Campania/Cronaca/Interno

Napoli: Presentata la stagione di Sala Ichòs 2016/2017

 

Sala Ichòs

presenta

la stagione teatrale 2016/2017

ferdinandoCon uno sguardo rivolto alle produzioni firmate Ichòs Zoe Teatro ed uno alle compagnie provenienti da tutta Italia più attenzionate degli ultimi anni, Sala Ichòs inaugura nel cuore di San Giovanni a Teduccio (Na) la stagione teatrale 2016/2017.

A dare il benvenuto al nuovo anno, nello spirito di accoglienza e convivialità che da sempre contraddistingue lo spazio “resistente” della periferia est di Napoli, la festa di apertura programmata per sabato 5 novembre alle ore 21 che vedrà protagonista in concerto il gruppo di musica popolare La ’Ntisa Stesa Trio.

Quindi si proseguirà con il Progetto Ruccello 1956 – 1986 – 2016 a cura di Ichòs Zoe Teatro, attraverso cui la compagnia intende rendere omaggio ad uno dei maggiori esponenti della Nuova Drammaturgia napoletana di cui quest’anno ricorre l’anniversario della scomparsa, portando in scena tre lavori ad esso dedicati: dal 18 al 20 novembre La sposa sola; dal 25 al 27 novembre Jennifer; dal 9 all’11 dicembre Ferdinando.

Successivamente, da gennaio, al via il cartellone ufficiale con protagonisti Fortebraccio Teatro, Le vie del fool, Teatro KappaO, quotidiana.com, Piccola Compagnia della Magnolia, Teatro dei Topi, Ilinx Teatro, Compagnia TeatRing, Gabriella Aiello, Angela Di Maso, Massimo Finelli e «quei Teatri, la cui parola d’ordine è Lavoro, Ricerca, Audacia – come dichiara il direttore artistico Salvatore Mattiello prendendo in prestito da Piccola Compagnia della Magnolia una loro adozione da J. Copeau – e che di loro meritano si dica: non sono nati per prosperare ma per durare senza asservirsi».

Perché il Progetto Ruccello 1956 – 1986 – 2016:

1956/1986: i trent’anni di vita vissuti da Annibale Ruccello; 1986/2016 i trent’anni di morte. Perfetta parità. Poi dal 2017 la morte comincerà a vincere. Il tempo della vita cederà il passo al tempo della morte. La Quantità di morte supererà la Quantità di vita. E la Qualità? Si sa che quando le persone non ne hanno più (di Quantità) spostano l’attenzione gli interessi le possibilità di vita di sopravvivenza sulla Qualità. Fanno un passo indietro per così dire ripiegano sulla Qualità, la quale erroneamente è percepita, vissuta, raccontata, contrabbandata come una modalità superiore di stare al mondo. Un livello superiore di sopravvivenza di esistenza di umanità addirittura. Per fortuna c’è il Mito di Sisifo a chiarire l’equivoco. Ci sono le meravigliose argomentazioni di Albert Camus intorno a quel Mito e la meravigliosa conclusione: bisogna immaginare Sisifo felice (di portare sulle spalle un macigno fino alla cima del monte per poi spingerlo giù. Ridiscendere ogni volta per riprenderlo e riportarlo di nuovo su e così tutte le volte per sempre). C’è il finale del nostro allestimento delle Cinque Rose affidato a un cartello luminoso che scrive bisogna immaginare Jennifer felice (di aver portato su sé il macigno della persona che fino ad allora era stata). Ma non facciamo tutti così? Non portiamo ognuno di noi sulle spalle invisibile il macigno della persona che siamo? Non è questo ciò che sembra dirci Sisifo? Non è questo ciò che sembra confermare con forza Camus?

Infine è esattamente questo ciò che noi intendiamo confermare pur sferrando un colpo basso dritto sotto la cintola di Camus giacché ci appropriamo della conclusione di quei suoi ragionamenti e gliela rivoltiamo contro utilizzandola come invito rivolto al pubblico a immaginare Jennifer felice nonostante si sia appena sparato in bocca.

