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Andrea Scanzi: “Aiuto, viene (quasi) voglia di rivalutare D’Alema”

dalema(Andrea Scanzi – andreascanzi.it) – Sono davvero tempi strani. Ci si sente così soli, tristi e spaesati che capita di essere d’accordo con Brunetta. Capita pure di trovare condivisibile Ciriaco De Mita. Addirittura: capita di aver quasi voglia di rivalutare Massimo D’Alema. Politico di innegabile preparazione e scaltrezza, ha sempre ostentato quella sua antipatia contagiosa, che sarebbe parsa peraltro evidente anche senza ostentarla. La sua idea di opposizione a Berlusconi era, come minimo, diversamente ficcante. Infatti si è inventato la Bicamerale e altri demoni. Uomo permaloso come pochi e forse nessuno, escludendo (va da sé) dal conteggio Baricco e Ligabue, D’Alema tollera benissimo le critiche. Se lo prendi contropelo, non ti punisce certo col confino: poiché altamente democratico, si limita a giurartela in eterno. Ovvio che, partendo da presupposti simili, l’ipotesi di (quasi) rivalutarlo non appariva fino a ieri probabilissima. E invece: vedi te quel che riesce a ottenere Renzi. Molti dicono che D’Alema sia l’avversario ideale per l’attuale Presidente del Consiglio: più Baffino esorta a votare per il no, più tutti si reinventano fan di Staino e Verdini. E’ possibile. Eppure, se fosse possibile limitarsi a quel che una persona scrive e dice, senza considerarne la simpatia e antipatia, risulterebbe complicato dare torto a D’Alema quando parla delle “riforme” costituzionali pensate (parola grossa) dai renzini. Ogni volta che lo cercano, D’Alema infierisce su qualsivoglia rivale politico con adorabile supponenza. La sua dialettica ha sempre avuto pochi rivali, sin da quando era aduso a mettersi in tasca Ferrara nei confronti diretti (e mettersi in tasca Ferrara, lo capite bene, non è mai stata operazione da tutti). Ora, però, alla dialettica si è unito un surplus di perfidia sadica. Ancor più quando parla di Renzi, su cui D’Alema suole infierire con sicumera rara, trattandolo come un pesce forse pingue ma certo piccolo. Anzi piccolissimo. D’Alema è un fiume in piena: zimbella Casini, perculeggia i Don Abbondio della minoranza Dem e scudiscia con adorabile arroganza questa “nuova classe dirigente” piddina, fatta spesso da droidi giulive e yesmen fragilissimi. D’Alema resta imperdonabile, e senza i suoi errori oggi non dovremmo probabilmente sopportare questo erede caricaturale di Berlusconi, ma allo stato attuale è uno spettacolo. E’ così in forma da reagire alla consegna di un Tapiro consegnando lui stesso un tapiro all’inviata di Striscia la notizia, come un attore consumato. Il rovesciamento di questa nostra contemporaneità è tale da far venire voglia di difendere D’Alema anche quando dà una manata al vassoio degli agnolotti di una giornalista de L’Arena. Certo, è stato maleducato, ma poche cose sono sacre come portare a spasso il proprio cane. E’ un momento di sospensione dalle brutture e delle storture. Una parentesi quasi divina. “Non rompetemi le palle proprio adesso”, ha lasciato intendere D’Alema. Il gesto resta scortese, ma la motivazione è un’altra volta granitica. (Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2016, rubrica Identikit)

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