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Mastella: da Ceppaloni con furore

il-sindaco-di-benevento-clemente-mastella-817272(dagospia.com) – Pietro Senaldi per Libero Quotidiano – Ha fondato cinque partiti negli ultimi vent’anni, è stato ministro di Prodi e di Berlusconi, deputato per la Dc, il Ccd, l’Udr e l’ Udeur, senatore dell’Udeur, europarlamentare del Pdl, membro del comitato di presidenza di Forza Italia, sindaco di Ceppaloni. Dal 2014 è sindaco di Benevento come leader della sua ultima creatura, Popolari per il Sud.

«Mi hanno sostenuto anche Forza Italia e Udc ma solo perché non volevo rompere vecchi rapporti e amicizie, non per bisogno. Sarei arrivato al ballottaggio anche solo grazie alle mie due liste, Mastella Sindaco e Noi Sanniti per Mastella».

Ma alla fine, quanti partiti ha cambiato?

«Non è questo il punto, io sono sempre rimasto lo stesso. E finché c’ è stata la Dc non ho mai neppure cambiato corrente, sempre demitiano, nella sinistra di base».

Quindi lei è un po’ più di sinistra in fondo?

«Io sono di centro, seguace di De Gasperi, che diceva che noi democristiani siamo un centro che guarda a sinistra».

Sarà di Centro, ma cambia spesso baricentro.

«Il mio baricentro resta uguale, è il Centro che si sposta, a sinistra o a destra, secondo le circostanze».

E adesso dove sta?

«Adesso non c’è, ci sono dei centrini a rimorchio del sovrano. Per qualcuno è Renzi, per altri è ancora Berlusconi. Ai miei tempi invece eravamo noi a scegliere con chi stare e dettare le condizioni».

Che cos’è cambiato?

«Tutto. Lo scenario oggi è tripolare e il Centro si è sfaldato in tanti atomi, manca un tronco robusto».

Ma quanto vale oggi il Centro?

«Nel Palazzo può contare su 120 parlamentari. Un potere immenso, che però non sanno usare. Sono incapaci di dare un’idea di unità, per questo alle elezioni locali è sempre un bagno di sangue. Colpa dei troppi egoismi e personalismi».

Non incidono perché sanno di non avere i voti: sono stati eletti quasi tutti grazie a Berlusconi…

«Ma hanno ruoli importanti, e se vogliono conquistare voti dovrebbero imparare a farli valere».

È una critica ad Alfano?

«Alfano è meglio di quel che sembra e da ministro non sta facendo male, però soffre troppo Renzi».

Cosa poteva fare?

«Bloccarlo sull’Italicum: il centro vive solo se ci sono premio di coalizione e turno unico. E poi…».

Prego, onorevole…

«Forza Italia frana, la Lega al Sud non esiste, Fratelli d’Italia ha i suoi limiti: ci sarebbero milioni di voti da andare a prendere. Servirebbero una strategia e un progetto politico, qui invece si decide dove vendere il prodotto prima di stabilire quale prodotto si vuole vendere».

Detto da lei, che ha sempre cambiato schieramento…

«La prospettiva è diversa. Il mio Udeur era un partito personale, valeva l’1,5%, per dodici anni sono stato costretto a zigzagare tra chi voleva farmi fuori, come un rugbista con la palla in mano. C’erano la Margherita, Forza Italia al massimo del consenso, ho cavalcato la pelle della tigre. Oggi il Centro non avrebbe rivali e ha una potenzialità che stimo tra il 6 e il 10%».

Perché non torna in campo e si prende lei tutto il cucuzzaro?

«Me lo domandano in tanti. Sono come Ciro, il primo dinosauro trovato in Italia. A Benevento, desto simpatia e curiosità».

E allora perché no?

«Sono pago della mia dimensione locale. Non voglio schierarmi, altrimenti subito si dice che busso a poltrone. Preferisco tenermi le mani libere e ritagliarmi un ruolo di autorità morale, per favorire, se ci riesco, la riconciliazione di tutti i centrini».

Con chi è in contatto?

«Casini, Alfano, Cesa, De Mita… Con tutti».

Parisi? È centro anche lui?

«In un sistema proporzionale andrebbe bene. Ma in una logica presidenzialista come quella di oggi serve altro. Devi tenere la cazzimma, essere un populista. Vanno bene Berlusconi, Renzi, Grillo, non i pariolini fighetti e misurati. Parisi l’ha creato Berlusconi, può fare al massimo il coordinatore. Lo vedrei bene ad aiutare Marina Berlusconi, se lei scendesse in campo».

Si dice che prima o poi Berlusconi ammazzerà Parisi…

«Un giorno gli dirà: “Ti ho dato in mano il partito ma non sei stato in grado”. Come con Alfano e il quid. Silvio ha l’idea del ragazzo spazzola, sono tutti bravi però la barberia dev’essere la sua».

Lei come si è trovato con Berlusconi?

«A livello personale sempre benissimo ma mi ha detto troppe bugie. Lo fa simpaticamente, con il sorriso sulle labbra; tu sai che mente ma vedi solo il sorriso e gli credi. La bugia la scopri quando ti ha fottuto».

Forza Italia si dividerà tra parisiani e salviniani?

«Non sopravvalutiamo Salvini: con lui leader, il centrodestra può anche non presentarsi».