Nessun dolore giustifica un suicidio è vero, però non tutti i suicidi sono determinati da un dolore e non tutte le miserie e non tutte le ricchezze valgono la pena di essere vissute.

Nel 1978 Ruccello scrive e interpreta la sua Jennifer.

Nel 2009 noi la ripensiamo e la rimettiamo in scena. La riceviamo e proviamo a farne qualcosa: è l’Assist il vero segno del Mito! Ne chiarisce l’equivoco.

Trent’anni di tempo reale trascorso; trent’anni di tempo sedimentato nella struttura stessa di quel personaggio; quarant’anni di tempo inventato da noi e caricato sulle sue spalle come macigno supplementare da portare sulla scena per una nuova rappresentazione di sé; per chiuderla con un tranquillissimo “arrivederci e grazie” che altro non è se non la richiesta reiterata di un personaggio di teatro il cui destino è stato quello di morire in scena: di rimettervi piede ogni volta di rivivere di rimorire e così via.

E così sia! Per Jennifer e per Annibale.

E noi adesso in questo tempo che è esattamente al culmine della vita e della morte di Ruccello, rotoliamo giù per l’ennesima volta dove siamo e non siamo già stati (è il percorso di ritorno dalla cima alla ripresa del macigno a dover stuzzicare la migliore immaginazione!) per rimetterci sulle spalle quelli che per certi versi sono dei veri e propri macigni lasciati sul campo da Annibale e proveremo a farlo con uno scarto d’immaginazione e di visione d’insieme partendo da quella Sposa Sola che è il nostro ultimo lavoro e nel quale lui pure è presente.

Per Ferdinando, basti dire che il testo non è stato modificato di una virgola ma – per sua insita e immensa Qualità – il testo è stato semplicemente e complessamente ridistribuito tra i personaggi in ragione di una risoluta scelta di regia.

Da gennaio 2017 la nuova Stagione di Sala Ichòs con “Il nuovo dei Ritorni. Il nuovo dei Nuovi”:

Questa volta, nessun sottile filo rosso – sempre ricercato nelle stagioni passate – a legare tutte le proposte presentate.

Il primo spettacolo è Opera senza corpo – Insania della radice, adattamento del Macbeth di Teatro KO (6 – 7 – 8 gennaio) che apre la Stagione oltre noi e fa da ponte tra un proposito mancato (fare una Stagione sulla Quantità di Morte, intesa come Vita lasciata sul campo che ancora sgorga di sangue e di linfa; e un proposito trovato) e dare un Ritorno a Compagnie che hanno già calcato più volte il nostro palco per scoprire e condividere i luoghi dove si stanno recando.

Subito dopo, il 13 – 14 – 15 gennaio, il Ritorno più atteso perché in qualche modo segna il Tempo e la Storia di Sala Ichòs: Fortebraccio Teatro, con segmenti di Metamorfosi, dove vale la pena ricordare che vi operano due Premi UBU freschi di nomina, come Roberto Latini e Gianluca Misiti.

zelda_01mSarà poi la volta di Massimo Finelli e Angela Di Maso, regista e attore, drammaturga e regista, quattro ruoli per due messe in scena sull’incarnazione contemporanea dell’Homo Sacer (colui che possiede solo la propria nuda vita): 20 – 21 – 22 gennaio Il catalogo di Angela Di Maso; 27 -28 – 29 gennaio I ciechi adattamento dall’originale di Maeterlinck.

Dal 3 al 5 febbraio Teatro dei Topi sarà per la prima volta nel nostro spazio con il testo Non mi vestivano mai di rosa di Giulia Lombezzi, già molto apprezzata la stagione scorsa con quella bella Ape Operaia di cui era autrice e attrice.

