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Italiani, un popolo di sfaticati?

lavoro-1-32kuy38e60awctr2bzbi8a(Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro) – Nelle diverse statistiche divulgate giornalmente dall’Istat, l’Italia spesso occupa le ultime posizioni, siamo quasi rassegnati nel ritrovarci in fondo alle varie classifiche, ma non possiamo non allarmarci quando veniamo a conoscenza di studi come quello pubblicato ieri.

L’Istituto Centrale di Statistica ha infatti diffuso un accurato studio sulla produttività del lavoro che contempla gli ultimi vent’anni.

Ebbene che è emerso?

Che siamo ultimi in Europa!

Nessuna sorpresa quindi … ed invece no! No, perché un conto è perdere, un altro … essere umiliati.

Obiettivamente mi aspettavo un risultato decisamente negativo per il nostro Paese, “ad occhio” non mi sembrava che l’Italia, negli ultimi vent’anni, avesse fatto molti passi avanti per quanto riguarda la produttività del lavoro, ma i dati sono peggiori delle più cupe previsioni.

Innanzitutto chiariamo di cosa stiamo parlando, la produttività del lavoro si misura attraverso un parametro oggettivo, ossia: il valore aggiunto per ora lavorata.

Ed allora ecco i dati:

in Italia, dal 1995 al 2015, la produttività del lavoro è cresciuta mediamente dello 0,3% annuo, mentre mediamente nei 28 Paesi dell’Unione europea, nello stesso periodo, la crescita è stata dell’1,6%!!!

Occorre sottolineare che stiamo parlando di una “misura reale” non di un “sentiment”, oltretutto non inficiato dalla piaga del lavoro nero.

Siamo quindi ad 1/5 (un quinto) della crescita media dei Paesi Ue, un dato più che allarmante.

Cosa significa questo dato?

Che mediamente in Italia si lavora poco? Non proprio, però si può dire che si produce poco in relazione alle ore lavorate.

Perché?

A mio parere la risposta è semplicissima: abbiamo una elefantiaca Pubblica amministrazione assolutamente inefficiente.

Ma il dato comunicato dall’Istat, pur abbracciando un ampio periodo temporale, riflette soprattutto il drammatico impatto che la crisi economica ha avuto sul nostro Paese.

Dal 2007, infatti il nostro tasso di disoccupazione è aumentato in maniera esponenziale, ma chi ha perso il posto di lavoro? Non certo i dipendenti pubblici (che per evidenti motivi hanno una produttività del lavoro bassa), bensì quelli privati che invece sono la categoria di lavoratori con la più alta produttività per ora lavorata.

Questo è accaduto un po’ in tutti i Paesi, ma in Italia in particolare.

Ok, ma ora chiediamoci: la situazione sta migliorando?

Purtroppo no!

Lo scorso anno, ossia nel 2015, l’Italia è stato il solo Paese che ha visto diminuire (-0,3%) la produttività del lavoro, mentre è aumentata in Spagna (+0,5%), Francia (+0,6%), Germania (+0,9%) e ancor di più in Gran Bretagna (+1,2%).

Perché?

La risposta ve la do io!

Per il Jobs Act!!!

E ve lo dimostro.

La riduzione della produttività del lavoro che abbiamo registrato lo scorso anno in Italia è derivata dalla differenza algebrica negativa fra la crescita del valore aggiunto (+0,9%) e dell’input di lavoro (+1,1%). Ossia abbiamo aumentato l’input di lavoro più di quanto abbiamo prodotto.

E lo scorso anno l’input di lavoro aggiuntivo è stato dovuto esclusivamente all’introduzione del Jobs Act, quindi come ho già detto più volte con quella legge abbiamo aumentato gli stipendi, non i posti di lavoro.

E non è neppure detto che abbiamo aumentato il numero degli stipendi, poiché, lo ribadisco per l’ennesima volta, le truffe scoperte dall’Inps su “false assunzioni” sono di una portata gigantesca. E per il calcolo della produttività del lavoro, naturalmente, non è importante che le ore siano effettivamente lavorate, ciò che conta è che siano “contabilizzate”, magari da aziende truffatrici.

Quindi? Conclusioni?

Semplice, dato che la nostra economia, come l’Istat ci ha appena detto, continua a diventare sempre meno efficiente rispetto al resto del mondo, per recuperare produttività, stante le attuali condizioni, le aziende saranno costrette in futuro a diminuire il costo del lavoro, ossia licenziare di più o ridurre gli stipendi.

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