Cronaca/Interno/Politica

Ultimo tango a Parisi

Mr Chili è su un binario morto. Pure lo “sponsor” Feltri ne decreta la fine politica. Toti scalpita. Ma Berlusconi e Letta frenano. Il nodo degli amministratori locali.

stefano-parisi-silvio-161027131917_big(di – lettera43.it) – Stefano Parisi è su un binario morto.
Tant’è che in più occasioni Lettera43.it ha parlato della difficoltà di Mr.Chili, senza una spalla autorevole, di riuscire nella missione. Cioè portare il vascello fantasma, chiamato Forza Italia, in rada.
Il Caronte Silvio Berlusconi ha fornito solo un sostegno di facciata, lasciando nelle mani dei “colonnelli”, in odore di rottamazione, l’uomo che lui stesso aveva indicato per il rilancio del partito.
Il 26 ottobre, anche Vittorio Feltri, autorevole direttore di Libero, prendendo lo spunto da una riflessione di Luigi Bisignani, ha alzato le braccia sconsolato in segno di resa.
I VETI DELLA CLASSE DIRIGENTE. Feltri, antesignano tra i sostenitori di Parisi, nella sua analisi evidenzia la morte politica dell’ex amministratore delegato di Fastweb. Spiegandone i motivi.
Sottolinea soprattutto l’isolamento cui è stato sottoposto: «Nessuno lo ha aiutato; anzi, tutti i suoi compagni di strada sono rimasti fermi al palo senza fare neanche un passo per seguirlo. E lui quando si è voltato per verificare quanta gente gli fosse andata dietro si è accorto con sgomento di essere solo».
Questa osservazione anticipa di poco la sentenza. «Quando si renderà conto di non aver cavato un ragno dal buco, si ritirerà̀ in buon ordine riconsegnando il bastone del comando a chi glielo ha messo in mano».
In sintesi, l’uomo che doveva portare “energia” al movimento rischia seriamente di restare fulminato dai veti imposti dalla senescente classe dirigente azzurra.
IL DISAPPUNTO DI TOTI. Si tratta solo di un’ipotesi, per carità.
Però, se si concretasse quest’eventualità, cosa potrebbe accadere al bastimento Forza Italia?
Assisteremmo, molto probabilmente, al risveglio di tutti quei soggetti rimasti spiazzati e intontiti dall’arrivo del Papa straniero Parisi.
Mentre, dall’alto, un serafico Berlusconi proseguirà nell’azione di aprire e chiudere il sipario del teatrino a lui tanto caro.
Quello delle baruffe interne utilissime alla strategia del divide et impera.
Tra gli amanti della pièce masochista va annoverato il governatore della Liguria Giovanni Toti.
Non è un mistero, infatti, il disappunto dell’ex parlamentare europeo verso la “nomina” dell’ex direttore generale di Confindustria.

Le ambizioni del governatore ligure

D’altra parte era convinzione diffusa (siamo a fine giugno) che a prendere in mano le redini dei moderati sarebbe stato proprio lui, il consigliere politico di Berlusconi.
Eppure, in più di un’occasione, sia Gianni Letta sia Berlusconi avevano “pregato” il governatore di concentrare i propri sforzi esclusivamente sulla Liguria, abbandonando ogni velleità di Opa sul partito anche se condita da ecumenici propositi di collaborazione con le varie sensibilità.
Toti, però, è un ambizioso. Non vuole limitare la sua azione politica all’interno del recinto ligure. Spazio troppo angusto soprattutto se stretto nella morsa delle efficienti realtà, a guida leghista, della Lombardia e del Veneto, “Diga delle tre gole” del centrodestra che fu.
NAUFRAGA IL SODALIZIO MILANESE. In cuor suo ha vissuto come uno “scippo” l’idea avanzata da Berlusconi a Parisi di ampliare il consenso a realtà al di fuori dello steccato politico. Intuizione che aveva anticipato e di cui rivendica la paternità.
Parliamo dell’associazione Change, nata con il duplice scopo di allargare il raggio d’azione della proposta moderata alla società civile e al mondo dell’imprenditoria. Oltre che, naturalmente, rappresentazione plastica della volontà di saldare le eccellenze del territorio (e non solo) con l’immagine di leader in pectore del centrodestra.
Creare il consenso, a livello nazionale, non è operazione semplice. Bisogna coltivare amicizie ed esserci dove conta.
Ai piedi della Madonnina ha provato anche a strutturarsi, appoggiandosi ad alcuni eletti sui banchi del consiglio comunale e regionale. Sodalizio, però, naufragato velocemente.
CORSA A UNA CIAMBELLA DI SALVATAGGIO. Purtroppo, in questa congiuntura, il ruolo istituzionale non garantisce più nessuno. Tantomeno Toti.
Troppe, infatti, le conventicole che guardano al 2018 in cerca di una ciambella di salvataggio.
Mentre la nave della Libertà sta affondando poco alla volta.
Colpa soprattutto di una classe dirigente egoriferita che troppe occasioni ha sprecato per dimostrare il proprio valore.
Critica, questa, che accomuna sia Feltri sia il professor Ernesto Galli della Loggia.
Quest’ultimo in grado, dalle pagine del Corriere, di esplicitare la sconfitta dell’equipaggio forzista tratteggiando l’incapacità di navigare, come annunciato più volte, verso la strade delle riforme.
UN OCCHIO AL TERRITORIO. Tuttavia, tra le fila azzurre si muovono centinaia di amministratori locali (eletti) sui quali Berlusconi può sempre contare e che, di concerto con alcuni dirigenti accorti ma non servili, rappresentano la vera forza del partito sul territorio.
Se non vuole salvare il soldato Parisi, reo di un audit insufficiente sul movimento, il leader di Forza Italia dovrà proteggere almeno questo patrimonio. Pena l’oblio.
Il ‘quasi sindaco’, però, non vuole darsi per vinto.
Cercherà un colpo di coda da scorpione.
Motivo per cui sta tentando di convocare qualche ras locale degli azzurri, nell’ottica di costituire una sua “correntina”, sicuramente insufficiente per illuminare l’area moderata.
Twitter @_MagliaNera_

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