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Vittorio Feltri: “Rai, un ‘cesso’ riservato alla politica”

Delle Monache RAI(Vittorio Feltri per Libero Quotidiano) – Sappiamo da tempo che la Rai non è più quella di una volta. Ovvio, subendo la concorrenza di varie emittenti, alcune agguerrite come La7 o Sky, fatica a stare a galla e spesso affonda. Peccato però che continui a costare un occhio e che a pagare siano gli italiani attraverso non un canone, cioè un abbonamento che per definizione non sarebbe obbligatorio sottoscrivere, bensì una tassa cosiddetta di possesso. Possesso di che? Dell’apparecchio televisivo. Una assurdità.

Vano protestare: i governi sono sordi perché trattano i cittadini da sudditi, imponendo loro balzelli senza chiedersi se siano legittimi o no. Infatti utilizzano la Rai come se fosse roba loro, un servizio, nel senso di gabinetto o, meglio, di cesso riservato alla politica. Chi comanda a Palazzo Chigi, comanda anche in viale Mazzini e ci mette a capo un amico fidato. Il risultato è disgustoso.

L’ ultima prova di ciò che andiamo sostenendo l’ abbiamo avuta sabato sera quando è andata in onda su Raiuno una trasmissione intitolata Dieci cose, ideata da Walter Veltroni, e costata un patrimonio ossia un milione a puntata che, moltiplicato per quattro puntate, fanno quattro milioni, uno sproposito se si pensa che il programma all’ esordio è stato un clamoroso insuccesso, non avendo superato l’11 per cento degli ascolti.

Oddio, nel campo della tv i fiaschi sono all’ordine del giorno, ma se dobbiamo bercene quattro, e a quel prezzo, si supera non solo il limite alcolico consentito, ma anche quello della decenza. Con rispetto parlando, non si capisce perché il «capolavoro» sia stato affidato all’ex segretario del Partito Democratico.

Che titoli ha costui per ricoprire simile incarico? Uno solo che ci pare insufficiente: suo padre era un caporedattore dei notiziari Rai. Noi rispettiamo Veltroni, per carità, anche se nei panni dello statista non è riuscito a svettare, ma non ci sembrava il caso di mettergli nelle mani quattro milioni per organizzare una specie di fallimento.

Ma questi sono dettagli benché il salato conto lo si debba saldare noialtri. Il problema è più generale. E cioè che l’ex monopolio sia gestito non come una grande azienda, quale dovrebbe essere, ma come una osteria dove l’ ultimo avventore brillo abbia facoltà di sfamarsi gratis. Questo è intollerabile.

Ha ragione Massimo Giletti, conduttore della domenicale Arena, quando afferma che l’antenna pubblica, priva di cervello, incapace di inventarsi nuovi personaggi televisivi, lo sopporta soltanto perché i suoi dati di ascolto sono ottimi altrimenti lo avrebbe già cacciato perché rema contro corrente. Il requisito richiesto a un uomo o a una donna che si dedichi all’ antenna in questione è la prontezza a sposare il conformismo dominante al momento.

Il resto non ha peso. L’ abilità professionale è ininfluente per avere un contratto. Veltroni è di sicuro una persona perbene e noi non abbiamo nulla contro di lui, ma qualcuno ci deve pur spiegare che abbia fatto egli di decisivo per meritare di spendere 4 milioni di euro allo scopo di propinarci una immane rottura di scatole. Se aveva bisogno di una occupazione bastava concedergli un impiego socialmente utile e non dannoso quanto quello che gli ha dato la Rai.

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