Cronaca/Interno/Politica

Neanche Mattarella vuol farci votare

sergio_mattarella(di Gianluca Veneziani – lintraprendente.it) – Comunque vada, non si vota. È l’unica certezza che abbiamo a cinquanta giorni dal referendum: che vinca il Sì o il No, gli italiani non avranno la possibilità di tornare alle urne e scegliersi – come spetterebbe loro di diritto – una maggioranza parlamentare e dunque un premier che li rappresenti.

Anche Mattarella si è infatti accodato al gruppo di quelli “tutto, tranne che le elezioni”. Eppure gli scenari perché si vada a votare per Politiche anticipate ci sarebbero tutti: se vince il Sì, il Senato si ritroverebbe depotenziato delle sue funzioni e nondimeno continuerebbe a svolgerle, con un’evidente contraddizione tra ciò che dice la Carta (riformata) e quella che sarebbe la prassi politica. Se vince il No, a maggior ragione, il premier dovrebbe rassegnare le dimissioni, anche sulla base delle promesse fatte (“Se perdo, vado a casa”), e gli italiani avere la facoltà di tradurre politicamente la bocciatura del renzismo.

E invece nulla di questo succederà perché, come fa sapere oggi Repubblica, intenzione del Quirinale è favorire la “conclusione naturale dei 5 anni di legislatura”. A prescindere. Il che significa optare, soprattutto in caso di vittoria del No e di dimissioni di Renzi, per un governo di scopo, una Grosse Koalition, un’ennesima maggioranza fondata sull’inciucio e le larghe intese. Una soluzione, come ben si sa, condivisa e anzi incoraggiata dall'(ex?) presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che recentemente ha caldeggiato un governo di coalizione sostenendo che “avere una politica di alleanze non è una bestemmia”.

Dunque, dopo tre governi e tre premier non voluti dagli italiani, dopo tre governi e tre premier imposti (senza alcun mandato elettorale, come vorrebbe la Costituzione) dal vecchio capo dello Stato, pure il nuovo capo dello Stato continua a negarci il voto. Che poi sarebbe la naturale conseguenza di tutto questo battage sulla riforma costituzionale e sull’Italicum: cambiare il Senato e modificare la legge elettorale, perché si possa tornare al voto. E invece no: si cambiamo le istituzioni, la Costituzione e il sistema elettorale perché non si voti. Una meravigliosa forma di gattopardismo.

L’altro paradosso  è che tutto questo richiamo alle urne, questa estenuante campagna elettorale e questo invito a sceglierci il nostro destino non coincideranno con un vera realizzazione della democrazia: perché al voto del referendum non farà comunque seguito un altro voto. Col Sì, Renzi è blindato sulla poltrona. Col No, deciderà il Palazzo il nuovo premier.

Poi dicono che “la sovranità appartiene al popolo”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...