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Secondo appuntamento con “La Riforma Costituzionale in SinteSi” a cura dell’ufficio politico del Circolo PD di Benevento

pd beneventoSecondo appuntamento con la rubrica settimanale “La Riforma Costituzionale in SinteSi” a cura dell’ufficio politico del Circolo PD di Benevento, composto da Alfredo Martignetti, Ferdinando Nuzzolo, Paola Reale e Alba Stefanelli.

Gli argomenti trattati in questa seconda parte sono l’abolizione delle Province e del CNEL e l’elezione del Presidente della Repubblica.

La Riforma Costituzionale in SInteSI

seconda parte

La riforma costituzionale prevede la modifica del Titolo V della Costituzione (Le Regioni, le Province e i Comuni), con l’abolizione definitiva delle Province (ad eccezione delle Regioni a Statuto speciale e delle loro Province): in caso di vittoria del SI, la Repubblica sarà costituita quindi solo dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

L’art. 29 della Riforma, “Abolizione delle Province”, si limita, in sostanza, ad una eliminazione sistematica dei riferimenti in Costituzione del termine Provincia.

Le funzioni e i poteri delle Province, infatti, sono già stati limitati dalla legge Delrio n.56 del 2014, che le ha svuotate di moltissime funzioni e competenze e ne ha cambiato il meccanismo di elezione (non più elezione diretta ma di secondo livello, cioè da parte di sindaci e consiglieri comunali dei Comuni del territorio provinciale), ma non le ha cancellate realmente, trasformandole in enti territoriali di area vasta.

Considerando che le principali competenze delle Province (ambiente, prevenzione delle calamità, risorse energetiche e idriche, realizzazione e gestione degli edifici delle scuole d’istruzione superiore, organizzazione locale dello smaltimento dei rifiuti, manutenzione delle strade e organizzazione dei trasporti) sono tutti poteri e ambiti che, in parte, sono anche in capo a Regioni e Comuni, le Province svolgono principalmente compiti di coordinamento tra i livelli amministrativi. L’abolizione delle stesse andrebbe a ridurre quei costi indiretti provocati dalla pluralità di passaggi burocratici, con relativi costi istruttori e ritardi, e quindi con un conseguente  procedimento di snellimento della macchina burocratica.

Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è un organo costituito da rappresentanti sindacali, delle categorie produttive, delle associazioni imprenditoriali e da esperti in campo economico e sociale, previsto dall’art.99 della Costituzione per fornire consulenza al Governo ed al Parlamento su questioni economiche e sociali e proporre disegni di legge.

Il CNEL costa circa 20 milioni di euro l’anno, è composto da 64 consiglieri (negli anni si è arrivati anche a 121) e, in 57 anni, ha prodotto 96 pareri, 350 osservazioni e proposte, 270 rapporti e studi, 90 relazioni, 130 convegni e solo 14 disegni di legge (ignorati dal Parlamento).

Si vuole abolire il CNEL perchè oggi l’organo non risponde più alle esigenze di raccordo con le categorie economiche e sociali che ne avevano giustificato l’istituzione.

Come cambierà, invece, l’elezione del Presidente della Repubblica?

Non vi parteciperanno più i delegati regionali, ma solo le Camere in seduta comune. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi dei parlamentari fino al quarto scrutinio, poi basteranno i tre quinti. Dal settimo scrutinio servirà la maggioranza dei tre quinti dei votanti (oggi è necessario ottenere i due terzi dei voti di Camera, Senato e delegati regionali in seduta congiunta fino al terzo scrutinio; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dell’assemblea).

Il quorum per l’elezione sarà più alto rispetto alla procedura attuale e non scenderà sotto i tre quinti dei votanti. Di solito all’elezione del Presidente della Repubblica partecipa il 98 per cento degli aventi diritto: quindi votanti e aventi diritto spesso coincidono. Inoltre, neanche la forza politica che otterrà il premio di maggioranza alla Camera garantito dal sistema elettorale (340 seggi) potrà eleggere da sola il Presidente della Repubblica (per il quale si può stimare che serviranno 425-435 voti).

Il Presidente della Repubblica manterrà i suoi poteri ed il suo ruolo di garanzia. Potrà sciogliere unicamente la Camera e non più il Senato, essendo composto da rappresentanti regionali. Il Presidente della Camera, durante l’assenza del Capo dello Stato, ne fa le veci (attualmente questo compito è svolto dal Presidente del Senato).

 

Ufficio Politico Circolo Cittadino PD

Alfredo Martignetti

Ferdinando Nuzzolo

Paola Reale

Alba Stefanelli

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