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Marcello Veneziani: “Se il PD chiude bottega”

pd-giubbonari(Marcello Veneziani – Il Tempo) – Oggi in via dei Giubbonari sarà in scena un mesto addio. La storica sezione del Pci, poi diventata circolo del Pd, con la bacheca dell’Unità e le bandiere rosse, chiuderà i battenti. Il suo canto del cigno sarà un’assemblea convocata per oggi, poi a novembre ammainerà bandiera e calerà l’insegna. Non sappiamo se spiegarne la ragione con la motivazione politica renziana, rottamazione per quelli che votano no al referendum, o con la motivazione economica effettiva, morosità.

Per decenni quella sede aveva usufruito di un fitto ridicolo, poi quando fu adeguato, ai tempi di Alemanno, agli affitti correnti, non lo pagò. E da partito di governo ha continuato a comportarsi come un centro sociale. Si potrebbe dire: giusto chiudere la sede, non c’è motivo di privilegiare loro e non altri partiti e di privilegiare i partiti rispetto alle botteghe e ai negozi di artigiani che fanno i salti mortali per pagare affitto, personale e tenersi in regola. Giusto.

Ma permettete a chi non ha mai avuto simpatia per la sinistra e per il Pci, sentire un piccolo tuffo al cuore nel vedere un’altra casa della politica, della passione civile, della militanza ideale ritirarsi per far posto a qualche jeanseria o affini. È lo stesso dispiacere che si prova quando chiude una libreria o un’antica bottega sopraffatta da supermercati o sportelli bancari. E’ una civiltà che finisce. Anche se in questo caso evoca il vecchio, atroce comunismo. I comunisti non mangiano più i bambini; nella società liquida di cui parla Bauman li bevono, semmai…

Qualcuno più realista ricorderà a cosa si sono ridotte oggi le sezioni politiche, ricorderà i brogli per le primarie, qualche feroce polemica interna. Ma resta un brutto segno se i cittadini lasciano il posto ai consumatori e ai clienti.
La sezione dei Giubbonari lascerà un beffardo paradosso. Sparirà l’insegna del partito democratico ma non la lapide in marmo del Partito Comunista. Muore il Padre, resta il Nonno. Cade il passato prossimo, resta il passato remoto. A perenne memoria di chi lo amò, di chi lo detestò, di chi lo subì.

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