Campania/Cronaca/Interno

Paupisi (BN): don Raffaele Pettenuzzo in difesa del parroco di Buonalbergo

don-raffaele-pettenuzzo“È un po’ di tempo che volevo scrivere qualcosa su quello che sta accadendo a Buonalbergo nei confronti di un mio confratello, don Santino Marino, parroco di quella Parrocchia. Conosco don Santino e il suo carattere da diversi e lunghi anni; il suo, è un carattere a volte irruente, perché non ha mai sopportato la falsità ma che è di una bontà paragonale al gusto e alla fragranza del pane, poi certamente ha altri difetti e altre qualità che sono proprie di un’umanità, così come è la sua umanità, vivacissima. Ma lo è anche l’umanità di tanti sacerdoti della nostra Diocesi beneventana, umanità, la loro, che è tanto fragile ma che è stata resa sacra dalla “consacrazione sacerdotale”. Ma veniamo ora al dunque: parliamo della calunnia nei confronti di questo confratello, don Santino, che ha il solo scopo di delegittimarlo, nuocendo, distruggendo e disorientando con una contro-testimonianza la sua missione di parroco. Ma qual è questa contro-testimonianza e di che tipo è? Questa è una contro-testimonianza “del tipo” che non dice la verità ma il falso attraverso la calunnia, e cioè, “don Santino non sarebbe un prete cattolico!”. Ed è una calunnia che, alimentata secondo un’arte diabolica, è cresciuta come un vero e proprio ciclone, nato dall’odio e dalla cattiveria, dalla invidia e dalla gelosia e che lentamente sta distruggendo “la sacralità sacerdotale” di don Santino, nascondendo però la vera questione: se la calunnia e gli attacchi a don Santino siano da considerarsi “come vera fede cristiana”? Papa Francesco ha scelto di prendere in esame questo grave peccato nella Chiesa e nelle nostre Parrocchie, rimproverando e ammonendo severamente, preti e laici, sulle conseguenze di quello che è definito come un cancro nella vita sociale e nei rapporti umani tra la nostra gente ˗ la calunnia appunto ˗. “Anche le parole possono uccidere!”. ˗ afferma con chiarezza il Papa nell’Angelus del 16 febbraio 2013 ˗. Sì, perché ˗ continua il Papa ˗ “non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia”. La calunnia, dunque, a ben vedere, si nutre della bugia e della falsità, bugia e falsità condannate dall’Ottavo Comandamento di Dio. Dice, infatti, il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2479: “La calunnia distrugge la reputazione e l’onore del prossimo e, perciò, offende la virtù della giustizia e della carità”. Sono queste due virtù, la giustizia e la carità, che la Sacra Scrittura considera necessarie per essere degni di entrare in chiesa (“per abitare nella Tenda del Signore e dimorare sul suo Santo Monte”): “Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua, non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino”. (Salmo 14). Pertanto, “quasi” tutte le problematiche e gli scandali che hanno posto i parroci in mano ai “media” provengono da questo tipo singolare di calunnia. Non la solitudine fisica pesa, ma quanto l’isolamento psicologico e morale dovuto al timore di avere sempre “qualcuno pronto a pugnalarti” alle spalle. Come fare a confidare qualcosa agli altri se sussiste il serio pericolo di essere utilizzati vilmente e immoralmente per loschi e torbidi motivi di interesse personale?”.

 

Don Raffaele Pettenuzzo

Parroco di Paupisi e Teologo

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