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Jimmy Page: il momento della vecchiaia sarà quello in cui non si avrà più la forza di prendere in mano la chitarra

page-the-edge-jack-white-845459(Luca Beatrice per il Giornale) – Curiosando nell’archivio di Netflix, spunta fuori una chicca imprescindibile per gli amanti del rock.

It Might Get Loud, documentario del 2008 diretto dallo specialista Davis Guggenheim. Nato nel 1963, il regista è evidentemente cresciuto a pane e rock; le sue radici culturali affondano dunque in quei suoni che hanno segnato più di una generazione, fino all’esaurimento recente che così tanto ci inquieta. Questo genere di musica è sinonimo di chitarra, un oggetto che finisce per diventare prolungamento del corpo stesso dell’artista, dalle forme sinuose e sensuali, le cui corde hanno definito stili ed epoche.

Da qui l’idea di riunire in un unico studio tre «maestri assoluti» di decenni diversi, Jimmy Page, The Edge e Jack White, ciascuno a proprio modo una leggenda. Page, dopo aver suonato negli Yardbirds è stato il chitarrista dei Led Zeppelin, ovvero la band che ha introdotto il linguaggio dell’hard rock. Il crescendo di Stairway to Heaven è assurto di fatto all’immortalità della musica moderna.

Nel 2008 Page appariva come un bel signore dai lunghi capelli bianchi e lo stile sobrio, mentre The Edge, fondamentale nel sound U2 almeno quanto la voce di Bono, è sempre uguale a se stesso, col cappellino di lana calato in testa. Per chi, come la band dublinese, ha cominciato a suonare dopo la rivoluzione punk, niente è più stato lo stesso. Al termine di quella che molti hanno considerato l’ultima avanguardia, chiunque si poteva sentire autorizzato a prendere in mano una chitarra, senza studi specifici e provarci seguendo i dettami del Do It Yourself (fai da te).

It Might Get Loud

Molto più giovane è Jack White, che viene da Detroit. Paradossalmente è lui il più attratto dal gusto vintage, da tutto ciò che profuma di antico e di blues. La sua storia di musicista, dai tempi dei White Stripes con la sorella Meg fino all’altro gruppo Raconteurs, nasce in puro spirito indipendente, pur toccando qua e là il mainstream.

It Might Be Loud mescola interviste, confessioni, momenti privati a spezzoni live che vorremmo non finissero mai. Assoli interminabili degli anni ’70, riff mandati a memoria, ci riportano alla età dell’oro del rock che, da musica giovanile per eccellenza, si è trasformata in musica per adulti. Come non provare tenerezza rivedendo le vecchie cassette Basf da tempo fuori produzione, osservando gli artigiani capaci di assemblare vere e proprie opere d’arte, ciascuna con una propria forma e colore? L’effetto nostalgia è in agguato…

Oggi che siamo sommersi da brutta musica di plastica, che la ruggine dell’analogico è stata soppiantata dalla piattezza del digitale, tocca dar ragione a Jimmy Page, dall’alto dei suoi oltre settant’anni: il momento della vecchiaia sarà quello in cui non si avrà più la forza di prendere in mano la chitarra. Speriamo accada il più tardi possibile.

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