Dal 24 al 26 febbraio Quotidiana.com porta a compimento del progetto presentato l’anno scorso Tutto è bene quel che finisce con il terzo capitolo Lei è Gesù.

Dal 3 al 5 marzo ILINX ritornano con Volo di notte – l’uomo alla sfida del progresso, drammaturgia di Michela Mastroianni e regia di Renzo Francabandera e la stessa Michela.

Dal 10 al 12 marzo Gabriella Aiello con il concerto Canti e Discanti e uno stage sul canto di tradizione orale.

Il 31 marzo, 1 – 2 aprile ci sarà la compagnia Teatring con MattaTTori – l’Italia di Magnani e Gassman, che con queste Bio-Grafie di scena sembra ricollegarsi al discorso iniziale di quella Morte intesa come Vita lasciata sul campo che ancora sgorga di sangue e di linfa.

Ma si lega anche ad altre due Bio-Grafie che Piccola Compagnia della Magnolia, per la prima volta a Sala Ichòs, propone: Zelda il 11 e 12 febbraio e Adagio Nureyev dal 17 al 19 febbraio.

Infine, per la prima volta nostra ospite sarà la compagnia Leviedelfool con due spettacoli, a dimostrazione che non rinunciamo mai a nuove scoperte e nuove scommesse: dal 17 al 19 marzo con Requiem For Pinocchio e dal 24 al 26 marzo con Luna Park – Do you want a cracker?

Ad aprile 2017 una probabile appendice di stagione, “Il nuovo che tenta di dirsi”:

Prevista la nuova produzione Ichòs Zoe Teatro, Antigone, e Divagando su Pasolini a cura degli Ibridi, drammaturgia di Ciro D’Alessio, regia di Rosario Morra.

 

Sala Ichòs

Via Principe di Sannicandro 32/A – San Giovanni a Teduccio (NA)

Fermata metro linea 2: San Giovanni a Teduccio – Barra

Lo spazio è dotato di ampio e gratuito parcheggio

Info e prenotazioni: 335 765 2524 – 335 7675 152 – 081275945 (dal lunedì al sabato dalle 16 alle 20 – domenica dalle 10 alle 17)

Orari spettacoli: venerdì e sabato ore 21; domenica ore 19

 

Gabriella Galbiati

Ufficio stampa Sala Ichòs

 

18 – 19 – 20 Novembre 2016

Ichòs Zoe Teatro presenta

LA SPOSA SOLA

(da una riflessione non urgente sulla Medea di tanti, e sulla Filomena di uno)

con Teresa Addeo, Giorgia Dell’Aversano, Giuseppe Giannelli, Pietro Juliano, Rossella Sabatini

testo e regia Salvatore Mattiello

 

Dalla scrittura alla messa in scena la preoccupazione più grande è stata quella di salvaguardare al contempo la forza, la potenza, la dignità di Filomena e quella di Medea, legittimandole reciprocamente una di fronte all’altra e legittimandole entrambe di fronte a quelli che sarebbero stati poi i nostri interlocutori, avendo cura di rimarcare che la Rinuncia, la natura, le azioni e le lacrime che finalmente sgorgano dagli occhi di Filomena sono profondamente umane e che la sua vicenda e i Conflitti che in essa si determinano sono tutti inscritti dentro una dimensione privata domestica familiare. Mentre in Medea tutte queste cose sono di una natura diversa e guardano un po’ oltre, e oltre e fuori portano le ragioni del Conflitto che si fa storico politico sociale.

 

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25 – 26 – 27 Novembre 2016

Ichòs Zoe Teatro presenta

JENNIFER

di Annibale Ruccello

con Teresa Addeo, Giuseppe Giannelli

adattamento e regia Salvatore Mattiello

 

Nella versione originale Jennifer muore sparandosi in bocca. Muore per così dire nel suo tempo. Nel nostro allestimento vive più a lungo. Invecchia e muore in un tempo non più suo. Invecchiando si ritrova straordinariamente somigliante a sua madre. Ritrova per così dire un tempo andato. Eppure ancora da venire. Nuovo per lui e eterno. Ritrova dentro di sé la lingua di quel tempo e la parla. Parla quella lingua che io nei miei pochi inserti ho tentato di scrivere. Ritrova anche su di sé il tempo “… che passa… e scopre il disegno a carbone… ’o sciassì… ’o scheletro che sta sotto… nascosto dentro l’opera finita che ognuno di noi è…”.

