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“Tafazzendum”: di Marco Travaglio

politics-diretta-renzi-semprini(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Vent’anni a compatire i figli di B., che sulle loro incolpevoli teste giurava le peggiori fandonie. E ora ci tocca solidarizzare con quelli di Renzi. Il quale, non ricordando più perché vuole cambiare la Costituzione, ha detto che lo fa per i suoi ragazzi. Così quelli, quando raggiungeranno la maggiore età e potranno finalmente votare, avranno la soddisfazione di non ritrovarsi più la scheda del Senato, perché l’amorevole genitore ha pensato bene di abolire le elezioni. La sorte dei due sventurati marmocchi già ci mosse a compassione quando papà Matteo annunciò: “Se vince il No, vado a casa”. Annuncio che, nelle sue intenzioni, doveva suonare come una minaccia per terrorizzare la Nazione intera – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 12 ottobre 2016, dal titolo “Tafazzendum” –. Invece, a giudicare dai sondaggi, squillò come una speranza e galvanizzò milioni di italiani, fino ad allora indifferenti o addirittura ignari della Grande Riforma. La prospettiva di non vederlo e soprattutto di non sentirlo mai più ebbe l’effetto della scossa elettrica sulla rana di Galvani: gente che chiedeva in giro “dove si firma?”, assembramenti agli uffici comunali per ritirare il certificato elettorale (“ne potrei avere una quindicina?”), casalinghe di Voghera che compulsavano i sacri testi per documentarsi sul quorum (“meno male, stavolta non occorre”) e sulle modalità di voto (“non posso sbagliare: se sono contro devo dire No”). Insomma, come dice quella serpe di D’Alema, “si era creata una certa aspettativa nel Paese”.

Fu allora che le badanti (tipo Napolitano) che lo assistono lo avvertirono: “Qui le cose si mettono male, la minaccia funziona all’incontrario”. L’unico luogo dove seminò panico e terrore fu casa Renzi, dove i congiunti e anche gli animali domestici tremarono dinanzi all’agghiacciante prospettiva di ritrovarselo fra i piedi dal 5 dicembre a ciabattare e pontificare 24 ore su 24. E progettarono di denunciarlo per minacce, costringendolo a rinculare: “Se vince il No, resto”. La famiglia respirò, almeno fino all’altroieri, quando lui tirò in ballo i figli come destinatari e testimonial della cosiddetta riforma. Che, essendo opera di Boschi & Verdini, costerà agli sventurati pargoli un sacco di prese in giro a scuola. Roba da chiamare il Telefono Azzurro. Senza contare gli effetti collaterali: quando B. tirava in ballo i rampolli, Dario Fo immaginò le tragiche conseguenze: “Giurava sempre sui figli, ponendo la mano sulle loro teste: ‘Che un fulmine possa scendere dal cielo e spappolare il cranio di questo mio figlio se il mio prodotto non funziona!’. Faceva molto effetto. Specie sui figli, che soffrivano di dissenteria continua!”…..(continua)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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