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La Nuvola piove sul bagnato

nuvola(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Poteva prendere i fatidici due piccioni, inaugurando l’imponente struttura e collocandoci dentro con una certa larghezza il popolo del Pd convenuto a Roma per la celebrazione apotropaica del disegno  autoritario del suo napoleoncino, e che, a giudicare dalle  immagini di Piazza del Popolo,  si sarebbero potuti accomodare  tutti  e comodamente nei quasi 1800 posti della Nuvola.

Perché è giusto informare quanti non vivono nella Capitale ma ciononostante, davanti al pc,  hanno palpitato per Marino, deplorato Raggi, rimosso Alemanno e rimpianto Veltroni, che la Nuvola esiste davvero, e anche che il suo immaginifico autore  non è la creatura dell’estro di un comico che non a caso l’ha chiamato Fuffas,  a sottolineare come l’archistar in oggetto  potrebbe aspirare a essere davvero lo Speer post dannunziano (parla sempre di Aria, Luce, con la maiuscola, elementi giustamente al servizio della sua feconda inventiva) di un regime che si ispira alla panna montata, all’epica degli annunci, alla propagazione di tradizioni orali menzognere, all’edificazione autocelebrativa di partenoni, colossei e padiglioni  di cartapesta per i loro grandi Eventi,  alla materializzazione di incubi di un monumentalismo megalomane quanto prolifico di affari e profitti.

Esistono talmente che ieri è stato inaugurato il fabbricato,  definito da qualche detrattore una specie di ossario, un lugubre sacrario, progettato e realizzato per ospitare una cittadella dei congressi innovativa, moderna anzi futurista, quando le relazioni politiche, le transazioni economiche e commerciali, perfino gli amori si svolgono preferibilmente e spesso opportunamente sul Web, facendo risparmiare molti quattrini in trasferte, trasferimenti, viaggi e permanenze di burocrazie e altri soggetti festosamente parassitari, anche se questo processo non è del tutto positivo,  visto che tra queste forme di contatto e confronto possiamo annoverare anche quelle belliche, bombardamenti compresi ormai comandati con un clic a distanza, contribuendo a incrementare una inquietante astrazione dalla realtà. Ma, dicono invece quelli che sono estasiati dall’avveniristico manufatto e dalla personalità magnetica del demiurgo che l’ha pensata e realizzata grazie a una parcella a dir poco principesca (diciannove milioni e novecentomila euro, una cifra giudicata “al di là di ogni più estensivo riferimento alle tabelle professionali, eccessiva e spropositata” dalla stessa Corte dei Conti), attirerà nuove forme di turismo (il centro congressi secondo ente Eur e Fuksas dovrebbe poter  fatturare 350 milioni di euro in un anno, un milione al giorno di media, feste comprese), omettendo che se ci si dovesse affidare a un monumento fa meglio il Colosseo, dato in gestione a uno scarparo, e invece sono state deluse le aspettative di San Pietro con un Giubileo rivelatosi un flop paragonabile a quello dell’Expo, malgrado la indiscussa superiorità del messaggio. E confermerebbe lo scetticismo la considerazione che l’ardita costruzione comprende la Lama, hotel da 440 camere, anche quello audace, forse troppo visto che nessuno se lo vuole comprare e pesa sul gobbo di Eur S.p.A.

Ma è tutta l’itera struttura a pesare sulle spalle dell’ente e del terreno che la sorregge, anche se siamo sicuri che il cemento sarà di ottima qualità a differenza di quello impiegato per scuole, cavalcazia, dighe, a sentire recenti intercettazioni, una superficie costruita pari a 55.000 mq. E “riconducibile a tre immagini: la Teca, la Nuvola e la “lama” dell’Hotel. La Teca, orientata longitudinalmente, è il contenitore con struttura in acciaio e doppia facciata in vetro che racchiude al suo interno la Nuvola, vero fulcro del progetto. La sua costrizione nello spazio “scatolare” della Teca mette in risalto il confronto tra un’articolazione spaziale libera, senza regole, e una forma geometricamente definita. All’interno della Nuvola trovano posto: l’auditorium per 1760 posti, punti ristoro e i servizi di supporto all’auditorium. La Nuvola costituisce, senza dubbio, l’elemento architettonico caratteristico del progetto: la struttura in nervature d’acciaio, dallo straordinario effetto visivo, rivestita da un telo trasparente di 15.000 mq.”, cucito “dalla creatività più visionaria e dalla tecnologia più avveniristica. ICloud” e forse con lo stesso materiale di cui sono fatti i Sogni?

A guardare i costi (i calcoli dei promotori mai davvero chiari parlano di 238,9 milioni, ma nel corso dell’audizione nella commissione Bilancio l’8 aprile 2015 il sottosegretario all’Economia, Paola De Micheli (rappresentante dell’azionista di maggioranza di EUR S.p.A.), ha riportato un costo di 467.000.000 € ) e la durata, più che di un sogno si tratta di un incubo cominciato nel 1998, che ha  attraversato i sonni di 5 sindaci, un laboratorio del sistema delle varianti che pare ormai diventato una cifra dei nostri governi nazionali e locali – come osservò  la Corte dei Conti: , “l’esecuzione dell’opera, è stata fin qui caratterizzata da numerose varianti, che, oltre a determinare un rilevante aumento dell’importo contrattuale, hanno influito in modo considerevole sui tempi di realizzazione e comportato l’insorgere di un contenzioso tra stazione appaltante ed appaltatore“, un coinvolgimento mai ben nelle intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta “Mafia capitale”, in un’ambientale tra Massimo Carminati e Paolo Pozzesere, un’impresa talmente audace da obbligare l’ente Eur (un’insensata società-carrozzone d’Italia, 90 per cento del Tesoro e 10 per cento del Comune, messo a gestire un pezzo di quartiere,  149 dipendenti)  a svendere i suoi gioielli di famiglia,  che poi sono nostri, per sanare i debiti di 130 milioni contratti con le banche, malgrado il governo Renzi abbia anticipato liquidità all’istituto prelevandoli dal fondo per il pagamento dei debiti della Pa, erogando 100 milioni.

Ecco, solo a scriverle queste cifre proprio oggi prende una rabbia furibonda, oggi quando un territorio speciale e prezioso è condannato a morte, una morte civile, sociale, umana e culturale, provocata dal fallimento della ragione se la volontà, la creatività, la tecnica, i finanziamenti, vengono messi al servizio di megalomania e affarismo, invece di mobilitarsi per la tutela e cura del territorio, delle case, del patrimonio artistico, del paesaggio, delle esistenze della gente. Se qualcuno indegnamente vuol persuadere che lo sviluppo del Paese consista in interventi occasionali, pesanti, prepotenti e esposti a corruzione, infiltrazione mafiosa, malaffare, speculazione, invece di industriarsi nella salvaguardia, nella manutenzione del bene comune. Se nel grande teatro della finzione si recita il copione osceno secondo il quale l’Italia riconquisterebbe autorevolezza grazie a opere inutili e quindi dannose, polvere negli occhi per far calare una cortina su abbandono,  colpevole trascuratezza esercitata per favorire l’alienazione della proprietà collettiva.

E se sotto il cielo e le nuvole quelle vere, regna una gran confusione, niente affatto casuale, così c’è chi sceglie che cosa conta, che cosa serve, che cosa vale, che cosa è bello e che cosa è buono, e chi pare sia condannato a subire e perfino ad esserne contento, appagato di essere vivo, se questa è vita.

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