Cronaca/Interno/Politica

Le ragioni del No al referendum spiegate con un dialogo letterario

renzi-referendum-spot-rai-841447(barbadillo.it) – Un dialogo letterario e surreale sul voto per il referendum del 4 dicembre. Tra una battuta e una riflessione, le ragioni del No nel racconto dello scrittore Sandro Marano

A : Ma allora è o non è la più bella del mondo?

B: Chi Monica Bellucci, Sharon Stone o…

A: Non scherzare, parlo della Costituzione italiana!

B: Beh, non è né bella né brutta, ma assai invecchiata.

A: Dunque, va riformata.

B: Certamente, ma non solo nella seconda parte che riguarda l’ordinamento dello Stato, anche nella prima parte.

A: Puoi spiegarti meglio?

B: Non vorrei fare le glosse a tutti i 139 articoli più le diciotto disposizioni transitorie e finali della nostra Costituzione…

A: … lunga e rigida, diceva il mio professore di diritto!

B: Sì, lunga e rigida, con l’avvertenza che la lunghezza e la rigidità, ben lungi dall’essere un pregio, nascondono tra le pieghe l’eccesso di burocrazia, l’impostazione ideologica, la volontà prevaricatrice e ingenua di fermare la storia, l’incapacità di adeguarsi subito ai tempi che mutano.

A:  Ma allora è proprio necessaria una Costituzione?

B: C’è un dibattito che coinvolge storici, filosofi, giuristi, proprio sulla necessità per uno Stato di avere una Costituzione. Per di più, non necessariamente essa deve essere scritta, come quella italiana. La Gran Bretagna, ad esempio, non ha una Costituzione scritta, ma nessuno dubita che il suo ordinamento sia democratico. Comunque, c’è! E un riformatore prima di proporre semplici modifiche degli istituti dovrebbe prendere atto delle sue incongruenze, petizioni di principio, norme errate e fuorvianti e cercare di risolverle.

A: Incongruenze? Petizioni di principio?

B: Certo. Prendi l’articolo 1 dove al comma 1° si afferma che “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Perché non potrebbe essere fondata sull’amore, sulla fraternità, sull’onore?  O che so io? Forse che il lavoro è l’essenza dell’uomo?  Non è solo una triste necessità?  E gli uomini che per disgrazia, per età, per fortuna, per scelta non lavorano non appartengono alla Repubblica?

A: Che cosa faresti?

B: Una cosa semplicissima: toglierei dall’articolo 1 quell’aggiunta che ci offende come uomini. “L’Italia è una Repubblica democratica” è una formula più che bastevole.

A: E le incongruenze?

B: Te ne cito due per tutte: l’articolo 1 al 2° comma stabilisce che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Ebbene l’articolo 139 che stabilisce che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale” non è in contraddizione con l’articolo 1, 2° comma?  Se la sovranità appartiene al popolo, perché non si potrebbe cambiare la forma repubblicana? Ed ancora: l’art 75 che stabilisce che “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali” non limita ingiustamente la sovranità del popolo? Che concetto avevano del popolo italiano i costituenti se lo ritenevano incapace di scegliersi il proprio destino? Incapace di ratificare o meno un trattato internazionale o ritenere eque o meno alcune tassazioni?

A: Ciò che agli altri popoli europei è concesso, è vietato al popolo italiano!

B:. Esattamente. Con la conseguenza, come notava la studiosa Ida Magli, che  “tutto quello che riguarda l’Unione Europea è stato sviluppato sotto l’egida della “politica estera” sulla quale i cittadini non hanno diritto di interferire. Chi avrebbe mai potuto immaginare, leggendo la Costituzione italiana che gli Italiani sarebbero stati obbligati  ad obbedire a leggi formulate da un altro governo, da un altro parlamento, a dover pagare i tributi fissati da istituzioni non italiane, a dover omaggiare un’altra bandiera, a dover rinunciare all’indipendenza monetaria ed economica, infine a buona parte della propria sovranità? Eppure è successo; e la Corte Costituzionale non ha mai eccepito in alcun modo alle decisioni prese in proposito da nessuno dei governi che si sono succeduti in questi anni.”

A: Hai parlato anche di norme errate e fuorvianti?

B: Certo come consideri l’art. 67 che stabilendo che ogni parlamentare “esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” non fa altro che legittimare e avallare l’antica piaga del trasformismo, il cambio di casacca, i salti dei canguri giganti? Con buona pace della sovranità popolare!

A: Insomma, se non ti riconosci appieno nella Costituzione, non andrai a votare al referendum del 4 dicembre?

B: Lo confesso: la tentazione di non andare a votare c’è. E’ una riforma che tocca solo alcuni punti dell’ordinamento, che poi non mi sembrano tanto fondamentali. Ma dimmi: qual è, secondo te, il principale merito della Riforma?

A: Forse quello di aver superato il cosiddetto bicameralismo paritario: due camere che svolgono le stesse funzioni!

B: E il Senato è stato abolito?

A: Nient’affatto. Il Senato resta.

B: C’è forse una semplificazione nel procedimento di formazione delle leggi?

A: Nemmeno. Anzi si fa più ingarbugliato: leggi bicamerali, leggi monocamerali ma con possibilità di emendamenti da parte del Senato, differenziate a seconda che tali emendamenti possano essere respinti dalla Camera a maggioranza semplice o a maggioranza assoluta. Col rischio di conflitti tra camera e Senato.

B: Dunque, si passa da un bicameralismo paritario a un bicameralismo confuso. Basta così! Andrò a votare, mio malgrado. E voterò NO!

@barbadilloit

Di Sandro Marano

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