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Il rischio che la riforma costituzionale comporta che alcuni non vogliono vedere

referendumAlcuni in buonafede, altri con il prosciutto sugli occhi (o sul cervello?) ed altri ancora in aperta malafede, mi hanno criticato per quanto da me sostenuto in una delle mie ultime riflessioni in riferimento al referendum ed ai pericoli che corre la democrazia nel nostro Paese, non solo perché potrebbe avvenire che la spunti Grillo andando al potere con la sua banda di inetti e incapaci e con l’incredibile ‘decrescita felice’, ma perché i pericoli autoritari ci sarebbero anche se, nella corsa al potere, dovesse vincere Renzi, oppure Caio.

E ciò, comunque, perché il combinato disposto tra Costituzione modificata e legge elettorale, che premia in modo abnorme la minoranza che si piazzerà prima al ballottaggio, farebbe registrare nel nostro Paese un forte contrasto tra gli orientamenti della pubblica opinione nel suo complesso e la composizione della nuova Camera dei Deputati, frutto del ‘regalo’ previsto dall’Italicum e per la ‘selezione’ operata da chi ‘domina’ il partito o il movimento vincente. Nel caso di Renzi e di Grillo non vi è dubbio su chi procederà all’analisi del sangue di chi dovrà essere nominato alla Camera dei Deputati. L’unico a salvarsi da accuse di ‘uomo solo al comando’ sarebbe il centro destra che non avendo un solo ‘selezionatore’ dei candidati, da inserire nella lista di coalizione, non corre il rischio di un solo leader-ducetto che decide per tutti.

E’ vero che le modifiche approntate con la pasticciata riforma della Costituzione (che il referendum dovrebbe far saltare) non aumentano direttamente il potere del premier (come dice la ministra Maria Elena Boschi) ma realizzano lo stesso risultato con la liquidazione o l’indebolimento dei contrappesi ideati dai Padri Costituenti. Per esempio, la fiducia al Governo verrebbe affidata solo alla Camera dei Deputati facendo venir meno il ruolo che aveva il Senato in questa direzione. Per nascondere questo, che è uno dei veri nodi, ci si balocca a ripetere che finirebbe la navetta Camera e Senato per approvare le leggi (e che magari avrebbe potuto essere anche una scelta positiva), celando la suddetta verità anche con le sciocchezze sul risparmio che non è di qualche miliardo ma di appena 58 milioni, come accertato dalla Corte dei Conti.

La costruzione del Senato da weekend, che può anche creare difficoltà al processo decisionale per le leggi dove lo stesso può metterci becco, non è più quel contrappeso per la democrazia che nasceva dal diverso sistema elettorale usato per la sua composizione (affidata sempre, comunque, al popolo sovrano) e soprattutto perché la doppia fiducia era ed è una salvaguardia essenziale. Se veramente l’obiettivo era quello della stabilità dei governi si sarebbe dovuto inserire nella riforma la cosiddetta ‘sfiducia costruttiva’: un governo può essere sostituito se è già pronta l’alternativa.

Ma l’obiettivo, con l’attuale riforma, non è quello di rendere difficile il cambio di governo, ma è quello di renderlo semplicemente impossibile. Cosa abbastanza facile da ottenere se si deve ‘controllare’ una sola Camera dove il premio, alla minoranza affermatasi, è enorme ed è formato, come suol dirsi, da yesman a profusione che non è certo una garanzia democratica. Infatti detta composizione è molto pericolosa perché prevale in essa soprattutto la cieca obbedienza al proprio capo che, sommata alla quantità, toglie qualsiasi spazio alle opposizioni e permette al premier-padrone di far approvare anche le sconcezze più palesi come quelle che la storia ci ricorda con la nomina a Senatore che Caligola fece al proprio cavallo.

Opporsi oggi a questa pseudo riforma significa evitare che il Paese possa cadere nella spirale della guerra civile anche perché l’appetito vien mangiando e non ci sono freni all’ingordigia del potere. Tra l’altro la possibilità di sciogliere le Camere, anche per palese deriva autoritaria, abuso di potere e produzione di leggi liberticide, è stata tolta al Presidente della Repubblica e l’unico a poterlo fare, guarda il caso!, è proprio il ducetto fiorentino che con la ‘riforma’ diventa padrone assoluto della vita o della morte della legislatura. E’ un altro contrappeso che scompare, è un’altra ciambella di salvataggio della democrazia che non esiste più. Ecco perché bisogna votare NO.

 

Giovanni ALVARO

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