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Matteoburger

In pratica il vero scopo della formazione non è certo quello di creare competenze che comunque richiedono poche ore per essere comprese e pochi giorni per divenire automatizzate,  ma di mettere gli studenti di fronte alla realtà dello sfruttamento affinché lo considerino normale e legittimo, anzi parte strutturale e non modificabile  del mondo del lavoro. Solo un branco di asini può pensare che la fine di un lungo percorso scolastico si condensi nell’apprendimento di funzioni come quella del friggitore di patate precotte  o del fattorino da Zara o presso una banca. Qualcuno magari si aspettava che il passaggio dalla scuola al lavoro potesse prevedere stage per entrare a contatto con sistemi e tecnologie complesse, fosse insomma un modo per dare un risvolto concreto a ciò che si suppone si sia appreso, un salto nel futuro, invece è una didattica dello schiavismo e un cadeau alle imprese che così potranno cominciare a lasciare a casa persone grazie ai buoni uffici della buona scuola renziana che fornisce loro folle di apprendisti .

E’ evidente che questo non è un caso, un incidente, un qualche effetto marginale della particolare ottusità che regna nel ceto politico dirigente e nel suo referente elettorale formato dai ceti intellettualmente ed economicamente parassitari, non è la morchia oleosa lasciata dal berlusconismo, è un progetto di sfaldamento del Paese e della sua cultura. Invece del terziario avanzatissimo di cui si favoleggiava e in cui si concretizzava la falsa promessa del liberismo, invece della società dei saperi che avrebbe dovuto sostituire l’industria, ecco la terribile e banale realtà, una scuola che addestra camerieri e forza lavoro a bassa specializzazione e a bassissimo reddito, ricattabile e precaria contenta. Mentre in Asia i cuochi dei ristoranti di strada fanno di tutto perché i figli siano ingegneri, informatici, matematici, chimici o mal che vada avvocati, da noi i figli degli ingegneri disoccupati mandano i figli alla buona scuola perché siano addestrati a cucinare polpette. Le stesse che 150 anni fa venivano preparate dagli sguatteri di cucina per i  migranti  affollati nelle stive dei transatlantici della Hamburg – Amerika Linie.

A meno che ovviamente non frequentino scuole private dove magari si studia anche di meno, ma dove invece che alla precarietà si viene allenati ad essere affidabili sostenitori del sistema e del suo sistema generale di credenze. Non bisogna pensare che sia esagerato dedurre tutto questo da sintomi che appaiono lievi, perché spesso le malattie più gravi maturano in silenzio. Già l’idea risalente agli anni ’80 di mischiare la scuola col mondo del lavoro che potrebbe superficialmente apparire vincente e opportuna, denunciava il tentativo di rendere la scuola non un sistema per dare agli individui una cultura propria che gli permettesse di non solo un minimo di consapevolezza critica, ma anche di affrontare poi le mutevoli situazioni e condizioni, ma una sorta di apprendistato che esonerasse le aziende dalle spese di formazione specifica. Ma adesso tutto questo si concreta e trova la sua naturale attuazione nella formazione presso McDonald’s dove certamente per gratitudine gli dedicheranno un Matteoburger.

Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2016/10/29/matteoburger/

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