 

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9 – 10 – 11 Dicembre 2016

Ichòs Zoe Teatro presenta

FERDINANDO

di Annibale Ruccello

con Teresa Addeo, Ilaria Basile, Giuseppe Giannelli

adattamento e regia Salvatore Mattiello

 

“In fondo Ferdinando è un paccotto confezionato apposta per dare risposta ai desideri degli altri. Desideri veri dapprincipio come solo i desideri sanno essere. Poi manipolati indotti, amplificati, soddisfatti, vissuti fino in fondo. Fino a morirne! E poi svelati per ciò che erano stati: desideri preconfezionati, industriali, radiofonici, televisivi, virtuali e pure colmi – di più! traboccanti – di realtà…” “… Ferdinando è l’attesa di qualcosa che può accadere. È un oggetto del desiderio chiarissimo e non oscuro come altri di altre memorie… un aspettando Godot che qui però arriva sotto mentite spoglie. Un paccotto che la nuova classe emergente e padrona propina ad una nobiltà ormai decaduta e che funziona perché di quest’ultima la prima ne conosce l’indole, le pulsioni, i desideri, i godimenti…” “… spostando il tempo di un secolo più avanti ci ritroviamo nei nostri anni Settanta/Ottanta …”. Ci troviamo cioè negli anni di Jennifer e se ci mettiamo anche i trent’anni che ho deciso di metterle addosso ci troviamo qui nei nostri anni”… dove i paccotti si sono fatti più volgari e potenti. E non c’è più una classe emergente e padrona che li propina ad una che soccombe! Da qui tutti abbiamo cominciato a soccombere e noi stessi siamo diventati dei paccotti e ci scambiamo gli uni con gli altri”.

 

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6 – 7 – 8 Gennaio 2017

Teatro KappaO presenta

OPERA SENZA CORPO – Insania della radice

con Angelo De Clemente, Giuseppe Giannelli, Rossella Sabatini, Ivano Salipante, Roberta Sorabella, Stella Spinosa, Roberta Tafuri

regia Gianni Tudino

 

Quando abbiamo deciso di fermarci ad affrontare il fantasma del Macbeth – che da tempo ci pedinava – sapevamo che avremmo dovuto iniziare a diffidare delle nostre certezze, a farle lentamente vacillare. Misurarsi con i maestri fa sentire le nostre passioni sciocche e insignificanti. Quindi, deporre le armi, spogliarsi delle proprie convinzioni e dei perni delle proprie esperienze è stato il primo passo. È venuto fuori tutto ciò che fa paura, tutto ciò che, d’istinto, fa voltare lo sguardo altrove. È venuto fuori che quell’orrore fatto di crudeltà e insensate scelleratezze, da cui pensavamo di essere immuni, noi, colti, emancipati e inciviliti, ce lo portiamo dentro come una macchia nera pronta ad esplodere e a sporcare. Abbiamo tentato non di sentire la paura della paura, ma di sentire quell’ “oscuro sollievo” mentre i nostri demoni ci stringono le mani al collo, e sentirci liberi quando la “corta candela” non ha più aria per bruciare e, finalmente, si consuma. Perché Macbeth ha significato fare i conti con quella macchia che speravamo di nascondere, che ci illudevamo di tenere a bada, ripulire o redimere, fosse anche un assassinio commesso soltanto nella nostra mente, di un’azione o un pensiero che trascinano nella parte più infima di noi.

