Cronaca/Editoriali/Interno/Politica

“Ignazio che sfizio”: di Marco Travaglio

ignazio-marino-matteo-renzi-roma-foto-dire(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Citare se stessi non è mai elegante. Ma siccome c’è sempre in giro qualche magliaro smemorato, ricordo quel che dissi l’8 ottobre 2015 (proprio un anno fa) a Otto e mezzo sul siluramento del sindaco di Roma Ignazio Marino – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 08 ottobre 2016, dal titolo “Ignazio che sfizio” . Coinvolto nello scandalo delle cene private a spese del Comune (rivelato dal nostro giornale come scandalo politico, non giudiziario), Marino era stato appena sfiduciato dal suo partito per ordine di Renzi. E non con un voto alla luce del sole in Consiglio comunale, ma con la convocazione dei consiglieri Pd al buio dello studio di un notaio per firmare, sotto gli occhi del presidente-commissario Orfini, un’ingiunzione di sfratto tanto inedita quanto illegittima. Quella sera domandai al sindaco di Firenze Nardella perché esattamente il Pd licenziava Marino: a) perché governava male? b) perché era sospettato di aver cenato con parenti e amici a spese del Comune? c) perché era indagato? d) perché l’aveva nascosto? Qualunque risposta avesse dato, si sarebbe creato un precedente valido per tutti i casi analoghi. Infatti il Pd rispose con varie supercazzole, tipo “si è esaurito il rapporto di fiducia tra il sindaco e i cittadini” (e chi l’aveva stabilito, visto che Marino era stato eletto da soli due anni?).

Altrimenti Renzi, per coerenza, avrebbe dovuto, a sua scelta: a) dimissionare tutti gli amministratori Pd che governano male; b) pubblicare gli scontrini di tutte le sue presunte spese istituzionali da sindaco di Firenze (carte che lui e Nardella nascondono tuttoggi) e, se ne fosse emerso qualcuno fuori regola, sloggiare da Palazzo Chigi; c) cacciare tutti gli inquisiti fra i suoi amministratori (tipo De Luca), parlamentari (una ventina) e membri del governo (uno, Castiglione, è financo indagato per Mafia Capitale); d) defenestrare tutti i bugiardi, a cominciare da se stesso. Insomma, fu subito chiaro che Marino veniva licenziato in tronco, anzi in Tronca, perché non faceva parte del Giglio Magico, dunque andava rottamato alla svelta per piazzare in Campidoglio un uomo del premier, il supercommissario paracadutato da Milano all’insaputa degli elettori. Quando l’inchiesta approdò al processo, il 12 maggio, ci ritornai sul Fatto: “Essendo indubitabile che 6-7 cene di Marino fossero state rimborsate con soldi pubblici, ma altrettanti commensali istituzionali avessero smentito di avervi partecipato…, o aveva ragione Marino nel sostenere che le note spese erano state firmate dalla sua segreteria contro la sua volontà; o Marino aveva abusato di denaro pubblico e poi mentito per nasconderlo”. …(continua)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...