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“Funichi?”: di Marco Travaglio

antonio-funiciello(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Ieri abbiamo cercato di intervistare Antonio Funiciello, direttore del comitato BastaunSì nonché – riferiscono le cronache, senza offesa – “braccio destro del sottosegretario Lotti”. Purtroppo, invano. L’impavido braccio destro se l’è data a gambe, entrando in clandestinità. Peccato: perché, oltre a porgli qualche semplice domanda, volevamo significargli i sensi della nostra più totale ammirazione. Anzitutto per il suo esposto all’Agcom contro il nostro giornale, così riassunto in un memorabile tweet: “Il Fatto chiede spesso il rispetto delle regole. In questa campagna è il Fatto a non rispettarle – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 04 novembre 2016, dal titolo “Cadaveri e compagni” . Agiscono da soggetto politico” (il verbo plurale “agiscono” non si riferisce presumibilmente al sostantivo plurale “regole”, ma al singolare “il Fatto”: si tratta proprio di un anacoluto, che però ai letterati del suo calibro è consentito come licenza poetica). Ma anche e soprattutto per la sua biografia, piuttosto avventurosa per un giovin politico di 40 anni. Roba che, al confronto, Giuseppe Garibaldi era Carlo Conti. Dopo gli esordi come portaborse per 10 anni di Morando, e sono già belle soddisfazioni, il Nostro proseguì al seguito di Zanda e poi nei paraggi di Veltroni (che non si accorse di nulla). In seguito marcò stretto Ichino e Tonini, che ne fecero il direttore di una cosa imprecisata denominata “Libertà Eguale”. A quel punto, per non farsi mancare proprio niente, transitò nei dintorni di Epifani, che ebbe la pensata di promuoverlo “responsabile Cultura” del Pd. L’incarico, con gran sollievo del Pd e soprattutto della Cultura, durò pochi mesi: finché qualcuno se ne accorse e provvide di conseguenza. Sedicente “liberale”, blairiano e clintoniano fuori tempo massimo all’insaputa di Tony e di Bill, il Funiciello è un patito degli States, soprattutto del Texas, almeno quanto Nando Mericoni lo era del Kansas City. Ora, siccome comanda Renzi, il nostro è convinto che il nuovo Blair e il nuovo Clinton non sia più né Veltroni né Epifani, ma Matteo. Sfortuna vuole che sul web circoli ancora un appello del 2012 firmato da Morando, Tonini, Nannicini e anche da Funiciello per fare numero, che magnificava la leggendaria Agenda Monti, oggi ferocemente deplorata da Renzi e dai suoi cari come sentina di tutti i mali. Fautore – in tre suoi saggi noti ai meno – della “cooptazione meritocratica”, l’ex veltroniano, ex epifaniano, ex montiano e ora renziano ma sempre funicielliano Funiciello parte lancia in resta in una nuova pugna “liberale”: disinfestare le tv da quel pericoloso focolaio d’infezione del Fatto, nelle persone di Padellaro, di Scanzi (anzi “Scalzi”) e del sottoscritto…(Continua)

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