 

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13 – 14 – 15 Gennaio 2017

Fortebraccio Teatro presenta

METAMORFOSI (di forme mutate in corpi nuovi)

da Ovidio

traduzione Piero Bernardini Marzolla

adattamento e regia Roberto Latini

con Ilaria Drago, Alessandra Cristiani, Roberto Latini

 

13 Gennaio SIRENE + ECUBA + NARCISO con Ilaria Drago

14 Gennaio ARACNE + IL SONNO con Alessandra Cristiani

15 Gennaio METAMORFOSI Scatola Nera con Roberto Latini

 

Ho scelto di lavorare su Metamorfosi di Ovidio per l’evidente impossibilità a farlo. È un materiale talmente vasto e ricco e traboccante, che quanto preparato per la scena ha avuto da subito il sapore del non finito, non finibile.  Mi interessa quindi moltissimo. Dal primo sipario ho cercato di assecondare questa apertura e tenermi, tenerci, in una forma in mutamento. Coi miei compagni di lavoro e nella loro eccezionale disponibilità, abbiamo costruito materiale cangiante, mutante, mai replicato nella stessa forma e condizione. Abbiamo lavorato sulla possibilità dell’indefinire sulla precarietà stessa del percorso creativo e i suoi processi. Vado ripetendo che ci siamo permessi di metterci nella condizione di un lavoro in trasformazione continua senza le regole del ben fatto dell’acquisito conquistato, ma regolato sulla sensazione scenica della costruzione. Ho stabilito un punto di partenza, non cronologico, non drammaturgico, non contenutistico, ma ho scelto di lavorare su quanto mi attrae sull’attrazione quindi non sull’astrazione. C’è forse ora una drammaturgia di ritorno prodotta dallo stesso materiale e sono nella curiosità dell’appuntamento scenico per ulteriori riflessioni.

 

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20 – 21 – 22 Gennaio 2017

IL CATALOGO

con Massimo Finelli, Patrizia Eger, Giuseppe Cerrone

drammaturgia e regia Angela Di Maso

 

Eric e Rose Portman sono una coppia sposata e impossibilitata ad avere figli. La burocrazia in materia di adozioni è lenta e perciò decidono di rivolgersi a un’azienda “sperimentale” che a suo dire risolverebbe il problema, fornendo loro un bambino, immediatamente. Ciò che sembra essenziale è la scelta del giusto catalogo in cui sono elencate tutte le caratteristiche, fisiche e caratteriali, del tanto anelato “bambino perfetto”. Ad accoglierli in azienda sarà un eccentrico addetto alle vendite, il signor Law, che invece di dare loro il desiderato catalogo li consegnerà a se stessi e alle menzogne che reggono il desiderio di un figlio e la vita di coppia.

 

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27 – 28 – 29 Gennaio 2017

I CIECHI

con Cinzia Annunziata, Giovanni Esposito, Michelangelo Esposito, Fabio Faliero, Claudio Fidia, Valeria Impagliazzo, Lisa Imperatore, Vincenzo Liguori, Valentina Iniziato, Luigi Ventura

regia Massimo Finelli

musiche originali Duilio Meucci

 

Nove ciechi smarriti in una selva aspettano il ritorno della guida, un vecchio prete morto a loro insaputa. Qualcuno prega: “Dio Mercato che sei altrove… nascondi la verità ai nostri occhi e facci sparire nel buco nero dell’accumulazione finanziaria”. Il tempo dell’attesa è feroce, disgrega la gentilezza e il pudore mentre l’imprevedibile è alle porte.

Il testo è del 1890, letto da sempre come metafora della morte di un dio invocato e assente. Oggi la questione è un’altra: dichiariamo tutti la necessità di una guida, ma ne facciamo tranquillamente a meno. La credenza non dichiarata è quella nell’infallibilità di un sistema finanziario che ha gli stessi attributi di Dio: onnisciente, onnipotente, invisibile. I “doni” offerti dal mercato dei beni consumabili e infinitamente ri-creati sono la manifestazione della sua bontà. La pubblicità non dice altro che: Dio/Mercato è Amore. Le nostre esistenze virtuali sono una beatificazione in vita.

