessita del premier di vincere il voto del 4 dicembre. I cui effetti positivi o negativi a seconda dei punti di vista li sentiremo tutti.

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