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Niente sconti sulle multe, Renzi frega Nardella (e mezza Italia)

UFFICIO STAMPA COMUNE DI FIRENZE(di Franco Bechis – limbeccata.it) – Che sfortuna hanno i fiorentini. Il loro concittadino più illustre, Matteo Renzi, ha appena varato un decreto legge popolarissimo, che rottama anche tutte le cartelle di Equitalia sulle multe per violazioni al codice della strada. Via gli interessi e i moltiplicatori che le facevano lievitare fino al doppio o al triplo del loro importo. Un magnifico sconto. Che però non vale per gli abitanti di Firenze. Motivo? Il governo può intervenire solo sulle cartelle esattoriali di Equitalia, che è società controllata dalla Agenzia delle Entrate. Ma non può nulla sulle cartelle inviate da altre società di riscossione.

E i fiorentini non hanno più Equitalia dalla fine del 2013, sostituita da una partecipata municipale, Linea comune. Tutta colpa del sindaco dell’epoca, che connuna dura battaglia fece saltare la convenzione di Equitalia. E chi era il sindaco? Renzi. Per colpa sua dunque oggi il nuovo sindaco Dario Nardella e i fiorentini non potranno godere del condono parziale sulle loro multe deciso da Renzi.

tabellaequitaliacomuniUnica magra consolazione il fatto che saranno in buona compagnia, perché in questo momento l’Italia è divisa in due da quel decreto legge. Ne beneficeranno i cittadini di 3.622 comuni italiani, ancora serviti anche per la riscossione delle multe da Equitalia. Ma sono il 45% degli 8.005 comuni in totale. La maggioranza di loro, 4.383 comuni (il 55% del totale) ha disdettato le convenzioni con Equitalia, decidendo di procedere da sé o affidare a società private quella riscossione. E tutti questi resteranno a bocca asciutta, o saranno toccati dal mini condono solo se le carte esattoriali riguardano anni in cui la riscossione era ancora affidata ad Equitalia. Per i fiorentini quindi lo sconto varrà solo fino al 31 dicembre 2013, ma non per il 2014, il 2015 e il 2016. Stessa cosa per gli abitanti di tutti i comuni che non si servono di Equitalia.

Restano quindi fuori dalla sanatoria quasi tutte le città che sono state conquistate in questi anni dal Movimento 5 stelle, visto che fra i primi atti della loro amministrazione c’è stata quasi sempre la disdetta della convenzione con Equitalia. Fuori quindi dal mini condono, almeno per gli anni più recenti, Federico Pizzarotti e i cittadini di Parma, Filippo Nogarin e i cittadini di Livorno, e ancora Ragusa e Civitavecchia per citare i comuni più rilevanti a 5 stelle. Sono dentro invece i cittadini di Roma e Torino perché le due sindache grilline, Virginia Raggi e Chiara Appendino, non si erano ancora mosse in quella direzione.

Ma non si tratta solo di penalizzazione dei comuni a 5 stelle, visto che anche i fiorentini ne pagano le conseguenze. Fra chi è escluso dalla sanatoria ci sono ad esempio i milanesi, e in questo caso fu Giuliano Pisapia a regolare la riscossione dei tributi e delle multe fuori dal rassicurante ma impopolare ombrello di Equitalia. L’elenco è davvero interminabile: sono esclusi 244 comuni sui 305 dell’Abruzzo, 111 comuni sui 136 del Molise, 879 sui 1.202 comuni del Piemonte, 192 sui 300 comuni del Trentino Alto Adige, 46 sui 74 comuni della Valle D’Aosta, 139 su 235 comuni della Liguria, 889 sui 1.527 comuni della Lombardia, 194 sui 334 comuni della Emilia Romagna, 229 sui 409 comuni della Calabria, 304 sui 550 comuni della Campania, 712 sui 131 comuni della Basilicata, 186 sui 377 comuni della Sardegna, 125 sui 258 comuni della Puglia, 254 sui 576 comuni del Veneto, 91 sui 236 comuni delle Marche, 145 sui 378 comuni del Lazio, 127 sui 390 comuni della Sicilia, 30 sui 92 comuni dell’Umbria, 62 sui 216 comuni del Friuli e 65 sui 279 comuni della Toscana, che è la regione meno paralizzata da questa divisione dell’Italia sul condono.

Restano così fuori dalla sanatoria almeno parzialmente gli abitanti di comuni agli antipodi di Italia, da Mesagne in provincia di Brindisi a Thiene in provincia di Vicenza, passando per Riccione, San Donà di Piave, Foggia, Pisa, Massa, Lucca, Cassino, Vigevano, Venaria Reale, Calalzo di Cadore, Augusta e perfino Napoli, che ha camiato società di riscossione dall’inizio del 2016 (e quindi avrà escluse dalla sanatoria solo le multe di questo ultimo periodo).

Un problema che andrà in qualche modo risolto, o con l’adesione volontaria dei comuni esclusi alla sanatoria prevista dal decreto, o con una norma quadro che li ricomprenda tutti all’interno delle norme previste per Equitalia, perché con queste due velocità il decreto rischia seriamente l’incostituzionalità. Anche perché un cittadino con cartella emessa da altra società di riscossione potrebbe ricorrere in tribunale e fare sollevare quella impar condicio davanti alla Corte Costituzionale, con esito positivo quasi certo..

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