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Enel copre d’oro Farinetti, il gruppo elettrico riempie di pubblicità Eataly. Favori e affari grazie a Renzi

030914_farinetti_unita_fico(di Sergio Patti – lanotiziagiornale.it) – Gli amanti della buona tavola restano confusi entrando in questi giorni nel grande store di Eataly, dietro la stazione Ostiense di Roma. Si pensa di trovare il tempio delle nostre eccellenze alimentari e si ha invece la sensazione di essere in una rivendita dell’Enel. Dovunque ci si volti per tutto l’edificio c’è una montagna di pubblicità dell’operatore elettrico. Un investimento rilevantissimo che si associa piuttosto forzatamente all’alimentazione e dietro il quale si intravede una sorta di operazione tra parti correlate, se non una scelta palesemente inopportuna. Al timone di chi paga profumatamente la pubblicità con i soldi dell’azienda Enel c’è infatti l’ingegnere Carlo Tamburi, fratello del finanziere Giovanni Tamburi, che nel 2014 ha acquistato attraverso Clubitaly – una società veicolo della sua Tamburi Investment Partners – il 20% proprio di Eataly. Un investimento da 120 milioni di euro importantissimo non solo perché contribuì a far superare un momento finanziariamente difficile per la catena di rivendite fondata da Oscar Farinetti.

TUTTI AMICI DI MATTEO
Sotto l’ombrello di quella partecipazione si consolidò infatti un vero e proprio sodalizio industriale legato a doppio filo al premier Matteo Renzi. Da una parte Farinetti, che non perde occasione pubblica per elogiare la politica del Governo, dall’altra Tamburi, con Carlo salito fino al ruolo di capo azienda dell’Enel per l’Italia, per ora sotto un altro fedelissimo renziano, Francesco Starace. Ruoli che a Tamburi e Starace da un pezzo stanno stretti, tanto che il primo sta manovrando da un pezzo con un pezzo del giglio magico – l’entourage del premier – per conquistare la poltrona di amministratore delegato dell’Enel, mentre Starace aspetta tutti i giorni di leggere sui giornali l’esito dell’inchiesta internazionale che coinvolge il suo pari livello dell’Eni, Claudio De Scalzi, per farsi spedire dall’amico Renzi in sella al cane ai sei zampe. Un giretto di amici degli amici, affari e favori incrociati certificato dal manager a cui Farinetti ha lasciato la carica di amministratore delegato della sua creatura Eataly: Andrea Guerra, altra conoscenza della Leopolda renziana, stritolato nella partita di famiglia della Luxottica di Leonardo Del Vecchio ma subito accasato niente di meno che a Palazzo Chigi con l’incarico di super consigliere economico del premier.

VEGAS CHI?
In questo contesto Carlo Tamburi ha deciso di far spendere una barca di soldi all’Enel per finanziare la pubblicità a una società partecipata per il 20% da una società di cui è presidente e azionista di riferimento il fratello. Una decisione della quale La Notizia ha chiesto invano informazioni all’Enel, per sapere a quanto ammonta l’investimento e soprattutto se l’evidente conflitto di interessi di Tamburi sia stato valutato dal Consiglio di amministrazione o dall’Ad Starace, piuttosto che segnalato in qualche modo al mercato o all’Autorità di controllo, la Consob. Se Eataly non è ancora quotata – nonostante la promessa di Farinetti di portarne il 30% sul mercato l’anno prossimo – Enel invece è uno dei maggiori player dell’intero listino milanese, sul quale sarebbe grave che l’Autorità guidata da Giuseppe Vegas non vigilasse a tal punto da non rendersi conto di qualcosa sbattuto così evidentemente sotto al naso, come una gigantesca campagna pubblicitaria. E se è vero che spesso il miglior modo per nascondere qualcosa è proprio metterla sotto il naso di chi la cerca (o dovrebbe cercarla), nel caso dell’enorme quantità di pubblicità dell’Enel nello store di Eataly si è arrivati a sfidare ogni prudenza, evidentemente contando su una condizione di immunità frequente quando si gestisce troppo potere. Così Farinetti alza i suoi fatturati, presentando al meglio le potenzialità dei suoi store alimentari proprio in vista dello sbarco a Piazza Affari. Forte di ricavi in crescita, ma soprattutto di amici ben piazzati, sempre che le sorti della politica non voltino le spalle a Renzi, e al prossimo giro di nomine non ci sia qualcun altro a scegliere i vertici delle società pubbliche.

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