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Ricatto agli sfollati: niente cibo. Così lo Stato li obbliga a trasferirsi

terremoto(di Silvia Mancinelli – iltempo.it) – Il terremoto ha costruito un fortino di macerie, le autorità hanno messo sotto assedio quelli che ci sono rimasti dentro e – come a costringere alla resa – hanno bloccato aiuti e viveri per obbligarli a uscire. Come se la violenta scossa di domenica l’avesse fatta balzare indietro al buio Medioevo, Norcia racimola i viveri e i mezzi di sostentamento per non abbandonare il campo, seppur dilaniato. Di andare negli alberghi i terremotati dell’Umbria non ne vogliono sapere. La loro città non esiste più, sventrata da un attacco clemente con le vite e impietoso con mura e costruzioni. Salire sui pullman che minacciano un viaggio di sola andata lontano dalle scosse ha per loro il sapore di un sopruso.

«Non vogliamo spostarci, abbiamo tutta la vita in questa terra – dice Maura -. Ma che so’ scemi? Stare qui, vedere una casa sventrata fa male, ma è pur sempre meglio tenersela davanti agli occhi. È un pezzetto di noi. Il terremoto non ci ha uccisi, e vorremmo tenerci la vita che ci è stata risparmiata».

Enormi i disagi e impensabile il trasferimento sul lago per i tantissimi titolari e dipendenti di aziende agricole: «Abbiamo una cinquantina di bovini, la nostra struttura era nuova fino a ieri mattina – racconta Filippo, un allevatore di Norcia -. Adesso i pilastri si sono incrinati e di conseguenza si lavora malissimo. Non sappiamo se tenere le bestie ancora lì dentro o potarle da un’altra parte. Non viene nessuno, non ci aiutano, la situazione è drammatica. O fanno un consolidamento temporaneo delle strutture oppure ci dicano chiaramente di andarcene e non se ne parla più. Vogliamo una risposta, non possiamo stare ai tempi lunghi della burocrazia. Ieri mattina per la mungitura abbiamo tribolato, senza corrente. Ma gli animali sono come i malati: o li assisti 24 ore su 24 o lasci perdere».

«Avevo i maiali allo stato brado – racconta Eugenio -, ma dell’acqua hanno pur sempre bisogno. Non funzionano più i ricoveri, ma se li costruiamo da soli ci becchiamo una denuncia, come è capitato. Ma io i maiali dove li metto, nelle tende?». Non servono le rassicurazioni dell’assessore regionale Fernanda Cecchina riguardo alla richiesta di accorciare i tempi per l’arrivo di nuove stalle. Al Centro Operativo Comunale ieri mattina si è sfiorata la rivolta. Ma non solo le aziende agricole. A Norcia e nelle sue frazioni c’è tutta una zona industriale in ginocchio.

«Ci siamo salvati perché la scossa violenta è arrivata di domenica, quando era tutto chiuso – spiega Giacomo, dipendente di una ditta che rifornisce di bibite bar e ristoranti -. Adesso è tutto all’aria, ci sono i carabinieri che sorvegliano per evitare che gli sciacalli facciano razzia di birre e altre bevande».
A Castelluccio, rasa al suolo e da ogni parte inaccessibile per frane e smottamenti, la gente è intrappolata e senza acqua. Così come a San Pellegrino dove non hanno l’acqua da giorni. «Ma le pare? – chiede Ferruccio – È il colmo. Abbiamo montato autonomamente questo tendone dove ci ripariamo dal freddo. Ma non ci aiuta nessuno. I gruppi elettrogeni sono a nostre spese, per ovviare alla corrente che va e viene. Ma non ci sono i bagni, tanti di noi dormono in macchina. Stamattina (ieri n.d.r.) alcuni volontari arrivati da Savona con viveri e generi di prima necessità ci hanno detto che il Ministero ha bloccato gli aiuti, per fare in modo che la gente si sposti da qui e vada negli alberghi. Qualcuno ci spieghi perché vogliono evacuare questi paesi».

«Non possiamo nemmeno entrare nelle nostre case, quelle ancora in piedi – interviene Giuliana-, almeno per recuperare le medicine. Ma stiamo scherzando? Stiamo proprio in mezzo alla merda. Il Sindaco pensa solo a chiacchierare e i vigili del fuoco sono troppo pochi. La fila per andare a recuperare le cose è interminabile, nemmeno i caschetti hanno». «Abbiamo tutto qui – spiega Cristina -. Il lavoro, le case, i mutui sulle spalle, i genitori. Ieri notte (domenica n.d.r.) sono passata vicino alla palestra
dove danno da mangiare alla mensa, ma era chiusa. Cercavo una sedia per dormire. Alle 3 hanno portato una signora anziana, molto conosciuta a Norcia, notata dai vigili del fuoco in macchina. Era gelata, stava quasi per morire».

«Perché vogliamo restare? – chiede Lucio – Ci sono famiglie che campano con le bestie, altre che hanno seminato lo zafferano e non possono allontanarsi. Non possiamo andare a vivere a Terni o sul lago Trasimeno se le nostre aziende, miracolosamente, ancora riescono a restare aperte». «Siamo senza un tetto dal 24 agosto – sussurra Maria, 93 anni-. Prima ci hanno dato le tende, poi alla svelta le hanno portate via e adesso non abbiamo più nemmeno quelle. Mi sono fatta tanti di quei terremoti.
“Ecco, buu, è passato!” mi diceva mamma quando ero piccola. Ma questo non passa mai».

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