Il supporto materiale è semplicemente infelice; più o meno tutti facciamo quotidiani test di resistenza; fino a quando reggerà il sorriso al pungolo della rabbia e della depressione? Gli stati nazionali testano le frontiere, anche loro.

Al’interno la situazione si approssima a quella di un condominio (ben gestito) con i vicini che iniziano ad averne abbastanza l’uno dell’altro: odii invisibili.

Maeterlinck chiudeva la pièce con un’invocazione: “Abbiate pietà di noi!”; i nostri sussurrano: “Non abbiate pietà di noi…”.
La speranza è l’ultimo inganno.

 

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3 – 4 – 5 Febbraio 2017

Teatro dei Topi presenta

NON MI VESTIVANO MAI DI ROSA

di Giulia Lombezzi

con Elena Scalet e Alberto Zambelli

regia Delia Rimoldi

 

Non mi vestivano mai di rosa esplora il tema dell’identità di genere a partire da un momento di sospensione che definirei scientifico: il momento, nella vita dell’embrione, appena prima che se ne sviluppi il sesso. Mi è capitato spesso di leggere il termine “riassegnazione sessuale”, e mi ha colpita immaginare che il sesso non sia altro che questo, qualcosa che subiamo, un elemento che a un certo punto ci viene assegnato casualmente e inesorabilmente, come una matricola enpals o un numero di telefono. Ma cosa succede prima di quest’assegnazione? Chi siamo prima di diventare un lui o una lei? E che cosa ci aspettiamo da questo istante fatidico dove il rilascio di un determinato ormone indirizzerà per sempre il nostro destino? Questa storia è un’esplorazione di tali domande, ambientata in un mondo surreale e fantascientifico alla Ballard, un Utero – Sala d’Attesa, dove due embrioni aspettano la leggendaria Sesta Settimana di Gestazione dopo la quale cambierà tutto.

 

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10 – 11 – 12 Febbraio 2017

Piccola Compagnia della Magnolia presenta

ZELDA / Vita e Morte di Zelda Fitzgerald

di Giorgia Cerruti e Davide Giglio

con Giorgia Cerruti

 

Zelda Sayre Fitzgerald: artista eccentrica poliedrica, moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald. Morì all’età di 48 anni in circostanze oscure nell’incendio dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata a causa della sua instabilità mentale dovuta ad una grave forma di schizofrenia. Una donna dagli atteggiamenti anticonvenzionali e spregiudicati considerata una proto-femminista. Zelda e Fitzgerald, uniti da una straziante e struggente storia d’amore, sono stati un’icona della nuova Età del jazz in America.  Sull’ultimo giaciglio dell’artista, sola in un letto di un oscuro ospedale psichiatrico della provincia americana, si ripropongono le parole di una Zelda già in attesa della morte otto anni dopo il compagno. E da sotto il lenzuolo vengono estratti come rigurgiti dell’anima i simboli di una vita: un pegno d’amore di Scott, carte, lettere, giornali, fotografie.

 

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17 – 18 – 19 Febbraio 2017

Piccola Compagnia della Magnolia presenta

ADAGIO NUREYEV 

testo e regia Giorgia Cerruti

con Davide Giglio

 

Nureyev ha fatto accadere le cose, in un vortice di curiosità, fame insaziabile e ricerca della complessità, con una fede incrollabile nelle capacità terrene dell’uomo. Ci sembra che Nureyev contenga in sé la stessa ricchezza, maestosità e oscura caoticità della tomba che ne accoglie il corpo e che fu progettata dello scenografo Ezio Frigerio, il quale realizzò un kilim caucasico: un tipo di tappeto che il danzatore amava molto e che presenta venti tonalità di rosso e d’oro. Da questo tappeto partiremo concretamente, in quanto sarà l’unico preziosissimo elemento scenico che ospiterà il lavoro attoriale di Davide Giglio. Attraverseremo questa biografia con lo spirito e le parole di Nijinsky e dei suoi Diari che saranno elemento fondamentale nel lavoro di composizione dello spettacolo, il quale non racconterà una storia ma si costruirà per addizione di segni sonori, visivi, testuali, sempre tentando di condividere con lo spettatore un tempo liturgico, rituale.

