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“5Stelle e 2 misure”: di Marco Travaglio

raggi-nuvola_di_fuksas_virginia_raggi_contestata19619_656_ori_crop_master__0x0(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Ma perché i 5Stelle, con tutti gli errori che commettono, non perdono consensi? Se lo domandava l’altro giorno Stefano Cappellini su Repubblica: il loro “mercato elettorale continua a essere florido a dispetto delle incoerenze e delle prove sul campo, dato che i primi quattro mesi di Raggi a Roma non sono il miglior spot sulle capacità M5S di assumersi la responsabilità di governare”. Il motivo – si rispondeva Cappellini – è la scarsa “offerta politica tradizionale”, cioè la debolezza dei partiti, vista come l’unica vera ragione del successo pentastellato – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 30 ottobre 2016, dal titolo “5Stelle e 2 misure” –. Di qui il consiglio ai partiti di “riaprire una riflessione” per ritrovare la pietra filosofale in grado di ricacciare indietro gli odiati grillini: “Un rilancio complessivo dell’offerta politica, quella democrazia dell’alternanza, fondata su famiglie politiche credibili e non personali, che è rimasta la vera chimera della Seconda Repubblica”. Ora, lungi da noi l’idea di sottovalutare le riflessioni da aprire, l’offerta politica da migliorare e la democrazia dell’alternanza da ripristinare. Ma siamo proprio sicuri che l’altissimo consenso di cui godono i 5Stelle, a dispetto delle vaccate che fanno e dicono, dipenda solo da questo? Fossimo negli amici di Repubblica, daremmo un’occhiata in casa nostra per scoprire se per caso non c’entri anche il modo in cui la grande stampa, Repubblica in testa, racconta il Movimento.

Da tre anni, cioè da quando il M5S sbancò la Sicilia e poi sbarcò in Parlamento passando da zero a 8,5milioni di voti, i giornaloni fanno a gara a dimostrare che non solo è come gli altri partiti, ma è anche peggio, e proprio sul piano in cui rivendica da sempre la sua totale diversità: quello morale. Prima si disse che Grillo e la buonanima di Casaleggio facevano politica “per i soldi”. Poi che Grillo aveva nascosto il suo “tesoro in Costa Rica”. Poi che i voti degli iscritti sul blog erano pilotati dalla Spectre, che spiava pure le email dei parlamentari. Poi che gli eletti si facevano rimborsare tante spese quante gli altri, o addirittura di più. Poi che fingevano di combattere l’Italicum, ma sotto sotto lo difendevano per ragioni di bottega. Tutte balle. Allora Virginia Raggi e il suo staff sono diventati una rubrica fissa, quotidiana, come fossero la sentina di tutti i mali di Roma, mirabilmente amministrata fino all’altroieri: dai rifiuti ai trasporti a Mafia Capitale. Ogni frase, monosillabo, sospiro della sindaca e dei suoi fedelissimi diventa un titolone cubitale di prima pagina, farcito di paroloni apocalittici come “caos”, “bufera”, “ira”, “gelo”, seguito dall’immancabile “rivolta dei 5Stelle”…(continua)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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