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“É stata l’upupa”: di Marco Travaglio

mattarella speciale-quirinale-150202183718(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Eugenio Scalfari non ha perso il gusto dello scoop. Infatti l’altroieri ne ha infilati due in un solo articolo. E che scoop! Mica su un politicuzzo qualunque, ma nientemeno che sul presidente della Repubblica. Il primo è che Sergio Mattarella gli avrebbe preannunciato il suo Sì al referendum costituzionale in un colloquio privato (si fa per dire, visto che Scalfari, da buon giornalista, l’ha subito spiattellato su Repubblica). Il secondo è che Mattarella parla – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 25 ottobre 2016, dal titolo “É stata l’upupa” –.

Eugenio Scalfari non ha perso il gusto dello scoop. Infatti l’altroieri ne ha infilati due in un solo articolo. E che scoop! Mica su un politicuzzo qualunque, ma nientemeno che sul presidente della Repubblica. Il primo è che Sergio Mattarella gli avrebbe preannunciato il suo Sì al referendum costituzionale in un colloquio privato (si fa per dire, visto che Scalfari, da buon giornalista, l’ha subito spiattellato su Repubblica). Il secondo è che Mattarella parla. Almeno in privato: in pubblico, salvo rarissime eccezioni, non ancora, ma i logopedisti ci stanno lavorando. Stupefatti dalla perduta terzietà dell’Arbitro Supremo, tantopiù quando è in gioco la Costituzione su cui ha giurato e che dovrebbe difendere, abbiamo chiesto al Quirinale se davvero il Presidente abbia anticipato il suo voto (fatto mai accaduto nella storia repubblicana) a Scalfari e, se sì, se l’abbia autorizzato a renderlo pubblico in piena campagna elettorale (fatto mai accaduto nella storia repubblicana). Ed ecco la risposta del portavoce (si fa sempre per dire, visto che lavorano per un afono): “Il capo dello Stato parla solo per atti ufficiali e ognuno è libero di interpretare come vuole i colloqui privati”. Ora però ognuno è libero di interpretare pure il comunicato sul colloquio privato, che si presta anch’esso alle letture più disparate. 1) Mattarella ha detto a Scalfari che vota Sì e Scalfari ha capito bene. 2) Mattarella ha detto a Scalfari che vota No e Scalfari ha capito male. 3) Mattarella, a Scalfari, non ha detto come vota o ha detto che non lo sa, ma Scalfari ha capito che vota Sì. 4) Mattarella, con Scalfari, non ha detto una parola, ma dalla mimica facciale Scalfari ha arguito che voterà Sì e ci ha azzeccato. 5) Mattarella, con la mimica facciale, voleva dire che voterà No, ma uno starnuto ha incasinato tutto e gli è uscita una faccia da Sì. C’è poi un’ulteriore complicazione: ieri il presidente ha parlato a lungo (almeno per i suoi standard medi). E non per atti ufficiali, ma con un discorso informale alla giornata sulla ricerca contro il cancro. Si è scagliato contro chi critica i vaccini, che purtroppo col cancro non c’entrano e che comunque non spetta a lui difendere, visto che non risulta laureato in medicina, ma in legge: improbabile che qualcuno, dovendo decidere se vaccinarsi o no, chieda a lui. Con la stessa attinenza al tema, magari a margine del simposio, Mattarella avrebbe potuto rassicurare i cittadini sul fatto che il primo arbitro d’Italia non s’è iscritto alla Juve, o al Milan, o alla Roma, ma che tutti gli elettori, del Sì e del No, possono fidarsi di lui sino a fine campionato.

Invece non l’ha fatto e ora gli elettori sono autorizzati a pensare che l’arbitro parteggi per una delle due squadre referendarie: quella già favorita da Rai, Mediaset e Sky, dai finanziamenti pubblici e dalle invasioni di campo degli Usa e dell’Ue. Perché mai Mattarella, che si è sempre vantato della sua imparzialità, abbia deciso di smentirla, non è dato sapere. Forse perché ha paura di Renzi, che lo cazzia di continuo (come dimenticare il suo voto notturno e clandestino al referendum sulle trivelle, alle 20.38, dopo i tg della sera, per non urtare il premier che aveva ordinato l’astensione?). O forse per un altro motivo, che una precedente visita quirinalizia di Scalfari autorizza a ipotizzare. Non è la prima volta che il fondatore di Repubblica parla con un capo dello Stato e poi gli rovina la reputazione. Nell’estate del 2012 si recò in pellegrinaggio a Castelporziano per rendere omaggio a Giorgio Napolitano in scadenza di mandato. E non per dargli l’addio, ma per implorarlo –non s’è mai saputo perché e a che titolo –di concedere il bis, restando altri 7 anni. Proposta fieramente respinta dal monarca, che giurò di non pensarci proprio, salvo poi un anno dopo smentirsi e farsi rieleggere su due piedi. L’infausto esito della missione era stato preannunciato da sinistre presenze faunistiche che avevano funestato il viaggio del Fondatore, che le raccontò su Repubblica:“Un cinghialotto ci passa davanti e scompare nel folto del bosco… Sulle strisce di prato ai lati del viale saltella qualche merlo e un’upupa. L’‘ilare uccello cammina impettito con la piccola cresta sul capo”. Ora, diversamente dal cinghialotto che sopravvive agevolmente all’inverno nel parco di Castelporziano, l’upupa presidenziale viene ricoverata nei mesi più rigidi in una voliera riscaldata del Quirinale. E fra l’altro dà una mano al presidente, doppiandolo in playback quando proprio non gli esce neppure un monosillabo. Ecco svelato l’arcano dell’incontro Scalfari-Mattarella, molto simile a un colloquio di trent’anni fa tra Montanelli e Spadolini nella sede del Giornale. Il politico repubblicano sentì una voce che scandiva “Va’ a cagare! Va’ a cagare!”. E, non vedendo altre persone nella stanza, protestò col direttore: “Ma Indro! Mi meraviglio di te!”. Il vecchio Indro si scusò per l’equivoco: la voce era quella di Marco, lo sboccatissimo merlo indiano che gli aveva donato Angelo Rizzoli e che si divertiva a metterlo in imbarazzo con gli ospiti illustri, ripetendo frasi ascoltate in redazione. L’altro giorno, sul Colle, Scalfari parlava e Mattarella taceva. Poi a un certo punto s’è udita una voce: “Vota Sì, vota Sì!”. Era l’upupa, che si diverte a doppiare il presidente muto. E non si sa se ripetesse quel che sentiva dire negli ultimi tempi da Napolitano, quel che va dicendo di recente Mattarella ai suoi collaboratori, o magari gli ordini di scuderia di Renzi nelle ultime visite al presidente. Sta di fatto che Scalfari, non potendo conoscere la voce di Mattarella (non parla), l’ha confusa con quella dell’ilare uccello. Ora, siamo seri: chi può pretendere che il presidente della Repubblica prenda carta e penna per smentire un’upupa?

 

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