Campania/Cronaca/Interno

Parte con Biagio Izzo e Vincenzo Salemme la nuova stagione artistica dell’Auditorium del Teatro “Monsignor Francesco Tommasiello”, di Teano

PARTE CON BIAGIO IZZO E VINCENZO SALEMME LA NUOVA EDIZIONE DELLA STAGIONE TEATRALE DELL’AUDITORIM “MONSIGNOR TOMMASIELLO”, DI TEANO

 

stagione-teatrale-1(di Daniele Palazzo) – TEANO-Partirà il 16 novembre prossimo la nuova stagione artistica dell’Auditorium del Teatro “Monsignor Francesco Tommasiello”,di Teano. Otto gli appuntamenti in programma per un cartellone di tutto rispetto e che, come riconoscono anche fior di esperti ed appassionati del settore, si presenta come una delle manifestazioni a tema più belle ed artisticamente valide del suo genere a livello non solo campano. Il primo appuntamento in scaletta, vedrà calcare la scena teanese quella specie di “mostro sacro” che va sotto il nome di Biagio Izzo, sarà protagonista della commedia brillante”Bello di papà”, di Vincenzo Salemme, per la regia dello stesso Salemme. Quella di cui ci occupiamo è una piece intelligente ed arguta che, partendo, dai problemi e dalle vicissitudini che, fin dal suo insorgere, hanno caratterizzano e tutt’ora contraddistinguono la crisi economica in atto, che vengono affrontati con quel tocco d’arte comico-grottesca che non guasta, ha come tema centrale quello della fatica e dell’affanno con cui la cosiddetta “vecchia guardia”, quella dei cinquantenni, per intenderci, vede ed affronta le sfide e le spinte che gli contrappongono le giovani leve, che scalpitano e si dimenano per conquistare spazi di comando sempre più ampi e solidi. Ma, lasciamo a Salemme la presentazione della sua creatura. “Bello di papà” è una commedia del 2006. Credo che l’idea mi sia venuta quando in tutto il mondo occidentale arrivavano i primi segnali della crisi economica che ancora oggi fatichiamo a superare. Dico forse perché col senno di poi mi sembra che Antonio Mecca, il dentista protagonista della commedia, possa rappresentare, ovviamente in versione decisamente comica, il travaglio sociale, economico, psicologico di una gran parte della cosiddetta generazione dei cinquantenni, che dall’inizio di questo millennio, viene messa in discussione ogni volta che la politica si deve occupare delle programmazioni finanziarie. Antonio Mecca è il classico uomo che ha raggiunto una posizione sociale, ma che allo stesso tempo la sente, questa posizione, vacillare sotto i colpi del cosiddetto “Nuovo che avanza”. E il “nuovo che avanza” per quella generazione cui facevo riferimento poc’anzi, sono, appunto, i giovani che vogliono prendere i posti di comando.  Antonio ha paura di ogni novità, è un vero conservatore, conservatore di danaro, ma soprattutto conservatore di affetti. Profondamente sarebbe un buono, ma costantemente ha paura di essere fregato, è forse per questo che non si è mai sposato, è forse per questo che adesso sta con una bellissima ragazza ucraina, che gli piace da morire, ma che allo stesso tempo teme come un ingombrante invasore, invasore della casa e soprattutto del conto corrente perché Marina, l’ucraina, vorrebbe costruire una famiglia con Antonio, Marina vorrebbe soprattutto (questa la cosa più terrificante e spaventevole per il nostro dentista) dei figli. Antonio teme i figli più di ogni altra cosa perché i bambini sono di un egoismo assoluto e lui, egoista per paura, questo proprio non può accettarlo. E’ così che nasce l’idea di questa commedia, da questo paradosso: un uomo che non vuole avere figli costretto a ricevere in casa un suo coetaneo che ha bisogno di ritornare ad essere un figlio. Nel paradosso di questo scontro generazionale tra due uomini della stessa età forse si nasconde quello che io credo sia un finto problema. Penso che l’età ci distingua gli uni dagli altri, ma altrettanto fermamente credo che dal punto di vista sociale l’età sia soltanto una convenzione. Credo che dividere i cittadini tra giovani ed anziani sia un vecchio modo di intendere la politica. Penso che esistano piuttosto le persone e che ogni persona abbia il diritto e il dovere di salvaguardare il proprio benessere sociale e spirituale.” Come per le altre sette tappe in scalette, l’inizio dello spettacolo è fissato per le ore 20.45. il programma della manifestazione proseguirà con “Gennaro Belvedere, testimone cieco”, con protagonista Oscar Di Maio e regista Mario Brancaccio(9 dicembre), “La Cantata dei Pastori”, di e con Peppe Barra e Paolo Memoli, per la regia dello stesso Barra(7 gennaio, “L’ispettore Drake e il delitto perfetto”, di David Tristram, con Sergio Assisi e Francesco Procopio(21 gennaio), “Sono apparso a San Gennaro”, di e con Federico Salvatore, ce ne cura anche la regia(3 febbraio), “Tre papà per un bebè”, di Antonio Grieco, con Mario Zamma, Nicola Canonico e Alessia Fabiani(18 febbraio), “Il bello della diretta”, di Lucio Pierri e Lello Marangio, con Lucio Pierri e Maria Mazza(4 marzo), e, dulcis in fundo, “Io e Napoli”, di e con Gino Rivieccio, per la regia di Giacomo Drillo.

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