Ah già che lei lo detesta…

«Io non lo detesto. È lui che mi ha attaccato gratuitamente. Io facevo il mio movimento locale nel Sannio, ero un suo potenziale alleato, e lui ha dichiarato “mai con Mastella”. Ma chi gli aveva mai chiesto niente? E poi è finita che io a Benevento ho vinto e lui a Varese ha perso».

Con Bossi andava d’accordo?

«La sera prima che stesse male abbiamo cantato insieme abbracciati “Maruzzella” a Porta a Porta. Bossi ha capacità politiche, era legato al territorio ha dato dignità a quei padani che prima nessuno si filava. Salvini è un tardo lepenista. Se si risolve l’emergenza immigrazione, lui non ha più ragione di esistere».

Cinquant’anni di politica, di cosa va più fiero?

«Del mio rapporto con il territorio e la mia gente. E poi, da ministro di Prodi, con l’ordinamento Mastella ho messo ordine nelle carriere dei magistrati. Prima facevano quello che volevano. Davigo ha detto che sono stato il miglior ministro della Giustizia che lui ricordi».

Per questo i giudici gliel’hanno fatta pagare indagandola da ministro, con sua moglie?

«Forse anche per questo, ma non solo. Il governo Prodi non era amato dalla Chiesa perché voleva le unioni civili. Neppure gli Usa ci amavano, visto che D’ Alema, ministro degli Esteri, si faceva fotografare con Hezbollah. L’ esecutivo era debole, si reggeva sui pannoloni, Europa e America non gradivano».

Anche voi vittime di un golpe dolce diretto dall’ estero come Berlusconi nel 2011?

«Io e mia moglie siamo stati indagati per intercettazioni in cui segnalavamo un paio di persone. Su seicento agli atti. Siamo stati assolti entrambi: la mia messa in stato d’ accusa era funzionale alla caduta del governo. Sono convinto che dietro ci fosse una storia di Servizi deviati. A Napoli le mie intercettazioni alla stampa le consegnò un funzionario della prefettura, ministero degli Interni, non gente della Procura».

Perché puntarono proprio lei?

«Ero il più piccolo con il mio partitino, potevano abbattermi senza squassare l’intero sistema politico».

Quanto durerà Renzi?

«Almeno altri cinque anni, che vinca o che perda il referendum. Se vince il Sì, spiana tutti, non fa prigionieri, il Centro è morto. Se vince il No, c’è già pronto un Renzi bis, cambia la legge elettorale e vince».

A meno che al congresso Pd non gli sfilino il partito?

«Chi può sfilarglielo? Speranza sarà una speranza a vita, Bersani parla, parla, ma ha sbagliato tutto. Se la riforma costituzionale non gli piaceva non doveva votarla in Parlamento, invece si è limitato a criticarla e si è schierato contro troppo tardi».

Come mai questo errore?

«Teoricamente i parlamentari Pd sono quasi tutti suoi, ma Renzi glieli ha presi a uno a uno e lui per mesi non ha saputo su chi poteva contare. Renzi è abilissimo e rapido».

Cosa l’ha aiutato?

«La caduta delle vecchie dignità del Pd. L’elettorato era sconcertato dai vari D’Alema, Veltroni, Fassino e lui ha colpito duro: è stato il Grillo parlante del Pd».

Letta può essere l’anti-Renzi?

«Sulla carta: ha curriculum, qualità, ma è scappato in Francia. Se fosse rimasto questa sarebbe l’ora della sua rivincita. Noi democristiani eravamo dei combattenti. Perdevi? Rimanevi in attesa della rivincita».

Ha un lato debole il premier?

«Il suo consenso sta calando. Colpa dell’ economia. Di economia Renzi non ci capisce molto, d’altronde nessun democristiano è mai stato forte in economia, neppure De Gasperi».

Forse è per questo che l’Italia è messa così male, non crede?

«Forse sì. Noi democristiani abbiamo ritenuto l’economia affare secondario. Guardi chi mettevamo al Tesoro: Carli, Stammata, Andreatta, gente di seconda fila».

Il Partito della Nazione sarà la nuova Dc?

«Una Dc moderna. Con l’aggravarsi del caso Raggi, Cinquestelle è destinato a calare e spegnersi. La destra rischia di estremizzarsi, e anche la sinistra dissenziente. Rimarrà un grande corpaccione centrale, il partito di Renzi».

Ho capito: è diventato renziano. Allora perché vota No al referendum?

«Per istinto di conservazione. E poi mi offende il modo. Non si cambia la Costituzione a colpi di fiducia. Se domani cambia il governo che facciamo, ricambiamo la Costituzione? Voteremo il referendum senza sapere quale sarà la legge elettorale e se i senatori saranno scelti dai cittadini o dai consiglieri regionali».

Concorda con chi parla di democrazia a rischio?

«Diciamo che il premier ha una concezione del potere aggressiva, di giovanile temerarietà. Lui ci prova, a volte bluffa ma il problema è che nessuno è in grado di vedere il bluff. Significa che è più bravo degli altri».

Gode di stampa un po’ troppo favorevole?

«Si ricorda il Clan degli Irpini ai tempi di De Mita? Eravamo 4-5 e ci rompevano le palle. Al Giglio Magico sono centinaia e nessuno dice nulla».

Cosa può far cadere Renzi?

«Lo farà cadere il Pd, perché malgrado gli sforzi di Matteo, non sarà mai un partito personale. I partiti personali possono durare anche trent’anni, quelli istituzionali consumano i leader più in fretta».

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