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Tutte le scuse dei politici per non tagliarsi lo stipendio

cinque-stelle(di Mauro Munafò – http://espresso.repubblica.it/) – Per qualcuno è pura demagogia, per altri una battaglia fondamentale. Poco importa: la riduzione dei costi della politica è da anni al centro del dibattito e può segnare i destini di partiti e movimenti. Lo sa bene il Movimento 5 Stelle, che sulla guerra alla “Casta” ci ha costruito parte delle sue fortune elettorali. Lo sa bene anche Matteo Renzi, che per convincere gli italiani a votare “Sì” al prossimo referendum istituzionale ha deciso di puntare molto sui risparmi che la riforma promette eliminando due terzi dei senatori.

La contesa per lo scettro di forza politica che vuole abbattere le spese del Palazzo si è così disputata negli ultimi giorni intorno al disegno di legge Lombardi , proposto dalla deputata 5 Stelle Roberta Lombardi, che prevede un forte taglio all’indennità e ai rimborsi degli onorevoli. Il ddl, arrivato a Montecitorio, ci ha messo poco più di 24 ore per essere rispedito in Commissione con i voti di Pd e alleati di maggioranza e nonostante l’opposizione di M5S, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Sinistra
Italiana.

Due giorni passati a discutere di rendiconti e risparmi possibili con non pochi imbarazzi per il Partito Democratico, costretto a trovare una via d’uscita ma senza votare contro la legge per non essere tacciato di ipocrisia sul tema del risparmio con cui sta invece promuovendo il prossimo referendum. Per rispedire il ddl in Commissione e riparlarne, forse, dopo il 4 dicembre, i deputati hanno utilizzato le motivazioni più varie, non facendo mancare una certa creatività.

L’alfaniano Dore Misuraca ad esempio ha ripescato il caso di Pietro Abbo, deputato di inizio Novecento perché: “Non vorrei si ritornasse – ma non lo vorrei neanche per voi che avanzate questa proposta – ai primi anni del Novecento, quando un socialista di Oneglia, non disponendo del denaro sufficiente per pernottare a Roma, usufruiva del cosiddetto permanente, rilasciato dalle Ferrovie dello Stato per dormire sul treno Roma-Firenze”. Un esempio che sembra piuttosto esagerato di fronte all’ipotesi di un taglio di 2.500 euro che lascerebbe oltre 10mila euro a disposizione degli eletti. Ma la suggestione era talmente forte che poco dopo anche Renato Brunetta per Forza Italia ha voluto ricordare il caso di Abbo, salvo poi proporre come sua soluzione un concetto del tutto opposto: un’indennità legata al reddito precedente del deputato. In questo modo chi prima faceva l’operaio o era disoccupato continuerebbe a percepire i relativi emolumenti, vedendo ex magistrati o industriali che fanno il suo stesso lavoro percepire il decuplo.

Sempre Brunetta, il cui partito ha tuttavia votato contro il rinvio in Commissione del ddl, si è poi voluto fare portavoce della “Casta” scagliandosi contro il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore “che è indagato per falso in bilancio con i conti disastrosi, almeno 50 milioni di debito. Questi sarebbero gli esempi della battaglia nei confronti della «casta»?”. Quale sia il collegamento con il taglio delle indennità non è molto chiaro.

E in tema di discorsi poco attinenti, meritano una citazione gli interventi sulla gestione del comune di Roma da parte della 5 Stelle Virginia Raggi, protagonista del discorso di tutti i deputati del Pd, tra cui Alessia Morani che ha voluto ribadire che: “Fare politica costa […], perché sapete, l’impreparazione e l’improvvisazione sono un costo sociale, e la loro conseguenza è l’immobilismo: immobilismo che vediamo ogni giorno nel governo di questa città, la città di Roma, dove l’unica cosa che si muove sono i soldi che vanno ad ingrossare le tasche dei collaboratori della sindaca Raggi, tutti ricompensati con lauti stipendi a fronte di risultati purtroppo pessimi. Ed è davvero incredibile che delle prime 39 delibere fatte dalla Raggi, 23 riguardino le poltrone: come dire la quasi totalità dell’attività iniziale della sindaca”. Battute sulla Raggi non sono state risparmiate neanche da Alan Ferrari, sempre del Pd: “Diamo la possibilità ai cittadini romani, dopo sei mesi dall’insediamento della nuova giunta, di valutare esattamente se la nuova giunta ha portato un beneficio o meno alla città di Roma. Diamo la possibilità di dire se i 10.000 euro lordi dell’indennità del sindaco Raggi sono meritati” e dal già citato Misuraca dell’Ncd: “Pensare che il dimezzamento dell’indennità dei parlamentari sia la panacea di tutti i mali è come avere creduto che la sindaca Raggi da sola avrebbe potuto risollevare le sorti di Roma”.

Che la strategia della maggioranza per uscire dal dibattito fosse concentrarsi sui punti deboli del Movimento 5 Stelle piuttosto che sulla legge in discussione, lo dimostrano anche i continui riferimenti al sito “TiRendiconto.it”, usato dai grillini per rendicontare le spese e l’uso dei rimborsi e che nelle ultime settimane è stato sotto i riflettori per i circa 100mila euro impiegati in “attività sul territorio” da parte di Luigi Di Maio. “Voi fate questa proposta di legge, in realtà, per nascondere come avete rendicontato le vostre spese in questi anni”, attacca Alan Ferrari del Pd, “Come ci spiegate il fatto che, in un solo mese, ci sia un canone d’affitto e ci sia anche un rimborso, per esempio, di 1.300 euro e un rimborso per soggiorno in hotel di 700 ? Come si giustificano 12.000 euro di taxi da inizio legislatura o 16.710 euro per trasporti extra ? Come si giustificano 3.840 euro di rimborso viaggio extra, oltre a quelli già pagati dalla Camera ? Come si giustificano 21.000 euro per pagare l’alloggio?”.

Domande a cui una risposta la darebbe proprio il ddl Lombardi che tra le diverse voci prevede l’introduzione di una maggiore trasparenza sui rimborsi, con la pubblicazione mensile sul sito della Camera dell’estratto conto della carta di credito del parlamentare. Niente da fare: per adesso tutto è rimandato alla Commissione. Chissà quando, e se, tornerà in Aula.

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