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Dov’è il pacco?

labuonaequitalia(di Alessandro Giliolihttp://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it) – L’altro giorno su Sky è passato un sondaggio sulle reazioni degli italiani alla rottamazione delle cartelle Equitalia e sulla liquidazione della medesima. Il 53 per cento – vado a memoria – sosteneva che era solo una presa in giro.

Sul momento mi ha stupito: la rottamazione Equitalia (quella delle cartelle, almeno) è un risparmio vero per chi ha pendenze. Poi possiamo discutere se è una dazione elettorale e un occhieggiare all’ondata antiestablishment in vista del 4 dicembre (sì, secondo me lo è con ogni evidenza) ma molte persone pagheranno effettivamente meno soldi rispetto a quelli che avrebbero pagato prima.

Allora perché tutta questa diffidenza?

Che è un po’ la stessa diffidenza che abbiamo visto e letto tutti nelle povere anime di Goro. Il cui refrain era: sì, undici donne e un po’ di bambini, ma poi arrivano tutti gli altri, «l’invasione».

Lasciamo stare la fondatezza di questa paura, così come sul momento lasciamo stare le dinamiche che negli anni hanno ridotto queste persone a identificare i loro problemi con i migranti: quello che mi interessa qui sottolineare è il filo rosso della sfiducia.

La convinzione che “dietro tutto questo c’è di sicuro il pacco”. Ci dicono una cosa per farne un’altra. Non ci credete. “Sveglia!!1!”, come negli status più allarmisti (e spesso cospirazionisti) su Facebook, come nella pancia del più ingenuo grillismo (ma non solo).

Già, il cospirazionismo. Che ci fa spesso sorridere o scuotere la testa: dalle scie chimiche alla diffusione dei virus.

Di solito si attribuisce la diffusione del cospirazionismo alla Rete, al fatto che nel newsfeed di Facebook tutti i contenuti appaiano con la stessa apparente dignità – e non abbiamo ancora imparato a distinguere il grano dal loglio, la ricerca scientifica dalla bufala di un preadolescente.

Okay, ci può stare – come booster mediatico – ma non basta. Forse a questa spiegazione si può accostare anche un’altra, che ha invece radici e storia fuori dalla Rete.

E che semplifico/sintetizzo così: tanto maggiore è la quantità e gravità di truffe reali subite o percepite, quanto più cresce la diffidenza erga omnia (cioè anche verso ciò che truffa non è) e la convinzione di essere costantemente vittime di raggiri, imbrogli, macchinazioni.

Già, perché la realtà è complicata. Per mille cospirazioni che ci inventiamo, c’è stato tuttavia qualche raggiro reale subito o quanto meno onestamente percepito.

Un paio di decenni fa, ad esempio, ci hanno detto che la globalizzazione avrebbe portato grandi vantaggi a tutti – e così la finanza, la Borsa, i mercati liberi da lacci e laccioli.

A proposito, ci hanno anche detto che liberare il lavoro da lacci e laccioli avrebbe rilanciato l’economia trasformandoci tutti in benestanti e felici free agent, mica quella palla noiosa e monotona che era il posto fisso.

Ci hanno promesso che con l’euro avremmo lavorato un giorno di meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno di più.

Ci hanno assicurato che le privatizzazioni avrebbero reso tutto più efficiente.

Ci hanno spiegato che la competizione e la meritocrazia avrebbero liberato energie positive con ricadute positive per tutti.

Ci hanno detto che caduto il comunismo era finita la storia, cioè l’umanità aveva trovato la sua strada definitiva nel benessere crescente per tutti creato dal liberismo globale.

Non è andata proprio così, diciamo, almeno per ora.

Anzi, è andata alla rovescia, almeno qui in Europa: crisi del 2008, impoverimento del ceto medio, aumento delle disuguaglianze, pensioni ridotte e allontanate nel tempo, risparmiatori truffati dalle banche, precarizzazione acrobatica del lavoro, un’intera generazione di nuovi adulti con la certezza che starà peggio dei propri genitori.

E che cacchio: sarebbe quasi un miracolo che dopo una botta del genere non si diffidasse di tutto.

Sarebbe un miracolo se di fronte a qualsiasi accadimento o decisione, la prima domanda non fosse: “dov’è il pacco?”.

Ecco: riusciremo a tornare un Paese civile – e magari decentemente coeso – il giorno in cui il rapporto tra politica e cittadini non sarà più imperniato sulle promesse a vanvera della prima e sull’immediata reazione “dov’è il pacco?” dei secondi.

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