Cronaca/Interno/Politica

Saviano contro Renzi: “Il quesito è mal posto, dal premier immaturità politica imperdonabile”

saviano(di Roberto Saviano) – Di referendum si deve parlare senza temere di essere fraintesi.
Ecco come la penso.

Se da un lato mi spaventa lo scenario del post voto perché, sia in caso di vittoria del SÌ che del NO, ci troveremo al cospetto di una politica ancora più divisa e di un Paese spaccato, vale comunque la pena utilizzare il tempo che mancherebbe al voto del 4 dicembre per fare qualche considerazione.

Ho utilizzato il condizionale (mancherebbe) perché ancora non abbiamo certezza alcuna che il referendum effettivamente si farà.

Oggi è Valerio Onida, ex giudice costituzionale ed ex presidente della Corte Costituzionale, a porre la questione dell’illegittimità del quesito referendario. Onida parla di “quesiti eterogenei e di mancanza di tutela della libertà di voto” e per questo ha impugnato il decreto del Presidente della Repubblica per l’indizione del referendum davanti al Tar del Lazio e al tribunale civile di Milano.

Se la Consulta dovesse dare ragione a Onida, la risposta arriverebbe in tempo utile per annullare il referendum, ma non per cambiare il quesito e non per procedere al cosiddetto spacchettamento, ovvero dare a ogni singolo passo della Costituzione che si intende modificare una domanda corrispondente a cui l’elettore possa rispondere di volta in volta SÌ oppure NO.

Ma veniamo alle motivazioni dello spacchettamento.
Se i primi tre quesiti che riguardano il Senato possono sembrare omogenei (ci potrebbe tuttavia essere chi ha voglia di ridurre il numero dei senatori senza però rinunciare all’eleggibilità diretta) gli altri due quesiti non lo sarebbero affatto e mi riferisco all’eliminazione del CNEL e alla riduzione dei poteri delle Regioni.

Il primo a parlare di scorrettezza del quesito referendario è stato il parlamentare del M5S Danilo Toninelli e poi i Radicali Mario Staderini e Riccardo Magi che in estate avevano provato a raccogliere firme tra i parlamentari senza riuscirci e poi avevano sollevato la questione davanti alla Corte di Cassazione che, senza entrare nel merito, aveva bocciato non essendo state raccolte le 500mila firme perché la questione potesse essere valutata.

Oggi invece abbiamo un quesito mal posto perché piegato ad esigenze chiaramente politiche, più che istituzionali. E per questa ragione assomiglia molto a una domanda plebiscitaria dove SÌ e NO non riguardano Senato, CNEL e Regioni, ma le sorti del Governo e della legislatura.
L’immaturità politica palesata in questo passaggio da Renzi è imperdonabile e apre una voragine sul piano della valutazione della sua capacità di guidare il Paese in una fase di crisi tanto acuta.
E come sempre accade la toppa è molto peggio del buco, poiché non basta ammettere un errore politico se non si è in grado di eliminare le sue conseguenze, oramai fuori controllo.

Si parla continuamente di credibilità internazionale, ci si sforza di dotare l’Italia di uno storytelling tutto vincente e sempre positivo (crescita, occupazione, scuola tutto DEVE andare a gonfie vele), ma io mi domando quale effetto devastante produrrebbe, agli occhi degli osservatori, l’annullamento della consultazione referendaria dopo quasi un anno di paralizzante campagna elettorale? Forse è il caso di comprendere che l’esercizio del potere è un atto di responsabilità, non una questione personale.

Fonte: https://www.facebook.com/RobertoSavianoFanpage/posts/10154011429841864:0

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