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Guardia Sanframondi: una comunità “felicemente dominata”

foto-municipioSpero di sbagliarmi, ma larga parte del popolo guardiese si sente felicemente dominato: e questo, a mio avviso, è il problema principale di questo paese. Il mio articolo di qualche giorno fa avrebbe dovuto farci discutere. Né poteva essere altrimenti, visto il mio giudizio tranchant sull’efficacia dell’opposizione politica di Guardia al “sistema” Panza. Senza perifrasi ho affondato il dito nella piaga, negandole persino una definita identità, sicché spesso finisce, consapevolmente o meno, per lavorare alla causa di colui che dice di combattere. Insomma gli dà una mano, seguendo il collaudato copione degli ultimi anni. Affermo ciò perché quando nel maggio 2010, in un contesto poco chiaro, si aprì a Guardia l’era-Panza, non ebbe inizio solo un’altra fase politica ma un fenomeno sociologico per certi versi atipico per Guardia, destinato purtroppo a durare. Partire da una condizione per certi aspetti di ostilità e riuscire a radicarsi così in profondità nella benestante società locale da farle accettare come normali le proprie inefficienze, gli imbarazzi con le comunità telesine, la svendita del patrimonio storico e culturale di generazioni di guardiesi, l’inchiesta che ha interessato l’ente comunale, non può attribuirsi solo a un colpo di fortuna, ovvero alla rilevanza politica del sindaco Panza. Tanto meno alla sua dichiarata “rivoluzione” che nessuno fin qui ha mai visto aleggiare. Eppure qui la gente si sente “felicemente dominata”. Perché a Guardia si è realizzata una fusione fredda tra politica e società civile. E questa, scioccata da una educazione mediatica di massa ha ceduto identità e si è lasciata docilmente omologare nella politica dominante: il cosiddetto “sistema” Panza. E nessuno oggi fa più caso al fatto che il suddetto sia lo stesso che 40 anni fa il bello e il cattivo tempo in questa comunità. È vero! A Guardia la società omologata alla politica del “sistema” si è liberata dal bisogno. Ma lo ha fatto a spese della propria libertà, rendendosi subalterna al “sistema” con il quale ormai vive in simbiosi. Senza saperlo. O forse, preferendo non saperlo.

Raffaele Pengue

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