 

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24 – 25 – 26 Febbraio 2017

quotidiana.com presenta

LEI È GESÙ

di Roberto Scappin e Paola Vannoni

 

In Lei è Gesù  tentiamo di affermare la possibilità che la donna possa ricoprire anche ruoli che per tradizione e consuetudine sono riservati agli uomini, a cominciare dalla figura di Gesù Cristo. Lei è Gesù,  una donna che non si sottomette al volere del Padre negandosi alla crocifissione. Il pragmatismo femminile irrompe per rivelare gli esiti scontati, le battaglie inutili, e il perdurare dell’isolamento della sua vivace consapevolezza, della marginalità in cui il linguaggio stesso la rilega. Dalla “Carta dei diritti dell’uomo Onu” all’art. 2 della nostra Costituzione “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” è un susseguirsi di volontarie e mai denunciate elusioni. Quale perversione intellettuale può generare un linguaggio che riconosca l’identità di genere? Far rimescolare i sensi e le priorità, perdere il controllo. Le due figure in scena, apparentemente complici nel progetto di ridisegnare l’immagine del Gesù donna e di riscriverne l’insegnamento, si scontreranno ancora una volta con l’impossibilità di abbandonare i vecchi dogmi e di ripensare un nuovo linguaggio e un nuovo ciclo della storia.

 

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3 – 4 – 5 Marzo 2017

Ilinx Teatro presenta

VOLO DI NOTTE/L’UOMO ALLA SFIDA DEL PROGRESSO

di Francabandera/Mastroianni/Marchiori/Piazza

drammaturgia Michela Mastroianni 

con Luca Marchiori e Luca Piazza

regia Renzo Francabandera e Michela Mastroianni 

 

Liberamente tratto dal romanzo di Saint-Exupéry, Volo di notte cerca di affrontare fra realismo e ricerca di quotidianità, il dilemma che tutti viviamo oggi, la competizione nel nostro lavoro con l’ingresso nella nostra vita di una tecnologia sempre più presente, a volte capace di difenderci e spingerci oltre, generatrice di ricchezza, a volte causa della perdita di lavoro, di drammi e povertà: fra l’uomo chiamato nel suo piccolo a compiere quotidiani gesti eroici per spingere oltre il limite dell’uomo, ma desideroso di una tranquillità che sogna ma non riesce a vivere, e il suo manager, preso dalla missione di costruire per il genere umano un monumento che sopravviva alla specie stessa, si svolge un dialogo a distanza che l’immaginazione di Saint-Exupéry ha dipinto in modo netto ma anche crudele, poetico e al contempo contemporaneo.

 

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10 – 11 – 12 Marzo 2017

Gabriella Aiello, Isabella Mangani e Stefano Donegà in

CANTI E DISCANTI

 

Canti, racconti tramandati di voce in voce, da nonna a nipote, da padre in figlio, da regione a regione, i canti popolari sono l’espressione del cuore di un popolo, l’immagine del suo interno, come dice Herder.

Il concerto proposto vuole essere un percorso attraverso momenti e sentimenti che hanno animato da sempre la cultura contadina: spiritualità,  lavoro, morte e  nascita, la partenza, la festa.

Gabriella Aiello, Isabella Mangani e Stefano Donegà ripercorreranno questi momenti attraverso la riproposta di canti della nostra tradizione orale, talvolta nella loro forma più pura ed essenziale ovvero per voce sola o polifonia tradizionale e talvolta rielaborati con l’apporto di strumenti.

