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I terremotati non sono “scossi”. Sono giustamente incazzati

Earthqake in Amatrice(di Franco Bechis – limbeccata.it) – Da domenica mattina si susseguono in tv le dirette dalle zone colpite dal terremoto. Le fanno le all news, e anche i tg tradizionali. Ne ho sentite decine. La sera una inviata da Norcia aveva al microfono una terremotata furiosa: “ci stanno prendendo in giro tutti, ci hanno abbandonato”. L’inviata ha sgranato gli occhi: ma come? Con tutto quello che si stanno dando da fare protezione civile, autorità… E ha aggiunto: “Forse la signora si attendeva la visita di Laura Boldrini, ma il presidente della Camera non è venuta oggi per non intralciare…”. Poi per giustificarsi davanti ai telespettatori: “doverte capire, la signora è molto scossa…”

Fosse stata la sola volta. Ma purtroppo era l’ennesima. A parte il grottesco riferimento alla visita della Boldrini (non è certo di qualcuno in passerella che i terremotati hanno bisogno), definire “scossa” una terremotata sembra uno sfottò. Prenditi tu una schicchera da 6,5 gradi di intensità e poi vediamo se ti senti scosso o meno. Certo, non è facile stare ore in diretta da quei posti, e all’ennesimo collegamento non sempre il vocabolario della lingua italiana si rende lucidamente disponibile a noi giornalisti in tutta la sua meravigliosa ricchezza.

Sentire per ore e ore che la gente “è veramente scossa”, che la signora “è scossa”, che qui gli abitanti appaiono “veramente scossi”, può sembrare un sarcasmo fuori posto a chi ha sentito sulla sua pelle, sulla vita sua e dei suoi cari il morso del sisma. Non solo hanno tutte le ragioni del mondo per essere infuriati senza essere scambiati per mezzi pazzi, ma hanno il diritto e il dovere di arrabbiarsi, non perché siano sotto choc. Perché da due mesi e più sentono promesse e impegni di cui non si è visto nulla nel quotidiano. Molti di loro hanno visto rinviare il momento in cui potere recuperare dalle loro case diroccate qualche bene o ricordo. Non potranno più nemmeno quello, perché ora anche quel poco è sbriciolato, distrutto e sepolto per sempre. Due mesi fa i primi di loro si sono sentiti dire: “entro Natale”. Poi “entro 7 mesi” le casette di legno. Ieri hanno spiegato loro che con la nuova scossa ci vorrà più tempo. Forse giugno, forse entro l’estate. Se le avevano ordinate in Friuli ad agosto, che cambia la nuova scossa? Ne ordineranno altre per i nuovi sfollati, ma quelle di agosto dovrebbero essere in costruzione, cosa che evidentemente non è. Scossi? Ma no, sono incazzati. Giustamente incazzati…

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