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“Referenzum retrattile”: di Marco Travaglio

renzi(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Siccome l’altroieri Matteo Renzi ha detto che l’idea di rinviare il referendum costituzionale con la scusa del terremoto “non esiste, è una boutade giornalistica”, è probabile che ci stia pensando seriamente. Tant’è che, come risulta al Fatto, nei giorni scorsi ha fatto sondare Silvio Berlusconi attraverso i soliti sherpa Gianni Letta e Fedele Confalonieri, vedovi inconsolabili del Nazareno. L’ex Cavaliere, pressato dai suoi e soprattutto dagli scalpitanti Meloni e Salvini, ha risposto picche. Per ora. Ma si sa quanto valgono i suoi No: almeno quanto quelli di Renzi che, come lui, cambia idea dalla sera alla mattina e dice il contrario di ciò che pensa – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 02 novembre 2016, dal titolo “Referenzum retrattile” –.

Ora naturalmente fioccheranno le smentite, anche perché il rinvio del referendum dalla data fissata (dallo stesso Renzi, in ritardo di due mesi su quella annunciata all’inizio) sarebbe un golpettino bianco piuttosto impopolare. E lo scopo lo capirebbero tutti: allontanare vieppiù l’amaro calice di un voto su cui il premier si gioca tutto, alla luce degli ultimi sondaggi che danno in vantaggio il No, e con la scusa dei terremotati che, usati come trompe-l’oeil per i suoi giochetti di potere, non la prenderebbero bene. Ecco perché né lui né altri big del fronte del Sì escono allo scoperto, anzi pubblicamente negano: per non restare col cerino acceso tra le dita.

Per ora si schierano le seconde file: il renzian-mattarelliano Castagnetti (“È difficile far votare 100 mila sfollati nelle tre regioni terremotate”), il renziano Esposito (“In un Paese normale, il rinvio sarebbe all’ordine del giorno”), l’alfaniano Sacconi (“evitare un ulteriore motivo di lacerazione addirittura sulla Costituzione”), il pontiere pidino Giorgis (“Un rinvio per motivi di straordinaria necessità e urgenza non tradirebbe lo spirito dell’art. 138”). I boatos di palazzo raccontano poi di un grande attivismo del solito Napolitano, sempre più impegnato a salvare Renzi da se stesso e tutto proiettato sul Tribunale di Milano, che a giorni deve decidere sul ricorso di Valerio Onida contro il quesito referendario, suggestivo e onnicomprensivo: se il giudice lo accogliesse, rinviando alla Consulta il giudizio di legittimità sulla legge del 1970 che regolamenta i referendum costituzionali e non ha impedito al governo di truffare gli elettori con quella domandina propagandistica, non resterebbe che auspicare la melina della Corte che renderebbe automatico lo slittamento del voto. Nella speranza che, a furia di rinviare alle calende greche, gl’italiani orientati al No si scordino gli obbrobri della schiforma e si arrendano al Sì.

Ora, noi comprendiamo lo sgomento di lorsignori. Sono mesi che ci ordinano di votare Sì e minacciano chi è per il No con tutte le modulazioni dell’Apocalisse. Ed è molto seccante scoprire che gli elettori si ostinano a votare come meglio credono senza prendere ordini da Napolitano, Mattarella, Renzi, Boschi, Verdini, Alfano, Cicchitto, Pera, Confindustria, Ue, Jp Morgan e amerikani. Ma forse anche un paese di creduloni come il nostro faticherebbe a credere alla scusa dei terremotati. Il sisma non c’entra nulla, almeno quello propriamente detto. Nessun referendum al mondo può mettere in pericolo i soccorsi e la ricostruzione. E anche uno Stato del Terzo mondo riuscirebbe ad allestire in un mese qualche seggio nelle zone colpite.

Nasce così un nuovo istituto della democrazia all’ italiana: il referendum retrattile. Se i sondaggi danno vincente il No, si rinvia finché non danno vincente il Sì. Poi, se l’ esperimento dà i frutti sperati, si fa così anche per le Politiche: non si vota finché i sondaggi non danno il governo in vantaggio. E, se non lo danno mai, non si vota mai. O si vota sempre, ogni domenica, a oltranza, finché non vince chi deve vincere. Bei tempi, quelli delle giunte militari e dei carri armati in strada: almeno lo sapevano tutti che era un golpe. ….Continua

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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