 

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17 – 18 – 19 Marzo 2017

Leviedelfool presenta

REQUIEM FOR PINOCCHIO 

di e con Simone Perinelli/con un estratto di “Emporium” di Marco Onofrio

 

Nel dare voce al famoso burattino, abbiamo lavorato cercando di immaginare un possibile percorso che desse un seguito alla favola stessa raccontando la vita che Pinocchio “vivrà” nel mondo reale. Pinocchio diventa così un pretesto, uno sguardo preso in prestito dal quale osservare con occhio limpido, infantile e ribelle il mondo che ci circonda e la vita che affrontiamo quotidianamente. Così ci siamo concessi questa chiave di lettura per andare più a fondo nell’affrontare le tematiche del lavoro totalizzante e precario, dell’emancipazione, della mercificazione del tempo e dell’essere, dell’anestesia dei sogni e del consumismo di ennesima generazione per operare un’analisi attenta e reattiva rispetto ad un quesito fondamentale della vita: cosa significa essere umano?

 

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24 – 25 – 26 Marzo 2017

Leviedelfool presenta

LUNA PARK – Do you want a cracker?

di e con Simone Perinelli

 

In un momento storico dominato dalla perdita di senso e dei confini dell’umano, investito dall’eco della rivoluzione copernicana e del cannocchiale di Galileo, da uno sguardo oltre il finito, Cervantes crea un personaggio letterario mai scritta finora: il cavaliere della Triste Figura, Don Chisciotte. Il romanzo di Cervantes rivela un’accusa contro una realtà fredda ed ormai estranea, dove a un idealista – anche non pazzo – non resta che trincerarsi dietro la propria idea fissa. Don Chisciotte, perennemente sospeso e in bilico tra il mondo dell’esperienza spirituale e quello dell’esperienza sensibile, della vita pratica e di quella ideale, della realtà concreta e dell’apparenza ingannevole, della poesia e dello sgomento.  Crediamo in un’analogia storica tra il tempo di Cervantes e il nostro e attraverso questa lente abbiamo cercato di declinare quel che resta oggi della wunderkammer di Don Chisciotte e di Cervantes stesso affidandoci ai temi del sogno, della fantasia, dell’ignoto, per portare alla luce quella che per noi è la coscienza umana cercando di dar voce a quel desiderio di una condizione esistenziale diversa.

 

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31 Marzo e 1 – 2 Aprile 2017

TeatRing presenta

MattaTTori L’ITALIA DI MAGNANI E GASSMAN

di e con Marianna Esposito e Ettore Distasio

 

Anna Magnani e Vittorio Gassman, morti, devono sostenere un’audizione. Con Dio. Per sapere se meritano il paradiso o l’inferno. Durante l’audizione sono costretti a “vuotare il sacco”e confessare di sé ogni cosa, dalla più turpe alla più elevata. Perché “l’attore è un bugiardo a cui si chiede la massima sincerità”. Il contrasto tra l’attore, vivere, recitare, vivere recitando, l’immagine “pubblica”e il privato. Dover scegliere, continuamente, tra gli affetti e l’arte, tra la famiglia e l’arte, tra l’amore e l’arte. Paradiso o inferno? A circondare tutto, il terzo personaggio: un’Italia che, allora, veniva invidiata in tutto il mondo. Roma, il cinema, il teatro. Poeti e scrittori e registi e attori che facevano grande la nostra nazione.

 

Sala Ichòs

Via Principe di Sannicandro 32 – San Giovanni a Teduccio (NA)

 

Fermata metro linea 2: San Giovanni a Teduccio – Barra

Lo spazio è dotato di ampio e gratuito parcheggio

 

Info e prenotazioni: 335 765 2524 – 335 7675 152 – 081275945 (dal lunedì al sabato dalle 16 alle 20 – domenica dalle 10 alle 17)

 

Orari spettacoli: venerdì e sabato ore 21; domenica ore 19

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